Joker e il potenziale dei cinecomics

Joker e il potenziale dei cinecomics

Quando Warner Bros. e DC Comics annunciarono la produzione di un film sul Joker, la storica nemesi di Batman, suscitarono un misto di fascino e perplessità.

I timori per questo film erano dovuti soprattutto al quinquennio 2013-2018 dell’universo DC cinematografico, caratterizzato da una carenza di qualità e di idee che ha legittimato i dubbi verso il nuovo progetto: un nuovo Joker a poca distanza da quello interpretato da Jared Leto in Suicide Squad; un altro universo narrativo mentre il DCEU è tutt’ora in corso; un film psicologico rivolto a un pubblico incredibilmente ampio; il look di Joaquin Phoenix; persino le dichiarazioni rilasciate dai produttori sembravano confuse.

Poi la sorpresa: Joker in concorso al Festival del Cinema di Venezia 2019. Un cinecomic che concorre ad un festival internazionale in cui vengono presentati film non proprio commerciali. 

Una notizia che ha fatto inevitabilmente crescere l’interesse per un film che, a questo punto, si prospettava come un’innovazione nel campo dei cinecomics, ma l’hype per Joker è esploso definitivamente quando a Venezia ha vinto il Leone d’oro al miglior film.

Tutti gli elogi ricevuti da Joker sono più o meno legittimi, ma il suo maggior successo sta nell’aver mostrato nuove possibilità al genere cinematografico a cui appartiene. 

Joker potrebbe essere l’inizio di un nuovo standard dei cinecomics, dominati ormai dal modello del Marvel Cinematic Universe, nonché l’arma della DC Comics per avere la meglio sui Marvel Studios.

Joker di Todd Phillips – Più di una brutta giornata

“Basta una brutta giornata per trasformare il migliore degli uomini in un folle. Ecco quanto dista il mondo da me: solo una brutta giornata”

Con questa frase il Joker riassume il suo essere in The Killing Joke, albo a fumetti del 1988, ad opera del mitico Alan Moore, in cui vengono raccontate le origini della nemesi di Batman. Il Joker nel film di Todd Phillips, in verità, ha avuto tante brutte giornate.

Il paragone con l’opera di Moore è inevitabile, sebbene questo film sia una storia sul Joker piuttosto originale.

Il film è ambientato in una Gotham City degli anni ’80, con un Bruce Wayne ancora bambino, mentre suo padre Thomas vuole addirittura candidarsi come sindaco.

Contrapposto all’alta società, troviamo il mondo di Arthur Fleck: questo il nome scelto per il “Joker in erba” (nei fumetti non viene mai rivelato il suo vero nome). Un bravo ragazzo che sogna di diventare un comico, esattamente come il Joker di Alan Moore, ma afflitto da un disturbo mentale, che deve fare i conti con la povertà e occuparsi di sua madre. 

Arthur si ritroverà ad essere tradito troppe volte dal mondo che lo circonda, scivolando così nella follia fino a scatenare eventi terribili.

Secondo una valutazione nell’ottica dei cinecomics, i critici potrebbero dire che se questo film si fosse intitolato “Arthur”, non sarebbe cambiato poi molto. Per criticare invece da un’ottica prettamente cinematografica, si potrebbe dire che la sceneggiatura non è particolarmente originale. 

Difatti, l’unicità di Joker sta nell’unire entrambi questi elementi: è un film ispirato alle storie a fumetti, realizzato in maniera mai vista prima d’ora nel suo genere. 

La prima novità che salta all’occhio in questo cinecomic è il non essere in alcun modo un film d’azione, nonostante alcune scene di violenza abbastanza pesanti, e riuscire comunque a ottenere l’attenzione di un pubblico ampio, sfruttando la sceneggiatura di una storia d’origine del Joker per attrarre anche gli spettatori di film più commerciali.

Joker può essere considerato anche una storia d’origine di Gotham City, la città, nell’immaginario comune, vittima della criminalità e difesa principalmente da Batman. Questo film sembrerebbe voler dare un senso logico alla situazione in cui versa Gotham, mostrando anche una morale sul classismo e sui mass media. 

In fin dei conti, il Joker di questo film è pienamente una vittima, ed è difficile dargli torto, nonostante le sue malefatte. Sarebbe interessante, a questo punto, un film su Batman con una visione contrapposta a quella dell’opera di Todd Phillips. 

Andare oltre i Marvel Studios 

Martin Scorsese, alle cui opere si è ispirato Todd Phillips per Joker, ha criticato più di una volta i film dei Marvel Studios, definendoli più simili a dei parchi a tema.

L’opinione di Scorsese, secondo la quale produzioni Marvel non siano “il cinema degli esseri umani che tentano di trasmettere delle esperienze emotive e psicologiche a un altro essere umano”, non regge benissimo: un universo cinematografico che ha dato vita a un immenso fenomeno mediatico (anche eccessivo, forse) non può non trasmettere emozioni. Quello su cui si può ampiamente discutere, invece, è il metodo adoperato

Il punto di forza emotivo dei cinecomics Marvel, sta principalmente nel Marvel Cinematic Universe (MCU). Tutti questi film sono perfettamente (o quasi) collegati tra di loro, al punto tale da essere trattati come fossero un’unica grande opera. Non è un caso che i film Marvel più emotivi siano proprio i crossover.

Tuttavia, questo punto di forza può anche essere una debolezza, secondo una visione prettamente cinematografica, perché spesso viene sacrificata la qualità dei singoli film al solo fine di dare valore all’insieme. 

Prendiamo ad esempio Spider-Man: Far From Home, ultimo capitolo della cosiddetta Saga dell’Infinito, e nuovo punto di partenza per la fase successiva del MCU. Il film si basa fortemente sul rapporto tra Peter Parker e Tony Stark, il quale trasmette poche emozioni senza la visione di Avengers: Endgame, che a sua volta richiede di aver visto tanti altri film dei Marvel Studios. 

Se ad uno spettatore non dovesse poi piacere un determinato supereroe, rischierebbe di dover comunque vedere un film a lui dedicato solo per poter apprezzare appieno un altro film. Per non parlare di casi come il contenzioso con Sony per i diritti sui film di Spider-Man, quando Marvel Studios ha rischiato di perdere il nuovo supereroe di punta del MCU. 

Se si dovesse valutare Spider-Man: Far From Home come un singolo prodotto cinematografico, lo si potrebbe definire al massimo come un film carino, in cui spicca giusto un ottimo Jake Gyllenhaal nei panni di Mysterio

Sono tanti i film dei Marvel Studios che si potrebbero al massimo definire “buoni” o “carini”; strutturati come se il crossover finale a cui fanno riferimento fosse un grande puzzle, e gli altri film fossero semplicemente i suoi pezzi.

Inoltre, i film Marvel sono dei blockbuster: prevalentemente incentrati sull’intrattenimento, senza approfondire particolarmente i personaggi, se non, appunto, tramite molti film collegati tra di loro. 

Per questi motivi si è discusso a lungo se Joker potesse venir considerato o meno come un cinecomic, avendo una struttura piuttosto diversa da quella dei film Marvel, che ricordano invece proprio la struttura dei fumetti. 

Dal punto di vista cinematografico, però, è risaputo che non tutto ciò che funziona su carta, è efficace allo stesso modo anche su pellicola. 

DC Comics aveva già vinto

Joker è un cinecomic che, a differenza di quasi tutte le produzioni Marvel, funziona benissimo anche da solo

L’opera di Todd Phillips affronta nel modo giusto la psicologia del protagonista, interpretato magistralmente da Joaquin Phoenix, e anche l’aspetto psicologico del mondo che lo circonda; ha una morale molto più marcata rispetto a quella dei film Marvel, ed infine, cosa non da poco, ha il giusto ritmo narrativo

Joker è la prova che un cinecomic può avere molta più qualità rispetto alla media del suo genere, ma l’assurdo sta nel fatto che Warner Bros. e DC Comics avevano già intrapreso questa strada.

