Le Grand Bal | un film al ritmo della tradizione

Le Grand Bal | un film al ritmo della tradizione

Non tutto sempre viene dimenticato. Seppure oggi ballare significa discoteca, per secoli le persone hanno ballato divertendosi con musiche folkloristiche. Ogni anno, infatti, più di duemila persone si radunano in un campagna francese per un evento internazionale: Le Grand Bal. Un festival della musica tradizionale, dove i balli più antichi ed emozionanti sono la colonna sonora di un’esperienza unica. Per 8 giorni ballano insieme mentre gruppi musicali suonano dal vivo balli di ogni tipo. L’ebbrezza della musica rompe ogni barriere, il ritmo contagia ogni persona e tutti s’immergono in una danza gioiosa.

Al suo quarto lungometraggio, “Le Grand Bal”, fuori nelle sale il 2 Maggio, Laetitia Carton ha voluto raccontare la bellezza del balfolk nella cornice della spontanea campagna di Gennetines. E’ in questo piccolo comune francese dove si svolge il festival più famoso della musica folk. La regista, partecipandovi per più volte in prima persona, ha scelto di descrivere l’incanto della danza vissuta come momento empatico collettivo. Pensate all’idea che comunemente abbiamo dell’atmosfera delle feste della classicità o alle antiche celebrazioni popolari, durante Le Grand Bal è come se quell’aria di spensieratezza e di sintonia con la natura ritornasse magicamente.

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Sotto il suono incessante di orchestre che riproducono melodie tradizionali influenzate da qualche tendenza moderna, più di duemila sconosciuti si aprono alla danza. E’ in questo quadro variopinto, armonioso e profondo che la Carton gira il suo film. La sua macchina ritrae lezioni, balletti, concerti, amicizie, nuove conoscenze, in sostanza le emozioni del festival. Il suo sguardo s’insinua tra il ritmo della coreografia di un ballo e nelle parole di persone felice di vivere un’esperienza così sensazionale. Nessun aggettivo potrebbe essere più adatto per un festival che gioca tutto sulla sensibilità umana, nel senso vero del termine. La musica smuove nel profondo le persone, abbatte le barriere e crea un’irripetibile esperienza di convivialità.

Laetitia Carton racconta che per lei Le Grand Bal è stato un colpo di fulmine un sabato sera di gennaio in un paesino dell’Auvergne. La regista confessa di essere rimasta sorpresa dalla portata coinvolgente del festival. Stupita anche per la quantità di giovani che sentiva ancora l’esigenza di danzare al ritmo della tradizione. E’ da questa esperienza che la Carton ha maturato l’idea di voler rappresentare quel “calore umano” che emana il festival.

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Questa energia traspare dal maxischermo e si proietta nello spettatore, che dal docufilm è smosso con musiche travolgenti. La macchina da presa della Carton non tralascia nessuno spazio. Per la prima volta, non è stata soltanto la Carton a girare, c’erano due equipes a riprendere. Ritrae persone di ogni estrazione sociale, di ogni età; riprende il giorno, poi i balli della notte fino all’alba. E’, in sostanza, una ripresa “continua” dell’esperienza di Le Grand Bal. E, di conseguenza, a questo sguardo non sfugge nessuna situazione o nessuna musica che meriti di essere ripresa.

Il panorama musicale del festival è ricchissimo. Le danze popolari più antiche confluiscono a Gennetines: bourrée, scottish, polka, pizzica, mazurka ballate ininterrottamente. Per rendere al meglio e far trapelare dalla pellicola l’entusiasmo palpitante di Le Grand Bal Laetitia Carton ha voluto che tutto lo staff vivesse la festa con lei e gli altri partecipanti. Il film mostra la corporalità dell’uomo, l’energia che la musica può regalarci inebriando i nostri sensi.

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La regista afferma che il suo obbiettivo era quello di restituire allo spettatore la bellezza di una manifestazione del genere. Per farlo ha voluto che le persone e lo sfondo naturale fossero al centro delle sue riprese. Come ha affermato lei stessa, le sedie di plastiche, le transenne in metallo non avrebbe suggerito nello spettatore quell’idea di armonia ancestrale che proviene in realtà dalla pellicola. Per ricreare l’atmosfera di un locus amoenus invaso da tanti simposiasti, aveva bisogno di un occhio cinematografico.

“Nel festival c’è una bellezza che volevo restituire. Quando si arriva dall’esterno, non la si coglie per forza subito, perché il grand bal è il regno dei tendoni, delle sedie in plastica, dei neon e delle luci da cantiere. Volevo, quindi, che la bellezza che io vedo nel ballo e nella gente si percepisse, avevo bisogno di vere immagini da film, con molta profondità di campo, e poi c’è voluto un grande lavoro di postproduzione colore”. Ed è un prodotto riuscito, quello di Laetitia Carton, che racconta l’esperienza del più importante balfolk con un’intensità ed un’empatia che fanno innamorare di Le Grand Bal.

 

VOTO 7

 

TITOLO Le Grand Bal

 

GENERE Docufilm

 

PRODUZIONE Jean Marie Gigo, SaNoSi Production

 

DISTRIBUZIONE barz and hippo FolkAmbroeus

 

REGIA Laetitia Carton

 

SCENEGGIATURA Laetitia Carton

 

MONTAGGIO Rodolphe Molla

 

FOTOGRAFIA Karine Aulnette, Prisca Bourgoin, Laetitia Carton, Laurent Coltelloni

 

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