Lega Nord, un partito mediale

Lega Nord, un partito mediale

Dalle ampolline d’acqua sorgiva agli slogan contro ‘Roma ladrona’, ruspe e felpe improponibili, divise della Polizia e ora anche pistole in diretta tv con promessa di contributo di 250 euro per chi volesse acquistarne una (Salvini in verità ha condannato la cosa ma la sostanza resta invariata): non c’è ombra di dubbio, la Lega rappresenta un ottimo esempio di partito mediale, un soggetto politico che sfrutta le potenzialità dei mezzi di comunicazione per ottenere consensi e garantirsi la sopravvivenza. Il pericolo principale è la mera ‘spettacolarizzazione della politica’ – termine coniato da Debord – senza la messa in opera di azioni concrete a favore dei cittadini.

La Lega nasce dall’unione delle diverse ‘leghe’ del nord-est (Veneto in particolare) e si richiama a un territorio, la Padania, che non è neppure un soggetto politico riconosciuto. Lo ‘zoccolo duro’ dell’elettorato leghista è rappresentato dai piccoli e medi imprenditori dell’area pedemontana, dove storicamente predomina il localismo antistatalista. Alcuni ricercatori hanno evidenziato negli scorsi anni una perdita di consenso nei confronti della Lega, divenuta più populista che regionalista, ma ad oggi – almeno nei sondaggi – il carroccio ha ripreso vigore usando i media e spettacolarizzando la politica.

Sulla spettacolarizzazione della politica si è espresso Schwartzenberg partendo dalla definizione che egli stesso ha dato per ‘Stato-spettacolo’, un modello organizzativo in cui il fulcro è la personalizzazione del potere, la costruzione di persone/maschere teatrali in cui la gente possa immedesimarsi. Lo spettacolo politico si organizza intorno a una storia, la quale – osserva ancora Schwartzenberg – richiede un eroe. La storia facilita l’immedesimazione e la perpetuazione/affermazione del potere politico.

Schwartzenberg fornisce elementi indiretti per sostenere come le tecniche di personalizzazione e spettacolarizzazione risultino attrattive per l’elettorato cosiddetto ‘volatile’, di ‘opinione’, pronto ad appoggiare questo o quel partito a seconda delle necessità contingenti. Ovviamente questo tipo di elettorato, privo di un legame ‘di sezione’ col partito non garantisce basi solide al partito stesso, minandone continuamente la stabilità, costringendolo a una ricerca sistematica del caso da impersonare e spettacolarizzare. Questa ricerca si può tradurre nella costruzione d’identità – anche simbolica – portata avanti dalla Lega, che da sempre si distingue nell’individuazione di un nemico da combattere: i meridionali, i politici nazionali e i migranti (questi ultimi visti come fenomeno della globalizzazione e quindi pericolo per le identità territoriali).

Nei media la Lega sfrutta le caratteristiche del linguaggio divisivo, della contrapposizione e intercetta al contempo il clima d’opinione. In questo modo può inserirsi nel dibattito, imponendo un punto di vista coerente con la propria identità cercando di tramutarlo in senso comune, consenso, voto. Questo processo è favorito dai media, che in ragione dello share prediligono eventi in sintonia con il clima sociale.

In base a quanto osservato, ci troviamo in accordo con quanto sostenuto dal prof. Sorrentino “il voto leghista è conseguenza di una sintesi efficace di rassicurazione quotidiana operata nella dimensione locale e di politiche simboliche, agite soprattutto attraverso i media, senza necessariamente apparire costantemente su essi. L’aspetto rilevante è l’imposizione di temi inquadrati secondo logiche a loro facilmente accreditabili, perché coerenti con le loro modalità di funzionamento. Tutto ciò ha consentito alla Lega di rendere credibile ciò che in passato è sempre stato difficile per altre compagini politiche: essere un partito di protesta, di lotta, ma anche di governo”. La definizione data da Sorrentino è precedente agli scandali che hanno coinvolto il carroccio e all’arrivo di Salvini ma è palese il continuum nel meccanismo di spettacolarizazione/creazione di identità che contraddistingue la Lega – nel bene e nel male – fin dalle origini.

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