Batman ha visto morire Michael Brown

Batman ha visto morire Michael Brown

Nell’albo #44 il Cavaliere Oscuro dovrà confrontarsi con il razzismo e la violenza dei recenti fatti di cronaca che hanno visto la polizia americana sconvolgere l’America con vecchi fantasmi. Dai fatti di Ferguson a quelli della Florida, mai Gotham fu così vicina e tanto americana.

Le persone muoiono ogni giorno a Gotham City, l’alveare immaginario di corruzione e crimine in cui Batman opera all’ombra del suo mantello. Ogni goccia di lacrime e sangue versate nella fittizia città dell’universo DC è carica di significati diversi. Cadono criminali, periscono folli serial killer e – nota di cruda realtà – anche innocenti (o ragazzi afroamericani come in questo caso). Nell’ultimo numero della serie che narra le gesta del Cavaliere Oscuro, il supereroe è gettato a capofitto nel dibattito che ha straziato l’America con i fatti di Ferguson, in cui il 18enne Michael Brown perse la vita dopo esser stato colpito a morte dall’agente di polizia Darren Wilson. A più di un anno dalla tragedia che ha aperto nuovi scenari di discussione su temi sociali che sembravano sepolti nell’archivio della vergogna americana, è un fumetto ad alimentare la spinta collettiva verso una presa di coscienza dell’odio che pervade la società in cui viviamo.

Nel nuovo albo #44 infatti, Batman si confronta con la brutalità razzista della polizia e la con la povertà urbana. In una storia ricca di flashback, il fumetto inizia con l’immagine di un ragazzo nero morto e il suo corpo lasciato “ai corvi” come si legge nella narrazione: il richiamo ai fatti di Ferguson e successive tragedie è palese. La storia mostra il 15enne Peter Duggio colpito da un colpo d’arma da fuoco allo stomaco dal veterano di polizia Ned Howler. Duggio, uscito da una lotta con una banda locale, è impaurito e prima che possa rispondere alla domanda del poliziotto Howler, questi lo ferisce mortalmente facendolo accasciare sull’asfalto. Il ragazzo ucciso indossa una felpa con un cappuccio, lo stesso indumento che portava anche il 17enne Trayvon Martin, ucciso a colpi di pistola da George Zimmerman nello stato della Florida il 26 febbraio 2012. Quello che inizia come un semplice caso di input narrativo diventa una meditazione per Batman sul significato delle azioni di un ricco vigilante – bianco – che cerca di risolvere problemi apparentemente irrisolvibili sconfiggendo criminali. Praticamente Batman si pone le polverose domande che l’America ha spesso nascosto sotto al tappeto.

I critici dicono che, a fronte delle 75 primavere dell’uomo pipistrello, a stento si ricorda un episodio in cui Batman affronta il razzismo istituzionale e le sue dimensioni socio-economiche senza mezzi termini. Mentre la corruzione della polizia è stata a lungo una caratteristica di Gotham City – guardare all’omonimo adattamento nella serie tv “Gotham” in onda su Fox TV e che sta per entrare nella seconda stagione – mai si è dimostrata la volontà di affrontare una tematica di stampo razziale come in questo caso.

“Questa è una tesi su ciò che rappresenta ed è il nostro Batman” ha dichiarato Scott Snyder, l’autore principale, al britannico Guardian. “Abbiamo cercato di mettere in chiaro come lui possa essere un simbolo di ispirazione di fronte alla paura, al contrario di un simbolo di punizione o vendetta. Batman – continua Snyder – inizia a imparare i limiti dei metodi che pensava avrebbero funzionato a Gotham e che vanno oltre la caccia a un criminale. Ciò che deve imparare è che i problemi che lui ha di fronte nella Gotham City odierna sono molto più umilianti e complicati rispetto al passato”.

577Ma la storia punta anche il dito contro le responsabilità di Batman, da quelle che animano il personaggio pubblico Bruce Wayne, fino ai tormenti sul significato della lotta al crimine che lo impegna nelle notti atroci di Gotham. Quando il conflitto in cui Peter Duggio perde la vita è ormai concluso, il cugino di quest’ultimo dice a Batman, “una volta Bruce Wayne ha annunciato che stava lavorando allo sviluppo del quartiere”. Un lampo di dolore. Improvvisamente, il duopolio psicologico Wayne/Batman deve fare i conti con la missione per cui esso stesso ha il privilegio di esistere, affrontando l’arroganza delle promesse non mantenute sul piano filantropico – da parte di Bruce Wayne – e il compito – di Batman – di salvare Gotham. Questa sua attenzione lo porterà a un profondo tentativo di comprensione delle cause e degli eventi che hanno portato Howler a uccidere il giovane Duggio.

Ma non solo razzismo. Per la realizzazione della nuova serie di Batman, Snyder si è rivolto a Brian Azzarello che, attraverso il suo “100 Bullets”, è stato acclamato dalla critica come uno dei migliori scrittori di fumetti noir. Azzarello ha detto che ha cercato di affinare i punti riguardo la gentrification, ergo la serie di cambiamenti socio-urbani che interessano quartieri abitati dalla classe operaia o sotto-proletaria. Secondo questo termine, coniato dalla sociologa inglese Ruth Glass nel 1964, interi quartieri tradizionalmente degradati sia socialmente che a livello infrastrutturale, subiscono un radicale cambio di residenti, con i membri della nuova classe media o borghese che, acquistando gli immobili e le attività attraverso processi che vedono lievitare i prezzi, sostituiscono le masse povere che non possono competere economicamente e di conseguenza non hanno più un posto dove vivere.

