Star Wars è una saga mitizzata

Star Wars è una saga mitizzata

Nata nel 1977 dal genio creativo di George Lucas, la saga di Star Wars è ormai da decenni entrata nell’immaginario collettivo, avendo creato un universo fantasy spaziale che ha appassionato spettatori di ogni generazione.

Più che un fandom, per Star Wars è andata a crearsi qualcosa che somiglia più a una religione. I fan pretendono che ogni opera di Star Wars possieda determinate caratteristiche, le stesse presenti fin dagli albori.

Guai, inoltre, a confonderlo con Star Trekk.

Con l’acquisizione, avvenuta nel 2013, di Lucasfilm da parte di Disney, il franchise di Star Wars ha ripreso vita al cinema, e probabilmente il nuovo corso avrà longevità infinita.

Tuttavia, quel fandom accanito ha avuto più di qualcosa da ridire sul nuovo corso Disney, accusando la casa di Topolino di aver inserito spesso elementi che non rispecchiano il vero Star Wars.

Cos’è veramente Star Wars? Da fan della saga quale sono, devo ammettere che si tratta di un’opera mitizzata.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

Il primo Star Wars è un capolavoro della sua epoca; il primo film d’intrattenimento puro nel suo genere cinematografico, nonché un’innovazione nella storia degli effetti speciali, per i quali vinse il premio Oscar, insieme ad altre cinque statuette per la sceneggiatura, montaggio, sonoro, costumi, e colonna sonora, oltre all’Oscar alla carriera per Ben Burtt.

Il primo Star Wars, però, è un film del 1977: che effetto fa vederlo al giorno d’oggi? Una domanda importante, perché aiuta a capire quanto sia distorto il pensiero rigido dei fan riguardanti la cosiddetta trilogia originale.

Star Wars ha la struttura di una fiaba: troviamo l’eroe improbabile, Luke Skywalker; l’antagonista puramente malvagio, Darth Vader; la principessa da salvare, Leia Organa; il vecchio saggio, Obi-Wan Kenobi; l’uomo d’azione carismatico, Han Solo; i personaggi comici, C3-PO e R2-D2.

L’intreccio narrativo è semplicissimo, quasi banale, ma efficace, seppur con qualche momento improbabile nella sceneggiatura e nella recitazione.

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Star Wars, al giorno d’oggi, risulta essere un film anacronistico (aggettivo attribuibile a tutta la saga) e potrebbe non appassionare i neofiti, se non per la consapevolezza che esistono molti altri film della saga.

Difatti, il capitolo successivo, L’Impero colpisce ancora, è oggettivamente riconosciuto come il miglior episodio di Star Wars. Il capitolo dove Star Wars diventa a tutti gli effetti una saga; un capolavoro assoluto del suo genere, il film che consolida il personaggio di Darth Vader, e la presenza di un colpo di scena entrato nella cultura pop.

Nulla da dire, dunque, riguardo quello che, in seguito (ma Lucas l’aveva già deciso fin dall’inizio), è diventato l’Episodio V. Al contrario, l’Episodio VI lascia molto a desiderare.

Qualche elemento cringe nel rifugio di Jabba The Hutt, ma soprattutto la battaglia finale tra i ribelli e l’Impero: il fatto che i piani del malvagio e potentissimo Imperatore, il cui personaggio è stato in seguito rafforzato anche dalla trilogia prequel, venga mandato all’aria praticamente da una tribù di orsacchiotti, è davvero assurdo.

I fan si lamentano di Jar Jar Binks nell’Episodio I, un personaggio fastidioso, invadente, e inutile, ma gli Ewoks ne Il ritorno dello Jedi potrebbero essere considerati anche peggio, per via del loro essere decisivi nella vittoria finale.

In realtà, i fan di Star Wars hanno criticato alcuni elementi del nuovo corso Disney, ma anche della trilogia prequel, presenti nella saga fin dalla trilogia originale. Un aspetto che bisognerebbe tenere a mente quando si parla di qualcosa come “il vero Star Wars”.

I difetti di Lucas e il nuovo corso Disney

L’Impero colpisce ancora è ritenuto il miglior film della saga di Star Wars, ed è anche il capitolo dove George Lucas ha lavorato meno: fu il regista Irvin Kershner a dirigere l’Episodio V, il quale ottenne da Lucas anche l’assoluta libertà creativa, compresa la possibilità di eventuali riscritture.

Forse non è un caso se c’è poco e niente da dire su L’Impero colpisce ancora, mentre tutti gli altri film di Star Wars, chi più chi meno, lasciano a desiderare. Soprattutto la trilogia prequel, scritta e diretta dal solo Lucas, che si può riassumere come una bella storia che è stata raccontata e realizzata male.

