THE MULE| La «sottile» differenza tra il giusto, l’ingiusto e… la vita

THE MULE| La «sottile» differenza tra il giusto, l’ingiusto e… la vita

Dopo Gran Torino, un altro commovente ritratto della vita di un uomo

L’intramontabile Clint Eastwood torna sul grande schermo, nella doppia veste di regista e attore, restituendo in The Mule – Il corriere il gusto, la bellezza e la profondità che al tempo fu riconosciuta a Gran Torino. Ancora una volta, con eccellente maestrìa, l’ottantottenne regista statunitense destina il suo lavoro a raccontare (in questo adattamento cinematografico della vera storia di Leo Sharp) lo spaccato di vita di un uomo (comune?) in un’America dimenticata dalle grandi esplosioni e dalle aspirazioni del self-made man. Forse questa evoluzione così sottile della storia e dei personaggi è ciò che favorisce un’immediata simpatia da parte dello spettatore, e che preannuncia una tra le più significative domande che il film fa emergere: qual è e dove sia il confine tra la vita e la sua possibilità d’essere giudicata, definita giusta o ingiusta, compiuta o spezzata.

Earl Stone vive nell’Illinois e dedica la sua vita a coltivare le emerocallidi, fiori che vivono un solo giorno. Si è sempre speso molto molto poco a curare ciò che effimero non è: la sua famiglia, gli affetti, i matrimoni e i compleanni, e quella trama di cadenze e forme che si può chiamare quotidianità. Quando la sua casa (e insieme la sua attività) viene pignorata, la storia ha inizio. Non solo la storia del film, ma quella parte della storia di Earl Stone che si potrebbe chiamare tornare. Da dove e verso dove, è tutto da vedere e da scoprire.

L’audacia di essere sé stessi

Di fatto, questo novantenne quieto e inquieto, saggio e sprovveduto, si trova senza soldi e accetta (in piena incoscienza) una proposta lavorativa: è un attimo trovarsi ad essere – complice la sua bislacca personalità che lo rende paradossalmente adeguato, e la sua decennale esperienza di trasportatore di fiori – il corriere di punta di un grosso cartello messicano per il trasporto di droga. Così, sono proprio le «corse» a fare da cornice dei piccoli e grandi eventi, dei piccoli e grandi messaggi. Tra piani sequenza delle suggestive Byways americane – percorse a bordo prima del suo vecchio pick up Ford F-100, poi di uno molto più recente – e splendidi sottofondi musicali (da Arturo Sandoval a Willie Nelson), si snodano le vicende contingenti di quei pezzi di strada. Soprattutto, si snoda la vicenda non contingente del pezzo di vita di un uomo, della conoscenza di un uomo.

The Mule, nel pieno stile di Clint Eastwood, ha la capacità straordinaria di smontare, senza servirsi di colpi di scena e grandi rivoluzioni, ma con sommessa delicatezza, ogni formalità ed ogni moralismo. I personaggi che ruotano attorno a Earl Stone – dai boss del cartello alle escort d’alto bordo, dagli amici di vecchia data allo scaltro agente della DEA il cui obiettivo è portare a casa il risultato del suo arresto – paiono essere accomunati da una nota di fondo: il fatto di trovarsi di fronte ad un uomo che, semplicemente e senza molte parole, è tutt’uno con sé stesso: non perfetto, ma unito. Un uomo che si colloca (e mostra ad ognuno) sempre nella zona grigia, nella sfumatura tra ingenuità e coraggio, tra generosità e infedeltà, tra necessità e libertà. In queste sfumature di cui la vita è fatta, ognuno sembra venire coinvolto, e un po’ sembra cambiare.

Amare «più di ieri, meno di domani»

Earl Stone è vecchio e della vecchiaia possiede ogni criterio: non sa leggere un SMS, critica Internet, e ha sperimentato il rammarico di una vita mal spesa, le conseguenze delle sviste che un uomo sa ben avere e ben fare, l’incapacità di guardare (a lungo) oltre sé stesso.

The Mule non è la storia di un riscatto, di una certezza; anzi, è piuttosto una decostruzione continua di schemi preconfezionati, di idee su cosa sia corretto e cosa no. È però – e questo è straordinario – la storia di una possibilità, e per questo è una storia umana. La possibilità, si è detto, di poter tornare. La possibilità, dopo mille ed un errore, di fare un gesto d’amore. La possibilità, soprattutto, di ricevere quel gesto d’amore da uno sguardo che trapassa la superficie di tutte le mancanze e le ingiustizie, e arriva direttamente al buono e al bene tante volte tradito, disatteso, ma che quando è presente vince (ancora una volta) ogni rancore, e si fa capace di ridere ancora, di divertirsi ancora, di dirsi ancora qualcosa di vero.

Il Corriere | Scheda tecnica

Voto: 8.5/10
Titolo originale: The Mule
Paese: USA
Anno: 2019
Genere: Drammatico
Distribuzione: Warner Bros. Pictures
Uscita: 7 febbraio 2019
Durata: 116′
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Nick Schenk
Direttore della fotografia: Yves Bélanger
Interpreti: Clint Eastwood, Bradley Cooper, Laurence Fishburne, Michael Peña, Dianne Wiest, Andy Garcia, Alison Eastwood, Taissa Farmiga, Ignacio Serricchio, Lobo Sebastian, Clifton Collins Jr., Manny Montana, Jill Flint, Robert Lasardo, Loren Dean

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