Le Rivoltelle, o vedersi annullare un concerto «perché lesbiche»

Le Rivoltelle, o vedersi annullare un concerto «perché lesbiche»

Calabria, Italia, 2016: viene annullato un concerto perché le musiciste sono «lesbiche». È accaduto a Le Rivoltelle, band al femminile che si doveva esibire il prossimo 20 agosto a Rossano, in occasione della festa di San Pio.

«Sono lesbiche e questa è una festa religiosa: potrebbero offendere la morale cattolica di ogni singolo cristiano facente parte della comunità». Queste le parole discriminatorie di una parrocchiana del gruppo organizzatore della festa che, con il suo intervento, ha trovato il favore di altre persone del comitato tanto da riuscire ad annullare il concerto de Le Rivoltelle, band originaria di Cosenza impegnata nel sociale e nella lotta contro la ‘ndrangheta.

Il fatto – «Dovevamo suonare a questa festa, in una frazione di Rossano – racconta al nostro giornale Elena Palermo, cantante della band – Ogni evento del genere ha un comitato organizzatore che si occupa dei preparativi, così ci hanno proposto di esibirci e abbiamo accettato. Il concerto si sarebbe fatto – continua Elena – e mancavano solo le faccende burocratiche di cui si occupa il nostro impresario di zona». Poi però, giunto il momento della stipula del contratto, qualcosa è andato storto e l’impresario della band, una volta arrivato in paese per sottoscrivere gli accordi, si è trovato davanti alle discriminazioni della donna e alla decisione del comitato di annullare il concerto. «Il nostro impresario ci ha chiamato – spiega Elena – dicendoci che il concerto era saltato per le dichiarazioni di questa signora, che aveva deciso di annullare il nostro concerto basandosi su voci riguardo la nostra sessualità. La decisione è stata pesante e fa rabbia perché è basata su voci di corridoio che comunque non crediamo necessarie confermare ai fini di un’esibizione artistica o di un qualsiasi contesto lavorativo: abbiamo subito questo trattamento anche perché siamo donne e dovremmo “fare altro”».

La lettera e le reazioni – Alla decisione del comitato organizzatore è seguita la reazione delle componenti de Le Rivoltelle. In una lettera pubblicata sul loro profilo Facebook, le ragazze esprimevano rammarico e delusione per la discriminazione subita a Rossano. Come se non bastasse, il loro sfogo ha provocato malintesi con alcuni abitanti del luogo, che si sono sentiti offesi dalle parole contenute nel testo scritto dalla band. Il disguido è stato alimentato anche da «alcune cose scritte che ci accusavano di voler colpire un’intera comunità – riporta Elena – ma dalle quali ci dissociamo completamente. Credevo fosse scontato che quel testo era rivolto a chi aveva deciso di non farci suonare, non sapevo di doverlo sottolineare – spiega Elena – L’intera comunità di Rossano non c’entra niente e ci tengo a dire – dichiara la cantante tornando alle reazioni alla loro lettera – che la nostra denuncia non voleva offendere Rossano né le istituzioni locali: volevamo soltanto raccontare quanto accaduto e ribadire quanto espresso con la canzone “Io non mi inchino”». Alle dichiarazioni de Le Rivoltelle ha risposto anche il sindaco di Rossano, Stefano Mascaro, che ha chiesto scusa come rappresentante della cittadina. «Noi non siamo omofobi – ha detto Mascaro – ma liberali e democratici».  Stando alle parole del sindaco, il gruppo «era stato inserito nella programmazione estiva e si era già esibito nel luglio scorso in occasione della Gara dei fuochi pirotecnici: quanto accaduto a Rossano tra il gruppo e il comitato promotore della festa non ha nulla a che fare con il sindaco e l’amministrazione comunale».

L’impegno sociale e l’ombra della criminalità – Il brano in questione è un singolo pubblicato nel 2016 grazie a una collaborazione della band con il polistrumentista Vincenzo Angelo Gaccione, ed è dedicato al lavoro del neo-procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, in prima linea nella lotta contro la ‘ndrangheta. L’impegno nel sociale de Le Rivoltelle aveva già trovato riscontri nel 2012 con “Taglia 38”, canzone di denuncia verso l’anoressia ispirata alla vicenda della cosentina Mariafrancesca Garritano, ballerina solista licenziata – e poi riassunta – dal Teatro “alla Scala” di Milano dopo aver denunciato il dilagare dell’anoressia nel mondo della danza.

Arena dello Stretto, Reggio Calabria -Elena, Angela, Paola e Alessandra - alias Le Rivoltelle - insieme a Nicola Grattieri, procuratore di Reggio Calabria dal 21 aprile scorso. (Fonte: Le Rivoltelle Facebook)
Arena dello Stretto, Reggio Calabria -Elena, Angela, Paola e Alessandra – alias Le Rivoltelle – insieme a Nicola Gratteri, procuratore di Reggio Calabria dal 21 aprile scorso. (Fonte: Le Rivoltelle Facebook)

Con “Io non mi inchino”, Le Rivoltelle hanno attirato molte antipatie in un territorio dove la criminalità asservisce e sfrutta l’omertà. «Anche per questo motivo – secondo Elena – siamo state oggetto di discriminazione perché quella canzone e il nostro impegno hanno influito sulla vicenda. “Io non mi inchino” – continua Palermo – parte dalle processioni che si fermano sotto i balconi dei boss e arriva a essere metafora per tutte le ingiustizie e le discriminazioni. Non siamo un gruppo da guardare e basta – spiega – per vedere un nostro concerto bisogna impegnare anche i sensi, il cuore, il cervello. Credo  che inconsapevolmente il nostro impegno nel sociale abbia influito sulla vicenda, anche perché il pregiudizio è stato mosso sul piano puramente sessuale, ma credo che sia collegato anche a questioni diverse».

La vicinanza della comunità – Alle accuse e alle discriminazioni Le Rivoltelle hanno potuto contare anche sull’appoggio di chi si è indignato per la vicenda. In molti, tra cittadini e associazioni, hanno fatto sentire la loro vicinanza alle quattro ragazze. Tra questi ci sono «anche molti membri della stessa comunità di Rossano» ci dice Elena. «Abbiamo ricevuto molti messaggi di affetto – continua – Alcuni sono stati davvero commoventi e bilanciano quelli che invece si sono sentiti offesi dalla nostra denuncia». La speranza e la volontà di ottenere legalità e rispetto è forte ne Le Rivoltelle come in gran parte della popolazione. In una terra logorata dalla criminalità organizzata , i messaggi di vicinanza a Le Rivoltelle rientrano nella resistenza quotidiana delle comunità locali verso ‘ndrangheta e malaffare. Una battaglia che Le Rivoltelle continueranno a portare avanti «lanciando i nostri messaggi per portare avanti le nostre battaglie sociali attraverso la musica, che viene prima di tutto. Speriamo solo – conclude Elena – di non dover essere più protagoniste di storie del genere e di ottenere solo  soddisfazioni dal nostro lavoro».

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