Partiti politici, il centro destra e il Movimento 5 Stelle (Parte 4)

Partiti politici, il centro destra e il Movimento 5 Stelle (Parte 4)

Nell’ultima parte dell’analisi sui principali partiti politici italiani e le loro ideologie fondative, prenderò in esame il centro destra e – più avanti – il Movimento 5 Stelle, una forza politica di recente formazione che segna, almeno in parte, uno stacco rispetto all’organizzazione ‘tradizionale’ dei partiti fin qui analizzati.

Sulla scorta di quanto dibattuto nella scorsa analisi, la vicenda tangentopoli ha segnato la fine della cosiddetta prima repubblica e con essa di tutto il sistema partitico che si era venuto a creare. La forza politica più importante del centro destra della seconda repubblica è senza dubbio Forza Italia, un partito nato nel 1994 sotto la guida di Silvio Berlusconi. Il nuovo soggetto politico, forte sia dell’elemento ‘novità’ che delle doti comunicative del suo presidente, riuscì a imporsi alle elezioni e a conquistare il 21% dei consensi. L’esperienza di governo di centro destra durò comunque pochi mesi; Forza Italia – che si richiama a livello ideologico al liberalismo, al conservatorismo liberale, al cristianesimo democratico e al cristianesimo sociale di destra – vinse le elezioni anche grazie all’intesa con Ccd, Alleanza Nazionale (che raccoglieva in buona parte l’eredità ideologica del Movimento Sociale Italiano) e Lega Nord (di cui ho già parlato qui). Furono proprio questi ultimi due partiti a dare il via alla crisi di governo: Alleanza nazionale, che a livello ideologico promuoveva il senso nazionale della Patria e delle radici identitarie dell’Europa, si scontrava infatti con il secessionismo e il federalismo desiderati dal partito di Bossi, costituito nei primi anni ’90 attraverso la fusione delle varie leghe del nord e del nord est italiano. Le tensioni portarono all’uscita del Carroccio dal governo e l’allora presidente della Repubblica – Oscar Luigi Scalfaro – diede il via alla formazione di un governo tecnico guidato da Dini. Alle successive elezioni del 1996, il cartello formato da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Ccd e Cdu ma senza Lega Nord, non riuscì a raccogliere sufficienti consensi per battere l’Ulivo di Romano Prodi, che assunse la guida del Paese.

Alle elezioni del maggio del 2001 – superati i dissapori tra Alleanza Nazionale e Lega Nord – Forza Italia si presentò nella ‘Casa delle Libertà’ insieme al partito di Fini, quello di Bossi, ai Ccd, Cdu, al Partito Repubblicano Italiano e al Nuovo PSI. La nuova coalizione conquistò nuovamente la guida del Paese e passò alla storia come esecutivo più longevo dalla formazione della Repubblica. Tuttavia la lunga fase di governo Berlusconi non mise al riparo i consensi verso la ‘Casa delle Libertà’ che, alle elezioni del 2006, vide ridursi nettamente i propri sostenitori e dovette nuovamente cedere il passo all’Ulivo di Prodi. L’esecutivo di centro sinistra – comunque – non fu in grado di tenere unite le proprie fila e ben presto gli italiani tornarono nuovamente alle urne. In quest’occasione, nello schieramento di centro destra, Forza Italia e Alleanza Nazionale confluirono in un nuovo soggetto politico – il Popolo delle Libertà – che, assieme agli alleati della Lega Nord e al Movimento per le autonomie conquistò nuovamente Palazzo Chigi con un largo consenso.

Le vecchie ruggini tra Alleanza Nazionale e Lega Nord tornarono però a galla tra il 2010 e il 2011, portando Gianfranco Fini a uscire dal Popolo delle Libertà e a formare un nuovo partito: Futuro e Libertà per l’Italia. Per il centro destra cominciò una lunga serie negativa, fatta di crisi di governo, perdita di consensi e di alleanze, non ultima quella con la Lega Nord; passata all’opposizione dopo che il Popolo delle Libertà decise di appoggiare il governo tecnico di Mario Monti, nominato dopo le dimissioni di Berlusconi nel novembre 2011. L’emorragia di consensi e le vicende giudiziarie, portarono il Popolo delle Libertà a un indebolimento che ne segnò la fine in favore della rinascita di Forza Italia. Alfano, contrario alla rifondazione di questo partito, decise di fondare una forza politica a sé stante, il Nuovo centro destra, oggi al governo assieme al Pd.

Nonostante le vicende giudiziarie e la presa di distanza di numerosi rappresentanti politici, la decisione di rifondare Forza Italia e di puntare nuovamente sulla figura di Berlusconi si rivelò azzeccata: alle elezioni politiche del 2013, infatti, la coalizione di centro destra (Il Popolo della Libertà, Lega Nord, Fratelli d’Italia – Centrodestra Nazionale, Lista Lavoro e Libertà, La Destra, Partito Pensionati, Grande Sud, Moderati in Rivoluzione, Intesa Popolare, Movimento per le Autonomie, Cantiere Popolare) arrivò seconda, sconfitta solo da una manciata di voti a favore del cartello di centro sinistra guidato dal Pd di Bersani (Italia. Bene comune).

Queste elezioni non furono importanti solo per il fatto di aver evidenziato un sostanziale ricompattamento del centro destra in ambito nazionale e per aver dato vita – seppur indirettamente – all’esecutivo ad oggi in carica, ma anche per l’emergere di una terza forza politica – il Movimento 5 Stelle – capace d’imporsi come terzo elemento che frantuma l’impostazione bipolarista dell’assetto politico italiano del dopo tangentopoli. Il Movimento 5 Stelle nasce a Milano nel 2009 e si configura – a livello di valori fondanti – come partito trasversale basato su populismo, politiche anti-corruzione, democrazia diretta, ambientalismo, euroscetticismo e decrescita. Contrariamente alle altre forze politiche ‘tradizionali’, il M5S utilizza fin da subito Internet come canale principale di organizzazione anche se – sempre a livello organizzativo – è comunque presente in modo concreto e capillare su tutto il territorio nazionale. La crescita esponenziale di consensi verso il Movimento 5 Stelle si spiega almeno in parte dalla sfiducia dei cittadini nei confronti dei partiti tradizionali e delle loro politiche, spesso giudicate insufficienti o, addirittura, inconsistenti; volte solo a mantenere uno status quo che favorisce l’interesse particolare a discapito della collettività, flagellata dalla crisi e sempre più scollata dalla partecipazione attiva alla vita politica. Il bacino elettorale del M5S non è comunque formato solo da voti di protesta, in esso infatti ritroviamo anche i voti di molti cittadini che – fino a poco tempo prima – votavano per le grandi coalizioni di centro destra e centro sinistra: un segnale, questo, che rimanda alla trasversalità del Movimento stesso, un partito in cui a predominare non è una ferma posizione ideologica ma una dialettica delle idee (talvolta più vicine alla destra, altre alla sinistra), che man mano ne vanno a comporre il programma politico.

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