Non solo spaghetti western. Le altre colonne sonore firmate da Ennio Morricone

Non solo spaghetti western. Le altre colonne sonore firmate da Ennio Morricone
Il murales comparso a Trastevere dopo la morte del compositore (Fonte: Il Messaggero)

“Ennio Morricone musicò”, come cantava il menestrello Domenico Modugno negli originali titoli di testa del pasoliniano Uccellacci e Uccellini, più di cinquecento composizioni per il cinema e la televisione, passando con rigore, sapienza e discrezione dai set più modesti alle atmosfere hollywoodiane più lussureggianti. 

La sua recente scomparsa ha dato adito ad una moltitudine di articoli che hanno messo in evidenza, oltre alle straordinarie, prolifiche e pluripremiate composizioni musicali che tutto il mondo ricorda – la vertiginosa impennata di ascolti post-mortem su Spotify è eloquente per comprendere la portata del “fenomeno Morricone” – anche il suo inscindibile e duraturo sodalizio con i registi più importanti della scena western, Sergio Leone in primis, il cui legame, per una sorta di fortuita consonanza cognitiva, era cominciato fin dalle scuole elementari. 

Così come il cineasta aveva reinventato e rigenerato il topos americano per antonomasia, costruendo il nuovo mito cinematografico dello spaghetti-western, il musicista aveva allo stesso modo sovvertito le regole interne dello stile sonoro legato al genere, creando una sorta di corrispettivo musicale del western “all’italiana”. 

Il rigore della musica

Pragmaticamente ancorato al fare artigianale della musica, perfezionista fino al parossismo, sembra ricordare Andrea Camilleri – il cui anniversario della morte ricorre peraltro in questi giorni – nell’attaccamento quotidiano all’esercizio della scrittura e della composizione; ad ulteriore riprova che il successo è la dimostrazione di un talento, ma il suo mantenimento passa per un addestramento ferreo. 

Morricone, peraltro, l’inflessibilità etica l’ha sempre dimostrata nel rapporto, rispettoso ma sempre fermo e deciso, con i registi, ritenendo la componente musicale non un corollario del film, ma una parte integrante e autonoma dalla pellicola.  

L’autonomia della musica: sodalizi alternativi

Per questo motivo, fin dalla prima collaborazione con Pier Paolo Pasolini, cominciata proprio con Uccellacci e Uccellini (1966), i principali attriti tra i due riguardavano proprio la concezione della “colonna sonora” del film. Mentre l’intellettuale si recò da Morricone con una lista precisa da inserire nell’opera, il musicista, rivendicando il suo potere creativo,  concesse a Pasolini l’integrazione rivisitata di un brano di Mozart tratto da Il flauto magico. Il rispetto conquistato reciprocamente portò ai due una fruttuosa collaborazione per altri cinque film (Teorema, I racconti di Canterbury, Il fiore delle mille e una notte, Salò, e la partecipazione in Decameron) nei quali le dissonanze sessantottine che rimandano alla dodecafonia di Luciano Berio si trasformano in una avvolgente e tormentata coperta sonora che inviluppa i film. 

Le atmosfere sognanti e psichedeliche del leitmotiv creato da Morricone per il primo lungometraggio di Marco Bellocchio I pugni in tasca sono, come il film stesso, un patrimonio da salvare, un vero e proprio shock sonoro che accompagna la vicenda di solitudine e malattia dei protagonisti, tra stanze claustrofobiche e vite in pieno impeto esplosivo. Più ridanciana, ma non per questo meno efficace, la colonna sonora prodotta da Morricone per il secondo lungometraggio di Bellocchio, La Cina è vicina, che accompagna una storia di sordido arrivismo. 

Altri sodalizi di Morricone che spesso vengono eclissati dai più celebri tandem con Sergio Leone e Giuseppe Tornatore, sono sicuramente le collaborazioni con Giuliano Montaldo (per il quale si conta la presenza della musica di Morricone in almeno dodici opere, tra film e sceneggiati televisivi) e Luciano Salce. In Agnese va a morire e soprattutto in Gott mit uns (Dio è con noi) di Montaldo, il musicista comincia a elaborare il suo inconfondibile stile “morriconiano”, ampio, melodico, che preannuncia le atmosfere malinconiche di Nuovo Cinema Paradiso

Ma è soprattutto con Salce che Morricone esalta le sue doti di abile cantastorie, portando al successo del pubblico il film attraverso la strampalata marcia sonora che accompagna l’improbabile duo Arcovazzi (Ugo Tognazzi) e Bonafé (Georges Wilson) nelle peripezie dall’Abruzzo a Roma, così come l’atmosfera giocosa che riecheggia ne Le monachine

Ma Morricone, sensibile e discreto, si giustappone a Salce anche in momenti di drammatiche prove cinematografiche come La cuccagna, il triste rovescio della medaglia dell’Italia in pieno boom economico.    

Impossibile tuttavia esaurire in poche righe l’evoluzione e lo sviluppo dello stile di Morricone, vasto, equilibrato e discreto. Discreto come la sua persona, che fin nel necrologio, scritto di suo pugno, lascia il testamento più autentico e condivisibile: “Io sono morto. Non voglio disturbare”. Lo farà, per lui, la sua musica, che rimane scolpita in moltissimi dei capolavori eterni della storia del cinema. 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook