Campania, favori ai Casalesi per appalti: 9 arresti. Il presidente Pd campano indagato, si autosospende

Campania, favori ai Casalesi per appalti: 9 arresti. Il presidente Pd campano indagato, si autosospende
Stefano Graziano, presidente regionale del Pd

Nove arresti e indagini ancora aperte tra Campania e Lazio per un presunto giro di tangenti che dal Comune di Santa Maria Capua Vetere, nel casertano, arrivava fino al clan dei Casalesi e travolge anche la politica regionale. In carcere l’ex sindaco del Comune del Casertano, Biagio Di Muro, ma soprattutto spicca tra gli indagati anche il presidente del Pd campano, Stefano Graziano, il quale ha deciso di lasciare sia l’incarico nel partito sia quello di presidente dell’assemblea regionale campana.

L’INCHIESTA

Lavori rallentati ad hoc, una marea di soldi pubblici che si trasforma in appalti pilotati e un mucchio di fatture fasulle, buone solo a giustificare spese virtuali. E’ questa l’inchiesta che ha portato nell’operazione congiunta del nucleo di polizia tributaria della guardia di Finanza (agli ordini del comandante Giovanni Salerno) e del comando provinciale dei carabinieri del colonnello Giancarlo Scafuri: nove le persone arrestate perché accusate di favorire il clan dei Casalesi in alcuni appalti. Le forze dell’ordine hanno perquisito le abitazioni di proprietà di Stefano Graziano a Roma e Teverola (Caserta) e nell’ufficio che ha a disposizione come consigliere regionale nella sede del Consiglio, al Centro Direzionale di Napoli. L’ipotesi di reato che formulata nel decreto di perquisizione nei suoi confronti è di concorso esterno in associazione camorristica.

Secondo gli inquirenti, il presidente regionale del Pd ha chiesto e ottenuto appoggi elettorali in riferimento alle ultime consultazioni per l’elezione del Consiglio regionale della Campania e si sarebbe posto “come punto di riferimento politico ed amministrativo” del clan Zagaria del quale è accusato di far parte Alessandro Zagaria (omonimo del boss ma nessuna parentela), anche lui tra i nove arrestati. Lo spunto investigativo è dovuto a una intercettazione di colloqui tra Alessandro Zagaria e Biagio Di Muro, ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere, anch’egli arrestato. Colloqui nel corso dei quali si faceva riferimento all’appoggio elettorale che occorreva garantire a Graziano, il quale si sarebbe attivato – ma questa circostanza non è ritenuta illecita dagli inquirenti– per favorire il finanziamento dei lavori di consolidamento di Palazzo Teti, al centro dell’inchiesta.

La vicenda non risulta essere del tutto nuova, in quanto lo scorso luglio ci furono delle perquisizioni che portarono il padre di Di Muro ad una condanna per tangenti e, inoltre, gli fu confiscato lo storico palazzo Teti Maffuccini, che ospitò anche Giuseppe Garibaldi. Ed ora, proprio in relazione al suo restauro, emerge un presunto giro di mazzette che investe suo figlio. Nell’inchiesta sono coinvolti imprenditori, funzionari comunali e professionisti: tra loro anche il funzionario del Comune casertano, Roberto Di Tommaso.

GRAZIANO: “MI AUTOSOSPENDO, CONFERMANDO LA MIA ESTRANEITA’”

“Nell’esprimere la massima fiducia nell’operato della magistratura, con grande sofferenza, comunico la mia autosospensione dal Partito Democratico in attesa di chiarire, al di là di ogni anche generico sospetto, la mia posizione – ha scritto in una nota Graziano. Ho sempre agito, nel corso della mia carriera politica nel pieno rispetto dei principi di trasparenza e legalità, per me imprescindibili regole di vita. Pertanto ho conferito mandato al mio legale di attivarsi presso la Procura napoletana perché al più presto venga fissato un interrogatorio nel corso del quale potrò fornire ogni spiegazione sui fatti che l’Autorità giudiziaria riterrà di dover approfondire, confermando la mia totale estraneità a qualsiasi vicenda illecita”.

LE REAZIONI DELLA POLITICA

Il primo ad intervenire in casa Pd è stato Lorenzo Guerini, vicesegretario del Partito democratico: “Sulle notizie che arrivano da Caserta ci auguriamo che si faccia chiarezza al più presto, che si possano rapidamente chiudere le indagini e definire la posizione di chi è coinvolto. Nel frattempo, totale e incondizionata fiducia nel lavoro della magistratura”.

Prontamente sono arrivate anche le reazioni dal Movimento 5 stelle. In particolare Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e leader del M5s, si è espresso sulla questione in un post su Facebook: “Il presidente del Partito democratico campano è indagato per camorra. Piccolo dettaglio: fino all’anno scorso era anche consulente del governo Renzi. Vi prego liberiamo l’Italia”.

“Bisogna comprendere più nel dettaglio la vicenda”- ha dichiarato invece il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “Si tratta di indagini per le quali non bisogna mai giudicare frettolosamente, però, ancora una volta, un esponente

apicale del Pd viene coinvolto in vicende giudiziarie assai gravi, addirittura per quanto attiene a  legami con una delle più potenti organizzazioni mafiose in Italia. La rottamazione di Renzi non è mai iniziata, anzi. Ed è per questo che continuiamo nella nostra battaglia per dimostrare che in politica non sono tutti uguali ma che ci sono anche persone che si schierano, con onestà e coraggio, per impedire che tra politica e crimine organizzato ci siano zone grigie o di collusione”.

E ancora: “In un momento tanto delicato per Napoli e la Campania, con una nuova guerra di camorra in atto che sta lasciando per le strade morti e un diffuso senso di impotenza tra i cittadini, appare assai grave l’ennesima inchiesta che collega il mondo degli appalti, il clan dei Casalesi ed esponenti di spicco della politica locale. La presunzione d’innocenza è doverosa, ma non si può non rilevare la gravità del coinvolgimento del presidente del Pd campano Stefano Graziano nell’indagine coordinata dalla  direzione distrettuale antimafia di Napoli” – ha affermato il fondatore e segretario di Possibile Pippo Civati.

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