Il sogno di Madiba

L’estate scorsa nel momento in cui Mandela era ospedalizzato per la quarta volta in sei mesi, il “Sunday Times” titolava: “È tempo di lasciarlo partire”. Queste parole già rappresentavano una magnifica testimonianza di amore e di riconoscenza nei confronti di un uomo anziano, che di ritorno a casa, aspetterà di raggiungere i suoi 95 anni prima di partire. 

Cos’altro avremo potuto chiedergli? Quanti esseri umani possono vantarsi di aver cambiato il destino di una nazione? In quanti si sono battuti e hanno lottato per una causa tanto giusta come la fine della segregazione razziale sacrificandosi per questo ideale? Certamente pochi, pochissimi.

Di fronte a questo personaggio eccezionale, ci si chiede dove ha trovato il coraggio, la tenacia, la forza necessaria per realizzare qualcosa concepito come impossibile superando quello che ha vissuto?

La vita dell’uomo soprannominato affettuosamente “Madiba” è conosciuta in tutto il mondo nella sua interezza. Sappiamo che inspirandosi a Ghandi ha spronato l’azione politica caratterizzata dalla non violenza, fatta di disobbedienza civile come primo strumento di difesa di fronte alla politica dell’Apartheid ufficialmente proclamata nel 1948. Il movimento anti-Apartheid però ha ricorso anch’egli alla violenza. Mandela sarà imprigionato per 27 anni, in condizioni psicologiche e fisiche durissime. 

Un regime fondato sul razzismo non poteva durare per sempre soprattutto sotto lo sguardo del mondo intero. Lentamente dunque l’Apartheid si sgretola. Liberato nel 1990, Mandela sprona tutti in maniera sorprendente alla riconciliazione. Sorprendete perché non è da tutti rispondere a 27 anni di detenzione durissima con la compassione e la riconciliazione dimostrando un’umanità straordinaria. “Non sono veramente libero se privo qualcuno della sua libertà. L’oppresso e l’oppressore sono spogliati della loro umanità” scrisse dopo la sua detenzione Madiba. Nel 1993 riceve il premio Nobel per la pace e l’anno successivo diventa presidente del Sud Africa.

Le prime elezioni aperte alla popolazione di colore in cui tra l’altro la prospettiva di emancipazione, specialmente quella economica, comparvero per la prima volta 20 anni fa, contribuirono all’inizio di una nuova era per uno dei più ricchi paesi del continente africano (PIL pro capite: 11 300 dollari), con buone infrastrutture e risorse naturali.

Più del 30% dei cittadini però vivevano sotto la soglia della povertà e le disuguaglianze regnavano incontrastate. L’Africa è il paese più colpito dall’Aids nel mondo e la speranza di vita è stimata intorno ai 50 anni. La violenza è terrificante: si parla di 15 000 omicidi all’anno.

Non è proprio quello che sognava Mandela. Servirà forse agli Africani un altro grande uomo per instradare il paese verso il percorso che conduce alla giustizia e la pace che hanno impiegato mezzo secolo per imporsi.

di Manuel Giannantonio 

(Twitter @ManuManuelg85)
(Blog: http://www.fanpage.it/manuel-giannantonio/)

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