SOFIA | figlia e madre in una società patriarcale

SOFIA | figlia e madre in una società patriarcale

“Sofia” è un film di Meryem Benm’Barek, regista marocchina cresciuta in Europa. Il suo primo lungometraggio rappresenta la storia di una ragazza-madre all’interno del contesto sociale marocchino. A Cannes “Sofia” è stato acclamato dalla critica, che l’ha definito un film “estetico e politico”. Tra il ritratto di personaggi appartenenti a ceti e generazioni diversi e l’ipocrisia che regge i rapporti sociali in una società patriarcale, la regista inserisce il dramma di Sofia. Anche se il film è ricco di temi su cui impegna, non trascura la trama. Per evitare lo spoiler non si potrà andare oltre un certo limite, ma gli  sviluppi e l’attesa generata da essi sono sorprendenti.

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Sofia ha 20 anni e abita a Casablanca con i suoi genitori. Timida e impacciata cresce in un ambiente molto ristretto. Con la sua famiglia vive una condizione di inferiorità sociale rispetto a sua cugina, figlia della sorella di sua madre. Sua Zia ha sposato un ricco uomo francese Jean-Luc, la loro figlia, Lela, è una studentessa di oncologia, una ragazza disinvolta e istruita. Durante un pranzo di famiglia Sofia avverte dei crampi allo stomaco, Lela intuisce di cosa si tratta e la porta immediatamente in ospedale. Sofia partorisce una bambina, senza sapere di essere incinta. Sono casi di gravidanze che non si manifestano e la regista dichiara che sono storie di cui si sente spesso parlare in Marocco. Grazie alla sue conoscenze Lela è riuscita a far partorire in ospedale Sofia senza che nessuno si rivolgesse alle autorità giudiziarie, ma ora c’è un grosso problema da risolvere. In Marocco la Legge non consente di avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, quindi, Sofia ha pochissimo tempo per trovarsi un marito, evitare di finire in carcere e far cadere nel disonore la sua famiglia. Le due ragazze, lasciato l’ospedale, si recano a Derb Sultan, un quartiere popolare, dove cercano Omar il ragazzo che Sofia ha indicato come padre della bambina. Omar non c’è. Nel frattempo informano le loro famiglie di quanto è avvenuto. Indignati e scossi i genitori di Sofia e sua zia, che tiene in mano la situazione, collaborano alla ricerca di Omar, per salvare non solo la figlia dal carcere, ma anche gli affari della famiglia che riceverebbero un duro contraccolpo da un simile disonore. Il papà di Sofia, infatti, sta aprendo un’azienda agricola con il sostegno di sua cognata e Jean-Luc. Dunque, se Sofia non riuscisse a sposarsi sarebbe una catastrofe per tutti. Una volta arrivati da Omar la trama seguirà altri sviluppi.

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In quest’ottica la narrazione potrebbe sembrare avvolta attorno ad un unico problema serio da risolvere, ma il realtà lo sguardo di Benm’Barek si concentra su diversi aspetti della vicenda e si apre ad ampi spazi riflessivi. Tutto il film, come ha affermato la regista, vuole superare la concatenazione della trama ed offrire una rappresentazione critica delle fratture e dei conflitti nella società marocchina. Netta è la contrapposizione tra Sofia e Lela. Seppure le due ragazze siano molto unite e Lela nell’aiutare sua cugina riveli una notevole sensibilità, le allontana il loro modo di essere, di reagire. Questa contrapposizione è dovuta all’educazione che hanno ricevuto, al contesto sociale che vivono. Lela studia, viaggia, è una ragazza consapevole di quali potrebbero essere i suoi diritti. Sofia al contrario è ancora una “figlia” di quella società patriarcale; nel corso dello svolgimento della pellicola sarà succube di una seria di situazioni. Queste differenze che si esprimono rispecchiano le fratture interne al tessuto sociale marocchino: tra chi ha le risorse economiche per emanciparsi dalla cultura islamica fortemente restrittiva e chi, invece, è costretto a viverci e a rispettarla per il suo bene e quello dei suoi cari. Afferma la Benm’Barek: “è vero che Sofia riesce a trasformare una situazione negativa ma è come se fosse rinchiusa in una gabbia”. Lela invece: “si accorge dei meccanismi infimi che governano la sua società”. E’ come se lo sguardo di Sofia fosse la narrazione del film, quello di Lela, invece, ciò che il film vuole dirci. E ciò che ci dice il film è che in una società patriarcale “ci rimettono tutti”.

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La regista, dunque, riprende aspetti molto interessanti della società marocchina, lasciando trapelare dei toni polemici verso una cultura oppressiva che limita la libertà individuale, se non si hanno le possibilità per superarla. Sofia, i suoi genitori, Lela e sua madre, Omar e la sua famiglia, sono tutti componenti di una quadro sociale complesso e conflittuale, proprio quello che vuole rappresentare il film. Meryem Benm’Barek confessa che ha voluto mettere in secondo piano il rapporto con la bambina per non dare al film quella carica emozionale che ne avrebbe sminuito quella critica. Lo spaccato sociale ricreato dalla regista ha i tratti del naturalismo. “Cahiers Du Cinéma” ha scritto: “Sofia colpisce per l’abilità con la quale l’evento intimo che mette in scena rivela una società intera a sé stessa”. Non è soltanto film politico, c’è un forte gusto estetico all’interno della pellicola che si rifà a Farhadi e Mungiu. Benm’Barek sceglie “inquadrature che sembrano ritratti”, usa molto carrellate e lascia frequentemente momenti di silenzio, che inducono l’osservatore alla riflessione sui personaggi e sui rapporti tra essi. Per concludere, ha affermato Meryem Benm’Barek: “Sofia inizia come thriller sociale prima di diventare un’osservazione sociologica. La sfida è più di mostrare la pressione imposta da una società che non concepisce una nascita senza un padre, che di scoprire chi sia il padre del bambino. A quel punto interviene il dramma sociale e iniziano i giochi di forza trai personaggi”.

 

VOTO 8

 

TITOLO Sofia

 

PRODUZIONE Christine De Jekel e Said Hamich

 

DISTRIBUZIONE Cineclub Internazionale distribuzione

 

GENERE Drammatico

 

DURATA 85’

 

REGIA Meryem Benm’Barek

 

SCENEGGIATURA Meryem Benm’Barek

 

FOTOGRAFIA Soan Doan

 

SCENOGRAFIA Samuel Charbonnot

 

MONTAGGIO Cèline Perreard

 

SUONO Aida Merghoub

 

CAST Maha Alemi, Sarah Perles, Lubna Azabal, Nadia Niazi, Hamza Khafif

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