Stato-Mafia, un breve excursus storico e l’assoluzione di Mannino

Stato-Mafia, un breve excursus storico e l’assoluzione di Mannino

E’ l’articolo 530 del codice penale quello a cui si è appellata il gup di Palermo Marina Petruzzella per assolvere l’ex ministro Dc Calogero Mannino, accusato di aver partecipato alla trattativa Stato-mafia e di aver stretto le mani di diversi boss mafiosi, tra cui Totò Riina.
Il giudice ha respinto la richiesta dell’accusa -rappresentata dai pm Vittorio Teresi, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Nino Di Matteo che per Mannino aveva chiesto una condanna a nove anni di carcere- per “non aver commesso il fatto contestato”.
Un’assoluzione che arriva dopo un processo, che come sovente succede in Italia, si protrae dal 2008, quando la procura siciliana ha aperto un’indagine in cui sono stati coinvolti i piani più alti delle istituzioni, tra cui l’ex Ministro Dc.
Gli avvocati Grazia Volo, Marcello Montalbano, Carlo Federico Grosso e Nino Caleca, avevano optato per il rito alternativo, sfilandosi dal processo principale, quello in corso davanti alla corte d’assise di Palermo e che vede coinvolti 10 imputati: dai boss mafiosi come Totò Riina e Leoluca Bagarella, agli ufficiali dei carabinieri come Mario Mori e Antonio Subranni, fino ai politici Nicola Mancino e Marcello Dell’Utri. Il risultato è che Mannino si trova a essere il primo imputato giudicato e assolto dell’inchiesta sulla Trattativa. Le motivazioni dell’assoluzione di Mannino si preannunciano particolarmente interessanti anche perché il processo analizza soprattutto la prima fase della Trattativa Stato-mafia, fondamentale per il raggiungimento della verità offuscata e insabbiata da anni. Prima delle stragi di Falcone e Borsellino, prima dei botti terrificanti rimasti scolpiti nella coscienza di questo Paese, c’è proprio quella fase in cui Mannino -secondo l’accusa- avrebbe ricoperto il ruolo del protagonista.

A favore della tesi sostenuta dai pm, vi sono diverse prove: la prima risale al lontano 30 gennaio 1992, quando la storia d’Italia subì profondi cambiamenti: una sentenza della corte di Cassazione conferma gli arresti per i vertici mafiosi di Cosa Nostra, provocando un forte senso di vendetta da parte di Totò Riina. Quest’ultimo infatti, infuriato, ordina di “pulirsi i piedi” a tutti i suoi boss, cioè di uccidere tutti coloro i quali non avevano rispettato i patti. Immediatamente la reazione di Mannino, all’epoca ministro del governo Andreotti, suscita grande scalpore: “Ora o uccidono me o uccidono Lima”, avrebbe confessato a Giuliano Guazzelli, fedele amico e maresciallo dei carabinieri. Parole che echeggiarono come una raccapricciante previsione: il 12 marzo 1992, infatti, Salvo Lima fu assassinato a Mondello. E Mannino negò subito le sue parole. A distanza di un mese la lista delle morti per mano mafiosa aumentò: il 4 aprile fu trovato senza vita il corpo di Guazzelli, maresciallo vicino a Mannino. E la vicenda venne interpretata dai pm come l’ennesimo avvertimento all’ex ministro.

Nonostante le innumerevoli prove e la coerenza della tesi portata avanti dall’accusa, la sentenza del gup Petruzza parla chiaro: Calogero Mannino è assolto. “E’ la fine di un incubo per il nostro assistito. Ci ha ringraziato. Ora è a casa, molto emozionato dopo questa notizia. Ha solo detto: grazie avvocati”, ha affermato il legale Montalbano. L’altro avvocato Nino Caleca, più pungente rispetto al collega, ha aggiunto: “I processi non sono i luoghi più adatti a ricostruire la Storia. Si fanno con i fatti e per accertare precise condotte penali”. D’altro canto, lasciano ben sperare le parole del procuratore capo Francesco Lo Voi: “Valuteremo se impugnare la sentenza dopo averne letto le motivazioni. L’impugnazione è probabile, ma se non si leggono le motivazioni della sentenza non ha senso anticipare giudizi”. In attesa delle motivazioni, il cui deposito è previsto entro 90 giorni dalla sentenza, i pm palermitani, che fortunatamente non si sono lasciati scoraggiare, hanno già preannunciato che andranno avanti.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook