Il ministro Giorgetti e la clausola di salvaguardia: l’Italia punta sulla flessibilità Ue
Spetta al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti richiedere l’autorizzazione ad avviare la procedura con cui l’Italia domanderà alla Commissione europea l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale. Oggi ha dichiarato in Parlamento: “Noi sicuramente chiederemo tutto il massimo della sicurezza energetica, cioè lo 0,3% più 0,3% uguale 0,6%. Sulla parte difesa invece non prenderemo il massimo e ci fermeremo a 0,9%”. Per l’Italia si presenterebbe la possibilità di aumentare gli investimenti in settori fondamentali, dall’energia alla difesa, senza compromettere il percorso di rientro dei conti pubblici.
La clausola sull’energia
Nonostante i suoi benefici, la clausola sull’energia porta il suo dibattito interno. Il ministro Giorgetti ha precisato che la clausola non potrà essere utilizzata per il taglio delle accise italiane o aiuti sull’acquisto dei gas.
In merito agli interventi concessi da Bruxelles, il ministro ha dichiarato: “saranno avviate le attività istruttorie con la Commissione Ue per la definizione degli interventi in materia di sicurezza energetica che potranno interessare famiglie, attività produttive, infrastrutture energetiche di trasporto e più in generale il settore pubblico”
L’ufficializzazione della richiesta entro metà agosto
La Commissione Europea riceverà, da parte di Roma, una stima preliminare dei costi con l’elenco delle misure entro la metà del mese. Andrà in valutazione a Bruxelles nel mese di settembre, mentre il via libera definitivo è atteso all’Ecofin di ottobre. A quel punto, al governo sarà possibile presentare alle Camere la richiesta, da approvare con maggioranza assoluta, di scostamento di bilancio.
Certamente l’elenco delle misure sarà applicato solo con la legge di bilancio del 2027 e in base alla compatibilità con i vincoli della finanza pubblica. La partita, tuttavia, resta aperta. Il 22 settembre la revisione dei conti pubblici dell’Istat dirà se il disavanzo italiano rimarrà sopra il 3% del PIL. In tal caso, il Paese continuerebbe a essere soggetto alla procedura per disavanzo eccessivo, anche qualora lo sforamento fosse interamente riconducibile alle spese per difesa e sicurezza energetica autorizzate dalla clausola di salvaguardia europea.
L’esito della procedura rappresenterà un banco di prova per il nuovo sistema di governance economica europea. Se Bruxelles darà il via libera, l’Italia potrà contare su maggiori margini di manovra per rafforzare due comparti ritenuti strategici, energia e difesa.