“Questo processo è un’ondulazione – ha dichiarato Azzarello al Guardian – e il modo in cui le città sono affette da gentrification cambia ogni volta. Da un lato, sì, si sta pulendo una zona, la si sta rendendo più vivibile per le persone ma non si comunica nulla circa il modo in cui queste vivono e vivevano lì” conclude Azzarello ricordando come nel 2011, con riqualificazione di Cabrini Green (una zona di Chicago n.d.r.) attraverso progetti di edilizia abitativa della città, “si siano lasciati per strada molti residenti perché non avevano soldi. E se non hai soldi, non hai voce – conclude Azzarello – e abbiamo sicuramente sollevato tutto questo nel fumetto”.

Tuttavia Fowler, il fittizio ufficiale di polizia che uccide un adolescente disarmato, non si trova travolto dalla famosa rabbia di Batman. Snyder ha infatti detto a riguardo che “raffigurare Batman intento a prendere a pugni un poliziotto rischiava di compromettere l’obiettivo del fumetto sulle problematiche sociali. Naturalmente – continua l’autore – si desidera che Batman la faccia pagare a Fowler ma il punto della questione è che un’azione del genere non risolverebbe il problema. Batman gettando l’ufficiale da un tetto, o sbattendolo in galera, non arriverebbe al cuore del problema, e questa è la cosa più irritante”. Azzarello d’altra parte gli fa da eco, dichiarando come si sia preferito che la storia “sollevi domande per poi lasciare che sia il lettore a formare le proprie risposte e opinioni”.

Comunque vada, nel nuovo albo si vedrà un Batman fortemente introspettivo, che si trova su uno dei tetti di Gotham a fissare una città che non ha più senso per la sua missione. Romanzati articoli di giornale sulla brutalità della polizia, razzismo istituzionalizzato, povertà: tutto è intorno a lui dai dialoghi ai disegni. Jock, pseudonimo dell’artista britannico Mark Simpson, che ha lavorato all’albo, ha dichiarato che il suo compito era quello di trovare una metafora visiva per il riconoscimento di ciò che provava Batman dopo la morte di Duggio mentre era intento a osservare la città da un punto alto. “Abbiamo parlato molto di un trucco visivo che poteva – spiega Jock – rappresentare al meglio quel momento narrativo”. Batman è così stato raffigurato nella nebbia, annebbiato nella sua visione e non riesce a vedere la città chiaramente, “deve rompere con la sua vecchia mentalità e imparare da quanto accaduto” conclude Jock.

Questo cambiamento di mentalità ha avuto ampia risonanza nel mondo dei fumetti, dove, tra i fan, in molti vogliono vedere i loro beniamini affrontare gli urgenti problemi del mondo reale. Proprio come un nuovo movimento di protesta nera sta costringendo gli Stati Uniti ad affrontare le implicazioni di polizia razziale, così i lettori di fumetti stanno spingendo gli editori a confrontarsi con le implicazioni di mostrare personaggi – per lo più bianchi e scritti da autori altrettanto bianchi – a dire la loro sulla giustizia sociale attraverso le loro azioni motivate però da una spinta collettiva e non solo dal senso di giustizia che li pervade per varie e soggettive ragioni.

Sul blog Rainbow Hub, la critica di fumetti Emma Houxbois dice che il nuovo Batman di Snyder e Azzarello inaugura “una nuova era di consapevolezza di sé e dell’approccio considerato ciò che Batman è nell’ambiente in cui si trova”. Elana Levin, del blog Graphic Policy, ha detto che non riusciva a ricordare un fumetto tradizionale prima di Batman #44 che avesse a che fare con la brutalità della polizia nel contesto dei sistemi sociali, al contrario di poliziotti singolarmente unti. Levin ha anche osservato come “nel mainstream dei fumetti si è guardato indirettamente al problema razzismo con la metafora dei mutanti (come nel caso degli X-Men n.d.r.). Il lettore – continua Levin – può farsi un’idea della complessità dei problemi che di solito Batman tenta di risolvere attraverso il lavoro investigativo da un lato e la cosiddetta ‘carità’ di Bruce Wayne. Questi problemi – conclude – non saranno risolti da nessuna di queste due figure, soprattutto da Batman che tratta il sistema di giustizia penale in qualità di partner giusto a priori quando spesso non lo è”.

Con tutto ciò il trio Snyder-Azzarello-Jock non intende trattare i temi affrontati in questa storia come una tantum. Azzarello dice che intende tornare a loro con il futuro lavoro “Dark Knight III”, un’opera molto attesa che prenderà vita attraverso la collaborazione con la leggenda Frank Miller. La futura opera si inserisce in un più ampio tema caro a Sneyder e già anticipato con questo albo #44: la modernizzazione di un Batman più aperto a un pubblico contemporaneo; che si occupi di violenza armata, di cambiamenti climatici o catastrofici, di terrorismo, e che sia meno preoccupato a spaventare i criminali nella notte. “Batman sta imparando che non può risolvere i problemi nel modo che ha sempre pensato – ha detto Snyder – deve capire quello che le persone affrontano nella loro vita quotidiana conoscendone le paure, la rabbia, e cercando di mostrare loro che insieme possono risolvere problemi che sembrano intrattabili, radicati e impossibili da superare”. Come il razzismo appunto.

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