Il Senato mette un freno ai cambi di casacca

Il Senato mette un freno ai cambi di casacca

Questa legislatura si dovrebbe concludere in Senato con un totale di ben 11 gruppi parlamentari formati dalla elezioni, -il condizionale è d’obbligo- e con oltre 500 “cambi di casacca” di senatori e deputati, che hanno abbandonato il gruppo di origine, una o più volte, per scelta o per costrizione (vedi le espulsioni nel M5S).
Per fare qualche esempio il senatore Compagna è transitato per ben 4 gruppi, al pari del senatore Bilardi e della senatrice Bonfrisco.
Record, sicuramente negativi, ai quali il presidente Pietro Grasso tenta di mettere un freno con una proposta di modifica del Regolamento del Senato, approvata nei giorni scorsi dalla Giunta del regolamento, (organo composto dai rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari) e che ora dovrà essere confermata dall’Aula del Senato.
Si tratta di un decalogo che punta in primis a rendere più difficile il trasformismo dei parlamentari e la nascita di nuovi gruppi.
Difatti la formazione dei gruppi parlamentari ha una valenza politica ma anche economica: ognuno di questi ha una dotazione economica fornita dalle casse del Senato che cresce all’aumentare dei componenti. Quindi più gruppi vuol dire maggiori spese per il Senato, maggiore utilizzo di risorse pubbliche.
Un gruppo parlamentare deve essere composto in Senato da minimo 10 senatori, tuttavia un emendamento proposto dal senatore Karl Zeller del Gruppo per le Autonomie permette alle minoranze linguistiche di costituire un gruppo anche con solo 5 componenti.

Stop a moltiplicazione dei gruppi

Per arginare la migrazione dei senatori, si prevede che ogni gruppo deve rappresentare un partito, di un movimento o di una coalizione che si è presentata alle elezioni con proprio contrassegno. Vietata la formazione di nuovi gruppi durante la legislatura a meno che non vengano accorpati quelli già esistenti. Non vedremo più raggruppamenti come Ala, Gal o Idea o Mdp nati dalla scissione di partiti più’ grandi.
E se un senatore non si riconosce più nel gruppo che rappresenta il partito nel quale è stato eletto?
Per lui c’è solo la possibilità di andare nel gruppo Misto. In questo modo si evita la “compravendita dei parlamentari”. Inoltre, il senatore che cambia gruppo automaticamente perde, qualora lo avesse, l’incarico di vicepresidente o segretario d’Aula.
Non può valere invece l’ipotesi della decadenza dalla carica di Senatore, perché’ sarebbe in contrasto con l’articolo 67 della Costituzione che contempla il divieto di mandato imperativo.
Il Senato, sopravvissuto al Referendum del 4 dicembre scorso, si uniforma alla Camera dei deputati su alcune norme regolamentari, prevedendo, ad esempio, che l’astensione non venga contata più come voto contrario. I voti degli astenuti, pertanto, non valgono ai fini del raggiungimento del quorum delle votazioni.

Iter legislativi più rapidi

Molti disegni di legge, soprattutto se di origine NON governativa, spesso non hanno alcuna possibilità di ricevere il via libero definitivo, poiché restano “impantanati” nell’iter legislativo che di norma prevede il passaggio in commissione e solo in un secondo momento quello in Aula.
Per snellire i tempi di approvazione dei ddl, con il nuovo regolamento, si privilegia il ruolo delle Commissioni: i testi dovranno essere approvati preferibilmente in sede deliberante o redigente, ciò significa direttamente in Commissione evitando il passaggio in Aula, se non per la votazione finale.
Tale regola non vale però per i decreti legge, per le riforme costituzionali e per le leggi elettorali.
Ci sarà poi l’ obbligo di approvare i disegni di legge di iniziativa popolare entro tre mesi dalla assegnazione alla Commissione di merito.

Gli interventi in Aula dovranno essere più snelli e le sedute dell’aula non prevederanno più una interruzione che generalmente va dalle 13.30 alle 16.30, ma ci sarà una seduta unica dei lavori.

Dichiarazione d’urgenza

Ogni senatore ha tra le proprie prerogative quella di poter interrogare i membri del governo con atti di sindacato ispettivo, sulle più disparate questioni che possono spaziare da temi nazionali a quelli del collegio di riferimento. È raro però che tali interrogazioni trovino una celere risposta da parte del Governo. Il che rende spesso gli atti del tutto inutili.
Con il nuovo regolamento è stato previsto che se un’interrogazione o un disegno di legge vengono firmati da 1/3 dei senatori questi devono essere esaminati con carattere di urgenza.

Il regolamento proposto dal presidente Grasso ha trovato il consenso unanime dei gruppi, ora dovrà essere ratificato dall’Assemblea plenaria per poi entrare in vigore la prossima legislatura.

Tra le lacune più vistose alle quali non si è voluto mettere mano c’è la questione dei collaboratori parlamentari che, per “convenienza” della classe politica, anche alla prossima legislatura si troveranno di fronte ad una giungla contrattuale senza garanzie e diritti riconosciuti.
Che nel passaggio del regolamento in Aula qualcuno si ricordi anche dei collaboratori? Magari istituendo un albo ad hoc? Lo scopriremo nelle prossime settimane.

 

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