Giovane Sì, ma #CoglioneNO: la campagna che conquista il Web

Giovane Sì, ma #CoglioneNO: la campagna che conquista il Web

coglione-NOCome fa un video a diventare virale nel giro di un giorno? È fatto bene, da persone competenti, talentuose, dà voce a un messaggio che sentiamo vicino, o meglio ancora, esprime una verità che si vorrebbe vedere universalmente riconosciuta, anche con una certa urgenza. Tutti questi elementi si ritrovano nei 3 video di «#coglioneNO, Campagna di sensibilizzazione per il rispetto dei lavori creativi», ideata, prodotta e lanciata dal collettivo ZERO, ovvero da tre giovani creativi: Stefano De Marco, Niccolò Falsetti e Alessandro Grespan. I video ci mostrano dei professionisti all’opera, un giardiniere (Stefano), un idraulico (Niccolò) e un’antennista (Alessandro), che al termine del lavoro svolto invece di ricevere il compenso dovuto, si ritrovano spettatori inermi di un monologo, recitato da Luca Di Giovanni, che si articola di poche battute tristemente familiari: “per questo progetto non c’è budget”, “è un’occasione di visibilità”, “sei giovane, così fai esperienza, ti fa curriculum”. Con questi tre video ZERO si prende la libertà finalmente di rispondere a quest’angheria velata di buonismo, e ricorda a tutti, con una certa pungente ironia, che: “siamo giovani, siamo freelance, siamo creativi ma siamo lavoratori, mica coglioni”.

Così questi video rimbalzano sulle pagine dei vari social network dal 13 gennaio, quando è stata lanciata la campagna, e il motivo è semplice, rappresentano il dramma quotidiano e l’impellente volontà di riscatto di un’intera generazione. Si tratta di una generazione estesa, che va dai 20 ai 30, 35 anni, che si compone delle stesse persone che popolano il Web, e che non possono non riconoscersi nel manifesto dello stesso collettivo ZERO; per citarne una parte: “Zero perché il mondo è finito e non ce ne siamo accorti. Perché è finita la nostra fiducia nei confronti di qualsiasi istituzione, di qualsiasi forma di rappresentazione, di qualsiasi senso che voglia dirsi unico, atavico, assoluto, definitivo. Zero perché i soldi sono finiti. Da un pezzo. E noi di soldi nostri non ne abbiamo mai avuti. Zero perché quando sono cadute le maschere delle mille opportunità che doveva darci il terzo millennio, ci siamo ritrovati senza scelta. Spalle al muro”.

Dunque contro la svalutazione della propria professionalità – in questo caso l’accento è posto sul settore dei servizi creativi, ma lo si può ritenere solo il caso più eclatante – tutta la massa degli sfruttati si è vista ben disposta e contenta nel sostenere questa campagna. La consapevolezza rispetto ad un problema è una condizione essenziale alla sua risoluzione, ma non è la stessa cosa. Bisogna perciò sperare che il senso di pacificazione e consolazione che appaga gli animi di chi condivide la campagna, non generi confusione su questo punto. Questo aspetto non sembra però essere sfuggito ai ragazzi di ZERO, che sulla loro pagina facebook si allacciano alla petizione #rivoluzionecreativa, per “il riconoscimento della valenza strategica della creatività. Per il rilancio del Paese”, che si trova su change.org, la piattaforma delle petizioni online.

In definitiva la campagna fa ben sperare, ha sollevato un problema comune, generato un dibattito, e soprattutto ci ha ricordato che un problema sociale è sempre costituito di singoli casi particolari, ma la sua risoluzione può dipendere solo da una consapevolezza collettiva, da una presa di posizione comunitaria.

Per visualizzare i video e avere maggiori informazioni: http://zerovideo.net/; https://www.facebook.com/facciazero?fref=ts
Per firmare la petizione: http://www.change.org/rivoluzionecreativa

Anna dotti
15 gennaio 2013

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook