Libertà: considerazioni

Partendo da una massima di Silvio Pellico che scrisse : “Il vivere libero è assai più bello del vivere in carcere; chi ne dubita?” si può parlare all’infinito di questa condizione da sempre aspirata dall’uomo, perché in essa è racchiusa la stessa essenza di Dio che nel crearlo lo fece libero di scegliere il bene ed il male.

Poi dalla creazione in poi, per chi è credente, sono intervenuti una serie indefiniti di fattori che stravolgono e tentano di prevaricare continuamente questo innato bisogno di ogni individuo di poter decidere, di agire senza costrizioni attraverso gli strumenti che la sua condizione culturale e sociale gli mette a disposizione.

Se però dicessimo di vivere in assenza di sottomissione o peggio di costrizione, in senso psicologico, potremmo essere in presenza di una forma negativa di libertà, invece,  questa deve essere sempre intesa come scelta positiva. La libertà dovrà essere frutto di una scelta autonoma e razionale, al fine di evitare di assumere atteggiamenti che possono essere qualificati liberi ma che liberi non sono perché, a secondo dell’ambito in cui ognuno di noi si muove, potranno essere condizionati da aprioristiche scelte di pensiero, religiose, morale ecc.

Attenzione però a non rimanere prigionieri della propria stessa libertà, che in assoluto non potrà mai essere tale perché risente dei condizionamenti che provengono dal mondo reale, quindi la libertà in assoluto è solo un astrazione, ma guai a non crederci, allora saremmo schiavi di pregiudizi e delle volontà altrui.

Spesso per la propria sete di libertà si rischia di essere impopolari ma abbiamo il diritto di resistere di schierarci per le nostre idee e convinzioni, semplicemente perché sono le nostre, diversamente non possiamo parlare di libertà.

In tutte le grandi civiltà il concetto di libertà è stato preso in grande considerazione, così per i greci questa si estrinsecava nella politica e nella religione, mentre tra i romani si lasciava spazio alla libertà del cittadino attraverso i diritti che questo poteva godere, molto diversi da quelli di altri popoli sottoposti al potere incondizionato del loro re o imperatore, che spesso era tiranno.

I vari filosofi poi si sono sbizzarriti a dare i loro enunciati sulla libertà questo a testimonianza di quanto sia un bisogno interiore dell’uomo, così c’era chi pensava che tutto dipendesse dal fato, come Democrito e Aristotele, altri invece pensavano che tutto avvenisse volontariamente senza che il destino intervenisse.

Una cosa è certa se vogliamo raggiungere la felicità non possiamo prescindere dal raggiungimento della libertà, nel rispetto della libertà altrui, lottando pacificamente per il mantenimento di questa attraverso tutte quelle attività culturali e pratiche che possono far pervenire a quella serenità che sia appagamento non solo personale, ma soprattutto contribuisca alla pacifica convivenza civile dei popoli.

Quindi bisogna tenere ben presente che laddove non c’è legge, non ci può essere libertà, così come non vi può essere libertà senza legalità, diversamente sarebbe l’anarchia che mai potrà dare la libertà, questo bene prezioso, può e deve essere usato con grande cautela, altrimenti come una medicina, se usata indiscriminatamente, causa seri danni a volte irreparabili.

Ognuno di noi deve essere capace, talune volte lasciandosi guidare senza presunzione, di raggiungere quel punto in cui sente la sua personale soddisfazione e solo da lì potrà vedere, senza ostacoli, la reale libertà, perché questa saprà essere gustata, chi non sente il piacere della libertà non può raggiungerla né può farla raggiungere agli altri che vivono intorno a lui, come la famiglia e quindi anche all’intera società.

Da ciò si deduce che la libertà è anche quella capacità del saper vivere insieme, di accettare le difficoltà della vita, di assumersi la responsabilità di volersi impegnare al servizio della collettività, esprimendo il proprio pensiero, agendo di conseguenza ed organizzando eventuali proteste che siano proiettate attraverso forme azioni positive, che passano attraverso la scrittura e la lettura, senza mai tralasciare l’ironia senza la quale la nostra libertà diventa scialba e ben presto ci accorgeremmo di non viverla.

Libertà quindi è anche saper ridere di se stessi attraverso l’ironia, che ha il potere di liberare perché scava nel profondo della tua psiche e, come dice Freud, ha un potere catartico perché in grado di liberarti dalle inibizioni ed è una valvola di sfogo all’aggressività.

Senza tralasciare il fatto che l’ironia è una forma d’intelligenza che appartiene solo a pochi eletti in quanto chi prende sempre e solo sul serio è incapace di cogliere le sfumatura ironiche, le sole capaci di farti vedere il mondo di tutti quei colori più belli, visibili solo nei momenti di sana ilarità.

Diversamente rimangono solo i colori scuri e tetri della cattiveria, della tristezza che possono scaturire anche da battute, ma battute cattive in cui dai sfogo alle tue frustrazioni personali. Battute di questo tipo se le possono permettere tutti anche gli stupidi, invece per colpire qualcuno, ironizzando la situazione, basta avere un’intelligenza fervida e sagace

Sebastiano Di Mauro

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