Favolacce, dai fratelli Grimm ai fratelli D’Innocenzo

Favolacce, dai fratelli Grimm ai fratelli D’Innocenzo

Come un sogno, di quelli vividi, concreti e inquieti, Favolacce dei fratelli D’Innocenzo è una fiaba moderna che porta tutto il peso del significato di una esperienza onirica difficile da dimenticare al risveglio. Dalla ordinarietà di una banale comunità di una periferia urbana qualunque Fabio e Damiano D’Innocenzo creano una storia degna dei migliori racconti fiabeschi, solo che i loro draghi hanno assunto fattezze umane.

Tutto inizia in un contesto assolutamente familiare e ordinario, proprio come accade nei sogni. La situazione in cui prende avvio il racconto di Favolacce è così normale da sembrare quasi confortante, se non fosse per qualche piccola stonatura, piccoli dettagli distorti e fuori fuoco che sfuggono ad un primo sguardo, ma che non si dimenticano davvero. Piano piano infatti, come in un sogno, quei dettagli, che la mente aveva archiviato come irrilevanti, implacabilmente si sviluppano, si amplificano, sempre più dissonanti, al punto che, prima ancora che sia stato possibile decifrarli, sono già diventati dei veri e propri mostri spaventosi che si aggirano nella stanza indisturbati ma inquietanti.

Favolacce, la storia

I protagonisti di questa storia sono, naturalmente, dei bambini, ma la loro è una favola nera tutt’altro che edulcorata. La storia di Alessia, di suo fratello Dennis e dei loro compagni di scuola è amara, la loro realtà ha solo l’apparenza di una normale vita di famiglia, perché nelle loro case, in una calda estate che sembra uguale a tante altre, crescono il vuoto e il disagio di relazioni affettive fondate su valori distorti e su una violenza sotterranea che spaventa e corrode. Un orrore oscuro che pervade di cupi presagi la loro infanzia assolata. I bambini però hanno il loro modo di trovare soluzioni e questi elaborano un loro piano nascosto per evitare di soccombere ad un futuro infausto e angosciante, una strategia che avrà un drammatico risvolto pedagogico alla rovescia proprio per i loro genitori.

Favolacce, un film da leggere al contrario

Favolacce è una favola amara, pessimista di cui si assapora il racconto durante la visione, ma di cui si apprezza tutto il senso solo rileggendola al contrario, dalla fine all’inizio, quando lo sguardo dell’adulto può passare attraverso quello più incontaminato dei bambini su cui l’intero film è costruito. I fratelli D’Innocenzo non fanno sconti e raccontano la loro storia senza filtri esattamente come farebbe un bambino cresciuto, esattamente come si sentono loro. Persino lo sguardo della loro camera indugia su dettagli, espressioni e prospettive proprio come se passasse attraverso gli occhi di un bambino. La stessa interpretazione di Elio Germano, che nel film è il padre di Alessia e Dennis, straordinaria e intensa come sempre, resta rispettosamente inserita in questo sguardo fanciullesco senza oscurarlo e getta quell’ombra di inquietudine che cresce spaventosamente nascosta dalla luce e dai colori dell’estate. A ben vedere le vere star di questo film sono proprio i due registi ed è sul loro modo di raccontare che si concentra tutta l’attenzione possibile.

Due registi sopra le righe in ogni senso

Favolacce è il secondo film di questa geniale coppia di giovani registi italiani, sopra le righe davanti ai riflettori quanto dietro. I fratelli d’Innocenzo avevano già stupito la critica e il pubblico con il loro straordinario esordio al Festival del Cinema di Berlino del 2018, nella sezione Panorama, con La Terra dell’abbastanza, un film cupo, ma intenso ed emozionante, che vedeva i due giovani ragazzi di periferia protagonisti farsi avanti, quasi loro malgrado, nel mondo della criminalità. Non la solita storia di delinquenza però, perché quei due ragazzi portavano sul grande schermo un mondo cupo, duro, ma carico di significati, riflessioni ed emozioni che travalicano le semplici e ormai abituali considerazioni sul degrado delle periferie urbane. Ora, con Favolacce, i fratelli D’Innocenzo hanno voluto osare, sfidare l’ordinario tuffandocisi dentro per realizzare un’opera il cui soggetto avevano concepito da adolescenti. Come registi hanno voluto sfruttare la loro giovane età per non disperdere la genuinità di quella prima idea così vicina al mondo dell’infanzia anche in termini anagrafici.

L’attesa dell’uscita

Favolacce, opera ardita, innocente e al tempo stesso onirica e perturbante ha meritato l’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura alla 70. Edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino. La sua uscita nelle sale italiane, inizialmente prevista dopo il Festival, ad aprile 2020, è stata obbligatoriamente rimandata a causa della pandemia e della chiusura dei cinema. A partire dall’11 maggio, in attesa di un possibile passaggio in sala, Favolacce è ora disponibile sulle piattaforme italiane in streaming on demand.

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