Nonostante ciò, Lucas nel 2012 stava iniziando i lavori per una nuova trilogia di Star Wars. Dopotutto, aveva in mente fin dall’inizio dodici film divisi in quattro trilogie, e già sapeva che la trilogia originale sarebbero stati in realtà Episodio IV, V, e VI.

Nel 2013, però, accettò di vendere tutto a Disney, la quale iniziò subito la produzione di una nuova trilogia. Disney affidò Episodio VII, VIII, e IX a tre registi differenti: J.J. Abrams, Rian Johnson, e Colin Trevorrow, per poi sostituire quest’ultimo affidando nuovamente allo stesso Abrams l’ultimo film della trilogia sequel.

Fin dall’Episodio VII, Disney ha chiaramente puntato sul fan service, ascoltando le critiche rivolte alla trilogia prequel e, di conseguenza, puntando ad un ritmo e a delle tematiche più simili a quanto visto nella trilogia originale.

Il problema di Star Wars: Il Risveglio della Forza, è che le tematiche sono un po’ troppo simili all’Episodio IV, il primo Star Wars. In particolare, le battaglie finali dei due film sono così simili da spingere i fan a criticare tutto il citazionismo proposto da Abrams in questo film, facendo passare, in maniera negativa, il fatto che questo nuovo Star Wars fosse più una sorta di reboot.

Un altro difetto è, appunto, il ritmo un po’ troppo elevato, che rilascia troppe informazioni tutte insieme, e tanti dubbi rimasti tali: non sappiamo come funzionava la Nuova Repubblica, che cos’è effettivamente la Resistenza, ed infine, il passaggio troppo deciso tra i due aspetti del nuovo antagonista Kylo Ren.

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Se l’Episodio VII era chiaramente un tentativo di restituire ai fan lo spirito della trilogia originale, Star Wars: Gli Ultimi Jedi doveva essere il film con cui la nuova trilogia avrebbe dovuto prendere la propria strada. Invece, il film diretto da Rian Johnson è stato l’episodio che più ha diviso i fan, con un vantaggio delle opinioni negative.

L’Episodio VIII ha pochi alti e anche pochi bassi, ma questi ultimi hanno davvero fatto infuriare i fan, soprattutto a causa di un paio di scene realizzate davvero male, una comicità particolarmente esplicita, e la storia poco utile di un paio di personaggi.

Per via di queste critiche, e anche per il ritorno di J.J. Abrams alla regia, Star Wars: L’Ascesa di Skywalker riprende un po’ lo stile di Episodio VII, risultando davvero ben realizzato dal punto di vista di un film di Star Wars, ma non esente da difetti e critiche. Ancora una volta (e ancor più grave, essendo l’ultimo capitolo della nuova trilogia) alcune questioni restano irrisolte, alcuni personaggi non vengono caratterizzati (soprattutto quello che doveva essere uno dei personaggi principali) altri ancora scartati del tutto.

Nemmeno la Disney è stata dunque impeccabile con la saga di Star Wars, ma c’è da dire che le critiche dei fan sono state eccessive, e questo a causa, appunto, dell’aver mitizzato questa saga.

Partiamo dai personaggi: Rey, oggettivamente, è più carismatica del Luke Skywalker protagonista della trilogia originale. Lo stesso Mark Hamill disse di aver criticato Rian Johnson per il cambiamento scelto per Luke nell’Episodio VIII, non rendendosi conto che il suo personaggio funziona molto meglio anche solo con l’alone di leggenda che gli è stato dato nell’Episodio VII.

Dopotutto, è proprio un alone simile a rendere speciale il Luke Skywalker della trilogia originale: l’eroe improbabile, il contadino destinato a diventare cavaliere e salvare la principessa, il protagonista per cui fai il tifo a prescindere. Un mito della propria infanzia, ma c’è da rendersi conto che un personaggio del genere è improponibile al giorno d’oggi, dove un protagonista, per essere apprezzato, richiede carisma e una buona scrittura.

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Un altro personaggio che, paradossalmente, funziona meglio nell’Episodio VIII che nella trilogia originale, è Leia, ed è assurdo come per i fan debba semplicemente essere “la nostra principessa” che al massimo può innamorarsi di qualcuno.

Soprattutto, sembrerebbe inaccettabile che Leia possa usare la Forza, quando già in Episodio V, prima ancora di scoprire la sua identità, dimostrava di essere sensibile alla Forza. La scena incriminata in Gli Ultimi Jedi è indubbiamente realizzata male, ma non è assurda, e viene benissimo giustificata ne L’Ascesa di Skywalker.

Passiamo poi all’antagonista: Kylo Ren non ha il carisma di Darth Vader, ma è un antagonista volutamente scritto in maniera differente, la cui storia rimane coerente dall’inizio alla fine. Darth Vader è invece un personaggio che buca lo schermo, ma il suo passaggio al lato oscuro della Forza, così come il tentativo dell’Imperatore per corrompere Luke, è anacronistico e assurdo: una metafora realizzata in maniera letterale.

