Ancora un giorno | il viaggio di Ryszard Kapuscinki

Ancora un giorno | il viaggio di Ryszard Kapuscinki

“Ancora un giorno” è un emozionante racconto a metà tra doc e animazione. Il film, diretto da Raul De La Fuente e Damian Nenow, è tratto dal romanzo Ancora Un Giorno di Ryszard Kapuscinski, un famoso reporter polacco. Il suo libro parla di un viaggio di tre mesi attraverso l’Angola devastata dalla guerra civile. Kapuscinski si ritrova a percorre strade piene di morte e di dolore che daranno vita al suo racconto, che ha un imperativo: “fai in modo che non ci dimentichino”. E’ questo imperativo diventa duplice nel film, nel raccontare la storia di una nazione martoriata dalle logiche della guerra fredda e nel presentarci la grandezza di un reporter che quella storia ce l’ha fatta conoscere.

Il lavoro fatto dai registi, dunque, è quello di trasferire il ricchissimo reportage di Kapuscinski in una serie di sequenze animate che si alternano ad interviste in live ai personaggi, ancora vivi, della vicenda. La pellicola incomincia a Luanda, Angola nel 1975. Dopo la Rivoluzione dei Garofani, l’Angola intraprende una spinta decolonizzatrice, che mette in fuga tutti i portoghesi. Diversi schieramenti si contendono il potere interno alla neonata Repubblica d’Angola. Kapuscinski viene ripreso nella sua attività di reporter che smania dalla voglia di sapere cosa sta succedendo. Stufo di conoscere in ritardo gli aggiornamenti bellici, sceglie di andare al fronte. Lì, il rischio e il terrore salgono. Semplicemente viaggiare in quelle zone poteva significare morire: pronunciare un saluto sbagliato alla stazione di controllo, era una condanna a morte.

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Ma l’amore per il suo lavoro e per le persone spingono Kapuscinski sempre più oltre, verso il rischio e verso l’empatia. Kapuscinski sente il dolore di quelle persone e man mano al suo fianco iniziano a delinearsi dei personaggi di cui ammira le gesta. Farrusco, un comandante che per onestà ha scelto di passare e resistere con la fazione più debole, meno colpevole. Oppure Carlota, una giovane combattente che Ryszard conoscerà durante la sua permanenza al fronte. Sono persone che inserite nel romanzo e nella narrazione del docufilm animato, ci raccontano direttamente lo stato d’animo di chi è costretto a vivere la guerra civile.

Quindi storie dei singoli che s’intrecciando e superano la Storia, quella con la “S” che con l’Angola  non è stata troppo generosa. Il destino è stato decisamente cattivo con gli angolani, una popolazione così diversa tra loro, ricca di etnie e tribù antichissime che sono state assoggettate dai portoghesi nel lontano 1482. Da li una dominazione coloniale che è durata quasi 500 anni. Dopo la morte del dittatore portoghese Salzar in Angola iniziarono a muoversi i primi movimenti di liberazione. Negli anni la madre patria portoghese non aveva creato compattezza nel popolo angolano, usato solo per trovarci degli schiavi. Così, dunque, nacquero man mano numerosi e diversi movimenti e gruppi in lotta per la liberazione, ognuno dei quali era specchio dell’esigenze della propria realtà.

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La Storia non è cambiata dopo la morte di Salazar. Perché la lotta di liberazione angolana subito viene strumentalizzata dalle superpotenze della Guerra Fredda. Per strumentalizzare non s’intende soltanto fare un uso dei concetti distorcente della realtà, significa, in questo caso, armare e sostenere una fazione contro l’altra. Così l’Angola diventa il teatro di una guerra indiretta tra il blocco occidentale e i comunisti, rispettivamente alleati con l’esercito sudafricano e quello cubano. Il lavoro di De La Fuente e Nenow trasmette chiaramente l’immagine di un Angola devastata e per niente libera. In più il ritratto di Kapuscinski e di ciò che vive finiscono per dare una dimensione leggendaria alla sua esperienza.

Nel corso della pellicola lo stesso Kapuscinski entra in conflitto con se stesso, si chiede che significato ha raccontare i crimini senza poterli fermare, descrivere la guerra di due protagonisti spietati che vogliono solo il potere e il controllo. Ma Ryzsard supera questo orizzonte che tenta di opprimerlo; perché nel suo romanzo e nel film i protagonisti finiscono per diventare, non le superpotenze, ma gli eroi angolani: quelli che veramente rappresentano le istanze di liberazione di un popolo che per mezzo millennio è stato colonizzato e schiavizzato. Carlota, 20 anni e nessuna paura di morire per la Giustizia. Farrusco, un portoghese passato dalla parte del popolo angolano, che continuò a combattere con i suoi soldati come Leonida, consapevole di non avere speranze.

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“Confusao” è la parola chiave del film, ce lo dice anche il regista. “Confusao” significa caos, disordine, quello devastante vissuto dall’Angola. E’ una pellicola molto avvincente e nel suo particolare genere le sue caratteristiche risaltano ancora di più. Ha il nobile proposito di raccontare agli spettatori una storia così brutale, di farlo, in ogni caso, con la massima fedeltà storica e rispetto verso il popolo angolano. Racconti come questo servono a farci aprire gli occhi su cosa accade intorno a noi. Perché, come dice De La Fuente, “confusao” è ancora nel 2017 in Siria, dove America, Russia e altre potenze hanno generato conflitti per i loro interessi.

VOTO 7.5

GENERE Docufilm animato

PRODUZIONE Platige Films, Jarek Sawko, Ole Wendorff-Ostergard, Kanaki Films, Raul De La Fuente.

DISTRIBUZIONE I Wonder Pictures

SCENEGGIATURA Raul De La Fuente, Damian Nenow, Amaia Remirez

REGIA Raul De La Fuente, Damian Nenow

 

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