Anche all’epoca la fortuna veniva dall’universo narrativo di Batman, grazie a Christopher Nolan e la sua cosiddetta “The Dark Knight Trilogy”: tre cinecomics dei quali si può tranquillamente dire che valgono più dell’intero MCU. 

Batman Begins è un ottimo film, sicuramente superiore ai film di Tim Burton e Joel Schumacher dedicati all’Uomo Pipistrello, ma il suo sequel, Il Cavaliere Oscuro, superò le aspettative: semplicemente un capolavoro. L’ultimo film della trilogia, Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno (pessima traduzione del titolo originale: The Dark Knight Rises), ha qualcosa in meno rispetto al secondo capitolo, anche per via della tragica scomparsa di Heath Ledger, ma con un grandissimo Tom Hardy nei panni di Bane e tanto spazio per i personaggi secondari.

La trilogia di Batman di Christopher Nolan ha tanti punti in comune con il film di Todd Phillips: enfatizza la psicologia dei personaggi, pur non restando fedelissima alle storie dei fumetti (Nolan ha lasciato le tecnologie avanzate, ma ha rimosso ogni elemento paranormale dell’universo di Batman); affronta i problemi di Gotham City, ponendo criminalità e corruzione come il principale nemico di Batman (emblematico, all’inizio de Il Cavaliere Oscuro, il fatto che Batman dia priorità al riciclaggio di denaro della Mafia, piuttosto che alle ultime azioni del Joker); da ampio spazio alla morale, anche se dovesse risultare orribile (“…fa tutto parte del piano.”); ed infine, anche in questo caso, ha il giusto ritmo narrativo. 

Joker ha anche il merito di aver creato un personaggio in grado di reggere il confronto con l’interpretazione di Heath Ledger ne Il Cavaliere Oscuro

Il paragone tra i due Joker è inevitabile: entrambi sono molto realistici (Joker nei fumetti non si trucca, ha davvero la pelle bianca e i capelli verdi, a causa di una caduta negli scarichi chimici. Il Joker di Heath Ledger sostituisce questi segni permanenti con due grosse cicatrici sulla bocca, a formare un sorriso), sono i due Joker con l’aspetto psicologico più approfondito, e gli attori hanno fatto due interpretazioni da Oscar

Quando Il Cavaliere Oscuro arrivò nelle sale cinematografiche, Marvel aveva appena presentato i primi due film del MCU: nessuno all’epoca aveva un’idea di cosa potesse diventare questo universo cinematografico, e il confronto tra Iron Man e L’incredibile Hulk con l’opera di Nolan era impietoso. 

Chissà come sarebbero andate le cose se DC Comics avesse continuato su questa strada, anziché fallire prima con L’Uomo d’acciaio, e poi cercare di rimediare con un proprio universo cinematografico senza la giusta qualità e organizzazione.

Joker, per quanto diverso da “The Dark Knight Trilogy”, può essere considerato un ritorno a quei fasti. 

Rimane comunque impossibile abbandonare il DC Extended Universe, per ovvi motivi commerciali. Joker accontenta di più i fans, ma è un film più maturo, vietato ai minori di 14 anni, e il suo stile non è sufficiente ad accontentare tutti i seguaci dei supereroi: il pubblico occasionale, i bambini, i/le fans di Jason Momoa, ecc.

Negli anni ‘90, Joel Schumacher fu accusato per aver rovinato un franchise cinematografico con i film Batman Forever e Batman & Robin, ma lui stesso disse che fu dovuto alla volontà dei produttori: Era un film per famiglie, ed ha venduto un sacco di giocattoli ed è servito da supporto ai negozi Warner.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook