Sport estremi: tra passione e follia

Sport estremi: tra passione e follia

imagesUltimamente sentiamo parlare spesso di sport estremi. Si potrebbe dire che tutto sia cominciato negli anni Cinquanta, quando alcuni film americani, rigorosamente in bianco e nero, fecero sapere di quei ragazzi messicani che per pochi dollari e per l’eccitazione di ricchi turisti rischiavano la vita, tuffandosi nell’oceano dalle alte rupi di Acapulco.

Ma qual è l’aspetto che esercita un grande fascino negli sport “oltre il limite”?

Uno dei primi sport estremi fu il base jumping, che consiste nel lanciarsi da grattacieli, torri, piloni, ponti, strapiombi naturali con un paracadute monovela che deve essere aperto solo all’ultimo; il suo ‘inventore’ è un paracadutista americano, Carl Boenish, che nel 1981 fondò in Texas un’associazione alla quale possono iscriversi solo quei praticanti che si siano cimentati nelle quattro tipologie di lancio: da palazzi, antenne, ponti e pareti di montagna. Il base jumping è vietato in molti paesi. Piuttosto diffuso è il bungee jumping, in cui si salta nel vuoto con un elastico attaccato ai piedi, che frena la caduta a pochi centimetri da terra o dalla superficie dell’acqua. Ispirato a un rito di iniziazione praticato con utilizzo di liane in Oceania, nelle Isole Vanuatu, in Europa è stato introdotto alla fine degli anni Ottanta.

Poi abbiamo il volo a vela, ossia il volo praticato con velivoli privi di motore, gli alianti, che vengono trainati da appositi apparecchi a una quota di 600-1000 m e poi si sganciano per proseguire sfruttando soltanto l’energia delle correnti termiche ascensionali dovute al riscaldamento del terreno da parte del Sole e all’interazione tra il vento e i rilievi montani.

Il Paracadutismo sportivo, il più famoso fu l’americano Clem Sohn (morto nel 1937 durante un’esibizione), soprannominato l’uomo-uccello, che utilizzava ali di tela steccate dai polsi fino alle caviglie. 

Il Parapendio, specialità nata negli Stati Uniti e diffusa in tutti i paesi montuosi, specialmente quelli europei della regione alpina, utilizza un tipo particolare di paracadute, con il quale ci si lancia da terreni sopraelevati o montagne. 

Il Deltaplano,  costituito da un’ala (o vela), in speciali fibre sintetiche, sostenuta da una struttura in lega leggera controventata da cavi, ancorati superiormente a un pilone centrale e inferiormente al trapezio. Nella parte inferiore dell’ala si aggancia un’imbracatura, alla quale si assicura il pilota. Manovrando il trapezio il pilota sposta il baricentro del corpo rispetto al centro di spinta della forza di sostentamento aerodinamica e genera così rotazioni del deltaplano attorno agli assi longitudinale e trasversale, che gli permettono di dirigere il mezzo.

Il Torrentismo, consiste nel percorrere da monte a valle corsi d’acqua incassati, privi di rive praticabili.Il Rafting, nato in America negli anni Cinquanta (raft significa “zattera”), consiste nel discendere lungo i fiumi a bordo di gommoni.Il Kitesurf, nato sulle coste hawaiane e si sta diffondendo con enorme successo anche in Europa grazie alla possibilità di praticarlo in luoghi non particolarmente ventosi e con onde non molto alte. L’attrezzo impiegato è un windsurf in cui, al posto della vela, al boma è fissato, tramite due o quattro lunghi cavi, un aquilone, utilizzato per planare e saltare sull’acqua;

E infine l’alpinismo sportivo, nato alla fine del 18° secolo. In epoche precedenti le salite su montagne o valichi di passi montani in alta quota erano legate finalisticamente a guerre, caccia, esplorazioni geografiche, lavoro.

La competizione con altri però, portò alla ricerca di nuove vie di salita sempre più difficili, e nel 20° secolo l’aspetto competitivo orientò gli alpinisti a tentare la scalata di montagne sempre più alte.

Le ragioni per cui gli amanti del rischio sono attratti da sfide in luoghi pericolosi, dalla possibilità di trovarsi faccia a faccia con elementi ignoti o incontrollabili della natura, dalle condizioni in cui si vivono sensazioni fisiche fuori dal comune, sono indubbiamente intrecciate al proprio rapporto con la vita, alla necessità personale di sfidarla, di sentirsi padroni e di controllarne anche gli eventi più incerti. La possibilità di fare esperienze in cui è possibile sentire in modo inconsueto “di essere vivi” porta quindi sempre più persone a sperimentare questo tipo di sport.

Ma ne vale davvero la pena?

Brad e JaineeDoveva essere uno dei giorni più belli della loro vita, ma si è trasformato in un dramma. Brad Parker, 36enne scalatore professionista, aveva pianificato di chiedere alla sua Jainee di sposarlo in cima ad una montagna, ma qualcosa è andato storto. Brad aveva deciso di organizzare una scalata con alcuni colleghi e amici nei pressi del Parco nazionale di Yosemite, in California, per poi dare l’anello alla sua fidanzata. Ancora euforici e commossi, i due innamorati alla fine hanno iniziato le operazioni di discesa. Brad però è precipitato nel vuoto, finendo nei pressi di una strada asfaltata. Probabilmente l’uomo è sceso troppo velocemente e qualche gancio non ha funzionato a dovere.

Come questo milioni di altri casi ogni anno. Le decisioni devono essere prese con coraggio, distacco e, talvolta con una certa dose di follia, ma non la follia che distrugge.

Serena Panacchia

22 agosto 2014

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