Esplosione a Milano, i pm indagano per strage

Esplosione a Milano, i pm indagano per strage

Quella che da qualche giorno è stata ribattezzata strage di Milano, potrebbe non essere stata causata da un guasto nelle tubazioni o da una dimenticanza di uno dei condomini della palazzina di via Brioschi; secondo gli inquirenti, infatti, a causare l’esplosione che ha distrutto gli ultimi due piani dell’edificio provocando la morte di 3 persone sarebbe stato Giuseppe Pellicanò, marito della donna rimasta uccisa sotto alle macerie e padre delle due bambine ustionate a seguito dello scoppio avvenuto lo scorso 12 giugno.

All’origine del gesto ci sarebbe la fine della relazione con la moglie, Micaela Masella; un epilogo troppo duro da sopportare per Pellicanò che, secondo chi indaga, avrebbe manomesso il tubo del gas diretto al piano cottura, favorendo in tal modo la saturazione dei locali e la conseguente deflagrazione. Ad avvalorare le tesi sostenute dagli inquirenti ci sarebbero alcune lettere ritrovate tra i resti dell’appartamento, missive in cui emergerebbe chiara l’intenzione della moglie di voler mettere fine a una relazione che non sentiva più sua. Dall’indagine è emerso che la coppia stava frequentando un professionista che si occupa di mediazione familiare per rendere meno traumatica la separazione; oltre a questo, Pellicanò era seguìto da uno psicologo e da uno psichiatra a causa di una forma depressiva verosimilmente collegata alla fine della relazione.

La svolta nelle indagini nasce da un “avviso di accertamento non ripetibile” (da effettuarsi cioè il prima possibile in quanto, con molta probabilità, tale atto potrebbe non essere più disponibile nell’immediato futuro) con il quale Elio Ramondini e Nunzia Gatto – i pm titolari dell’inchiesta – hanno richiesto la nomina di un perito all’indagato per effettuare accertamenti tecnici sulla fuga di gas. Gli approfondimenti riguardano impronte e tracce biologiche sul tubo che risulterebbe manomesso; gli inquirenti lo avrebbero trovato svitato dal rubinetto a sfera sul muro e allacciato soltanto al piano cottura. Le rilevazioni di A2A sul contatore hanno accertato che c’è stata una fuoriuscita di 6 metri cubi all’ora; una quantità molto ingente che supera di molto il metro cubo e mezzo di gas metano necessario per provocare un’esplosione.

Pellicanò, che è ricoverato al Niguarda assieme alle figlie di 7 e 11 anni, è ora indagato per strage in attesa che i periti portino a termine le loro rilevazioni. Intanto l’avvocato Danilo Bompadre, legale al quale si sono affidati i familiari di Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi, i due fidanzati ventisettenni morti a seguito dello scoppio, entro lunedì dovrà indicare il nome di un perito di parte. «Bisognerà accertare la conformità dell’impianto del gas, l’usura, una eventuale manomissione, la natura delle impronte repertate etc. Dobbiamo capire se siamo di fronte ad un’ipotesi dolosa o colposa».

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