Quando non si muore solo di lavoro ma anche di stage

StageUno stagista di 21 anni è morto dopo aver lavorato tre giorni consecutivi alla Bank of America di Londra. Moritz Erdhardt è stato trovato morto nel suo appartamento dopo essere rientrato dal lavoro dove ha trascorso 72 ore consecutive, come testimoniato dal “Times” martedì. La polizia attende ormai il risultato dell’autopsia per comprendere le cause effettive del decesso. Questo giovane stagista arrivato dalla Germania era uno studente dell’Università del Michigan, negli Stati Uniti. Il suo stage si sarebbe concluso questa settimana.

Secondo “l’Independent”, il giovane ragazzo che soffriva di epilessia, è crollato nella doccia. Una testimonianza anonima, pubblicata sul sito wallstreetoasis.com racconta che è stato un suo coinquilino a fare la macabra scoperta. Il testimone ha dichiarato “il ragazzo è tornato a casa alle 6 del mattino”.

La morte di Moritz Erhardt è stata confermata dalla Bank of America, la cui direzione si è detta profondamente colpita e triste della notizia. “Era uno stagista molto qualificato dall’avvenire promettente”, sottolinea la direzione. La morte del  ragazzo è davvero legata alle condizioni lavorative alle quali era sottoposto? Dopo l’annuncio della morte dello studente è scoppiato un autentico caso sulle condizioni riservate agli stagisti nelle banche londinesi. “Sono stati i tre mesi peggiori della mia vita”, ha dichiarato a tal proposito uno studente, citato dall’Independent.

Un impiegato della banca inoltre ha dichiarato che alcuni stagisti lavorano regolarmente fino a 14 ore al giorno. Un altro ex stagista, di 20 anni, ha descritto con le stesse parole la sua esperienza nell’Evening Standard. Il peggior incubo di uno stagista? “Il momento in cui un taxi ti riporta a casa alle 7 del mattino e attende che ti fai la doccia per riportarti nella folla del lavoro”.

L’inchiesta ora è passata nelle mani di Scotland Yard. Ma si può morire di lavoro? In questo caso non si tratta ancora di lavoro, figurarsi quale trattamento si debba subire dopo l’inserimento professionale. Questo episodio non è isolato. Nel bel paese, gli stagisti sono sempre l’ultima ruota del carro e vengono trattati spesso con totale indifferenza sottoposti a un abuso di potere esercitato dalle figure professionali con le quali interagiscono magari invidiose di una certa bravura e spaventate dalla possibilità di essere scavalcate da un giovane ambizioso e in gamba, assurdo. Le nuove generazioni che sono la linfa vitale per il futuro vengono sfruttate, sottopagate e svalutate nella maggior parte dei casi. Non dovrebbe essere solo Scotland Yard ad aprire un’inchiesta ma anche le autorità italiane dovrebbero fare qualche analisi al riguardo. Non si può neanche in tempo di crisi vivere con l’ansia da lavoro e pensare di andare sempre “oltre” per un minimo di considerazione nella speranza di un inserimento che è sempre più un miraggio per molti giovani.

di Manuel Giannantonio
(Twitter @ManuManuelg85)

21 agosto 2013

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