Maltrattamento agli animali depenalizzato? Una semplificazione contraria all’etica di un Paese civile

Maltrattamento agli animali  depenalizzato?  Una semplificazione  contraria all’etica di un Paese civile

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ROMA- Da tempo  la notizia rimbalza  sui media  nel disappunto  di quanti, particolarmente sensibili al tema,  avevano  finalmente guardato  con soddisfazione  alla  configurazione  giuridica  di  un  reato  come quello del  maltrattamento  agli animali  dopo anni di battaglie.
Ora le cose potrebbero  subire  un’inversione di marcia. Infatti, si vuole dare il via a un Decreto legislativo  varato  dall’attuale  Governo che depenalizza  con un  taglio  di forbici tutti i reati minori,  inclusi  fatti di “particolare tenuità” come il maltrattamento agli animali. Lo schema di Decreto  è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Giustizia di concerto con quello dell’Economia e delle Finanze. Obiettivo è quello di alleggerire il carico giudiziario attraverso una semplificazione della giustizia  penale.
Un’occhiata intanto agli attuali  articoli del Codice Penale che si occupano dei “delitti contro il sentimento degli animali”.  Il  544-bis prevede che “chiunque per crudeltà o senza necessità cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 3 a 18 mesi “. Mentre il 544-ter recita che “chiunque… cagiona una lesione a un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche, sia punito con la reclusione da 3 mesi a un anno e con la multa da 3000 e 15000 euro. La stessa pena si applica a chi somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero lo sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se ne deriva la morte dell’animale”.
Quindi, se  il Decreto diventerà legge,  potrebbe scattare la derubricazione per tutti i reati sottoposti a una pena detentiva non superiore a 5 anni o che prevedono una sanzione pecuniaria, da sola o in aggiunta alla detenzione. Solo per fare qualche  esempio,   verrebbero archiviati   reati come la truffa, la violenza privata e l’omicidio colposo.
Un  appello in merito al Decreto  giunge  dalla trasmissione  “L’aria che tira” del 15 scorso,  condotta  su  La7  da Myrta Merlino .  E  se ne fa portavoce  Paolo Sottocorona, noto  meteorologo  di quell’emittente, il quale  spezza una lancia  in difesa dei nostri amici animali.

Al di là delle maglie dei codici  che afferiscono  al terreno assai controverso della giustizia,  rivolgiamo lo sguardo più da vicino a quegli  esseri che accompagnano il  percorso della nostra esistenza e che la natura ci ha affiancato nella loro muta sottomissione,  in un disegno  prestabilito e imperscrutabile.  Se gli animali parlassero, l’uomo perderebbe il suo predominio.

I nostri amici di tutti i giorni, quelli che abbiamo in casa, hanno l’anima negli occhi.  Ce lo ha fatto capire l’austriaco  Konrad Lorenz (1903-1989), padre della moderna etologia, la disciplina che studia il comportamento degli animali.  Già, anche gli animali hanno un’anima. Eppure, si continua ancora a considerarli  “altro”  dall’uomo, a classificarli nell’uso della grammatica con pronomi di genere neutro come oggetti e cose inanimate.  La cattiva cultura che ancora attecchisce li considera un “usa e getta”, un regalo sconsiderato da mettere in uno scatolone a sorpresa sotto l’Albero di Natale per i bambini, per poi  disfarsene  sull’autostrada prima delle vacanze. E accanto alla stragrande maggioranza di chi ama gli animali come parte integrante del nucleo familiare, e li cura, e li protegge,  si profilano  sacche di malvagità  gratuita o che specula su di essi.

Loro ci guardano con l’occhio puro dei bambini. Chi sono gli uomini e chi gli animali?

Angela Grazia Arcuri
16 dicembre 2014

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