In decenni di Star Wars non ci è mai stato spiegato per quale motivo se viene intrapresa una sola volta la via del lato oscuro, si verrà per sempre legati ad essa: una persona non può commettere un crimine e poi pentirsi sinceramente? Soprattutto, è assurdo come essere corrotti dal lato oscuro della Forza, equivalga anche a diventare servitori dell’antagonista che sta esplicitamente ingannando la vittima.

Questo è uno degli aspetti che Rian Johnson aveva timidamente iniziato a cambiare nell’Episodio VIII, insieme al fatto che Kylo Ren per Johnson doveva probabilmente diventare il vero antagonista, senza nessun altro personaggio a guidare i fili. Abrams, però, la vedeva evidentemente in maniera diversa.

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Per quanto riguarda invece la comicità nell’opera di Johnson, i fan hanno dimenticato che è sempre stata presente in Star Wars fin dall’inizio, basti pensare allo spazio dedicato a C3-PO e R2-D2 nell’Episodio IV, o agli Ewoks nell’Episodio VI.

L’alieno da cui Luke munge il mitico latte verde, è più orribile di qualsiasi cosa si sia vista nel rifugio di Jabba The Hutt? Poe Dameron che prende qualche secondo di tempo insultando il Generale Hux prima di far partire l’attacco, è più o meno ridicolo di Han Solo che, nel compattatore dei rifiuti che sta per uccidere i protagonisti, esclama: “una cosa è sicura: diverremo tutti magrissimi.” Il ferro da stiro futuristico, presentato a mo di astronave che atterra, è più assurdo di Chewbacca che ruggisce e spaventa il piccolo robot nella Morte Nera?

Forse il problema della Disney è proprio il non aver compreso questa situazione: hanno riproposto Star Wars in maniera simile alla trilogia originale, difetti compresi, e con il tentativo di cambiare qualcosa, senza però rendersi conto che il pubblico al giorno d’oggi pone più attenzione ai dettagli, ma allo stesso tempo non va a rivisitare le opere del passato, limitandosi quindi a ricordarle come fossero perfette.   

Un errore tecnico è stato sicuramente quello di affidare una nuova trilogia a due registi differenti (che sarebbero dovuti essere addirittura tre), andando a creare un’incoerenza narrativa evitabile.

Infine, un altro grosso problema è che i fan sembrerebbero proprio non volerne sapere di una possibile evoluzione di Star Wars, come se la saga dovesse prevedere sempre gli stessi eventi che si ripetono all’infinito.

Un esempio è lo spin-off Rogue One, forse il film più apprezzato del nuovo corso Disney. Una storia semplice ed efficace, ma tutt’altro che perfetta, o nettamente superiore a tutti gli altri film di Star Wars sotto la gestione Disney, però in questo film ci sono i ribelli, l’Impero, la Morte Nera, e Darth Vader.

Il problema del mitizzare

Mitizzare un’opera cinematografica, o una qualsiasi altra opera, impedisce di apprezzare le nuove opere.

Star Wars è una saga mitizzata. I fan vorrebbero che fosse ancora George Lucas a gestire il tutto, dimenticando, ad esempio, che la tanto criticata trilogia prequel comprende proprio i tre film completamente scritti e diretti da Lucas in persona. Inoltre, molti degli elementi della sceneggiatura dei nuovi film di Star Wars sotto la gestione Disney, erano idee di Lucas per la nuova trilogia a cui stava lavorando.

Il merito di Star Wars è l’aver creato un universo fantasy che ha attratto migliaia di appassionati, ma andando ad esaminare, al giorno d’oggi, ogni singolo film della saga, scopriamo che in realtà lasciano tutti a desiderare.

Ci sono molti altri casi del genere, come ad esempio la saga di Harry Potter: un’altra opera con il merito di aver creato un appassionante universo fantasy, ma Harry Potter, in fondo, è una serie letteraria di romanzi per ragazzi, basata più sulla morale che sulla coerenza narrativa. Quando J.K. Rowling ha deciso, dopo le critiche alle trasposizioni cinematografiche infedeli dei suoi romanzi, di essere l’unica sceneggiatrice dei film della saga di Animali Fantastici, basati più sulla storia che sulla morale, al secondo capitolo ha fatto un disastro.

Mitizzare un’opera rischia di cambiare la percezione fino ai vertici della categoria a cui appartiene. L’esempio, in questo caso, potrebbero essere i premi Oscar: Leonardo Di Caprio meritava davvero l’Oscar 2016, oppure ha influito la sua delusione nell’anno precedente? Rami Malek ha fatto un’interpretazione da Oscar in Bohemian Rhapsody, ma sarebbe stato premiato con la statuetta anche se avesse interpretato un personaggio diverso da Freddie Mercury?

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