La riforma del sostegno scolastico delude

La riforma del sostegno scolastico delude

La tanto attesa riforma del sostegno sta per arrivare al traguardo, ma nel testo finale al di là dei buoni intenti restano poche garanzie reali di inclusione degli alunni disabili nella scuola.

Il sistema scolastico italiano ha tante criticità e non riesce molto spesso a garantire il diritto allo studio a tanti bambini e ragazzi sin dalla scuola dell’infanzia.

In Italia ci sono ben 233 mila studenti disabili a fronte di 137 mila insegnanti di sostegno; già questi numeri sono indicativi di una situazione di disagio che vivono non solo gli studenti ma anche le proprie famiglie.

La tanto famigerata “Buona scuola” targata Renzi-Giannini – forse non sarà un caso se entrambi hanno perso la propria poltrona dopo l’approvazione della legge – conteneva una delega al governo per riformare le norme sulla promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità.

Così, dopo mesi di attesa, l’esecutivo ha varato uno schema di decreto legislativo che nei prossimi giorni verrà sottoposto al parere delle Commissioni Istruzione di Camera e Senato, ultimo passaggio che precede l’approvazione definitiva.

Il testo, però, soddisfa solo in parte le aspettative, come spiega il presidente della Fish (Federazione Per Il Superamento Dell’Handicap Onlus):

Vediamo tradite le principali istanze del movimento delle persone con disabilità, mascherandole dietro dichiarazioni di intento ma declinandole in un nulla di davvero concreto, anzi tornando indietro rispetto anche alle minime garanzie attuali. Temi come quelli della continuità scolastica, della garanzia di sostegno adeguato, della formazione dei docenti, della qualità scolastica, della corretta valutazione delle necessità e delle potenzialità degli alunni con disabilità, della programmazione sostenibile e congruente, della rivisitazione intelligente di ruoli, competenze, responsabilità sono – in tutta evidenza – tradite e, a tratti, irrise. In termini ancora più schietti: una presa in giro!”

Parole molto dure, che testimonino lo spirito delle associazioni e delle tante famiglie di disabili che si sentono ancora una volta tradite e abbandonate dallo Stato.

Non viene garantito il diritto alla continuità didattica

Il decreto insiste sulla formazione degli insegnanti di sostegno e sul personale intero della scuola ma non risponde pienamente alla delega ricevuta dal Parlamento.

Una delle carenze più evidenti è contenuta nell’articolo 16, quello sulla continuità didattica.

Per un bambino che non presenta particolari difficoltà di apprendimento cambiare insegnante ogni anno è motivo di grande disagio, immaginiamo per chi possiede dei deficit.

La delega approvata con la buona scuola prevedeva “la continuità del diritto allo studio degli alunni con disabilità, in modo da rendere possibile allo studente di fruire dello stesso insegnante di sostegno per l’intero ordine e grado di istruzione”, ma questo criterio è stato parzialmente espunto nel decreto attuativo.

Agli insegnanti viene consentito di passare dal ruolo di sostegno al ruolo comune dopo 10 anni e non dopo 5 come prevede la normativa vigente. Ciò non ci assicura, però, che l’insegnante resti sullo stesso alunno per l’intero ciclo scolastico. Deve restare per 10 anni nel ruolo di sostegno ma in quel lasso temporale potrebbe ricevere incarichi dalla Lombardia alla Calabria, in barba alla continuità didattica sullo stesso studente.

Il testo del decreto, poi, prevede classi  “di norma” con non più di 22 alunni in presenza di uno studente disabile; prima il limite era di 20 alunni. La locuzione “di norma” appare troppo permissiva, potrebbe aprire la porta alle “classi pollaio” che mal conciliano con l’adeguata possibilità di apprendimento per gli studenti.

Il Parlamento nei prossimi giorni si esprimerà su questo decreto; c’è grande attesa affinchè possa essere rivisto in temi brevi, andando incontro alle reali esigenze degli alunni.

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