Somministrazione dei farmaci a scuola. Quali problematiche?

Somministrazione dei farmaci a scuola. Quali problematiche?

A.C., una bambina di 11 anni alla quale era stata diagnostica l’epilessia per 2 anni non ha potuto frequentare la scuola primaria, perché nel suo istituto erano assenti assistenti per la somministrazione dei farmaci antiepilettici di cui aveva bisogno.

Francesca (nome di fantasia), 23 mesi, di Reggio Calabria, affetta da diabete di tipo 1 insulino dipendente, è stata rifiutata da quattro asili nido della città.

Sono soltanto due tra i casi più eclatanti di discriminazione di bambini impossibilitati a frequentare la scuola a causa della patologia di cui sono affetti.

Nella maggior parte delle situazioni, fortunatamente, i bimbi e gli adolescenti affetti da patologie croniche non vengono privati del loro diritto all’istruzione sancito dalla Costituzione, ma il percorso che attende loro e i familiari è spesso irto di ostacoli.

Sì, perché la somministrazione delle medicine necessarie alle cure e dei farmaci salvavita in orario scolastico è un problema in gran parte irrisolto in tutta la penisola.

 Un problema di cui si fanno carico soprattutto le famiglie, che diventano le uniche responsabili della cura.

I genitori di bimbi affetti da patologie croniche ci raccontano dei cortili vuoti, delle attese davanti alle aule, delle fughe in fretta dal lavoro per poter seguire il proprio figlio nelle ore scolastiche, per somministrargli il farmaco di cui ha bisogno, per pesargli le quantità di cibo, ad esempio, se diabetico.

Alcuni hanno rinunciato a lavorare per meglio seguire il figlio, per non privarlo di una vita il più possibile normale e di un percorso educativo e formativo che gli spetterebbe di diritto.

Ma lo Stato e gli Enti Locali cosa garantiscono?

Linee guida per la somministrazione dei farmaci a scuola

Dopo sollecitazioni continue da parte delle associazioni e delle famiglie, nel 2005 il Ministero dell’Istruzione dell’università e della ricerca d’intesa con il Ministero della salute hanno individuato le modalità di intervento per l’assistenza degli studenti che hanno bisogno della somministrazione dei farmaci durante l’orario scolastico. Le linee guida proposte dal governo, che hanno valore di Raccomandazioni, sono finalizzate a garantire il diritto allo studio, la salute e il benessere degli allievi.

In base a tale documento l’iter per la somministrazione del farmaco prende avvio con una richiesta formale avanzata dai genitori dell’alunno al dirigente scolastico, corredata da apposita certificazione medica che attesti lo stato di malattia dell’allievo con la prescrizione specifica dei farmaci da assumere.

Il dirigente scolastico a quel punto individua il luogo idoneo per la conservazione e somministrazione delle cure, e autorizza i genitori dell’alunno ad accedere ai locali scolastici per espletare tali attività.

In molti casi sono i nonni ad assumersi questo incarico al posto dei genitori.

 Ma quando i familiari non sono disponibili a chi spetta l’assistenza del minore?

In quel caso il dirigente verifica la disponibilità del personale docente e ATA, selezionato tra coloro che hanno seguito i corsi di pronto soccorso ai sensi del decreto legislativo n. 626/94 o apposite attività di formazione promosse dagli Uffici scolastici regionali  anche in collaborazione con le AUSL.

Qualora non vi sia disponibilità neppure di queste figure, il dirigente può stipulare accordi e convenzioni con altri soggetti istituzionali del territorio o in ultima istanza con i competenti assessorati per la Salute e per i Servizi Sociali  al fine di prevedere interventi da parte della associazioni di volontariato.

Le linee guida del 2005, però, non offrono risposta a tutte le situazioni che nel concreto possono verificarsi e soprattutto non hanno forza vincolante, in quanto appaiono più come orientamenti.

Al fine di monitorare l’applicazione di queste raccomandazioni ministeriali, nel 2012 è stato istituito il Comitato paritetico nazionale per le malattie croniche e la somministrazione dei farmaci a scuola, composto dal Ministero della Salute, Conferenza Unificata, Regioni, Istat e consulenti su specifiche patologie croniche.

Il Comitato si è attivato nella stesura di un documento finalizzato a superare alcuni limiti delle Linee Guida del 2005 e quelli derivanti dall’eterogeneità degli ordinamenti regionali.

Con le nuove raccomandazioni si vorrebbe arrivare ad una presa in carico integrata del paziente, la scuola dovrà essere affiancata da un Gruppo di coordinamento che comprende la famiglia, l’Asl, il Comune e anche associazioni e enti di riferimento.

Le nuove linee guida, però, nonostante abbiano già avuto il placet del Garante Nazionale per l’Infanzia, non sono ancora state pubblicate.

La situazione resta dunque irrisolta, con forti ripercussioni sui bambini e sulle loro famiglie.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook