Rhine Group, la nuova sfida di Draghi per la competitività europea

A due anni dal rapporto sulla competitività europea, Mario Draghi prova a trasformare le raccomandazioni contenute nel documento in proposte concrete. L’ex presidente del Consiglio e della Banca centrale europea ha lanciato il Rhine Group, un nuovo think tank indipendente che riunisce economisti, imprenditori, accademici ed ex esponenti politici con l’obiettivo di rilanciare crescita, innovazione e competitività dell’Unione europea.
A co-presiedere il gruppo insieme a Draghi sarà Patrick Collison, imprenditore irlandese e cofondatore di Stripe, mentre la direzione esecutiva è stata affidata all’economista spagnolo Luis Garicano, docente alla London School of Economics ed ex eurodeputato. Il nome scelto, Rhine Group, richiama il Reno e la dimensione transnazionale del progetto: l’organizzazione opererà infatti indipendentemente dalle istituzioni dell’Unione, cercando però di fornire indicazioni utilizzabili da Bruxelles e dai governi nazionali.
Il punto di partenza è il rapporto presentato da Draghi alla Commissione europea nel settembre 2024, che individuava alcuni dei principali problemi strutturali dell’economia europea: investimenti insufficienti, ritardo tecnologico, bassa crescita della produttività, frammentazione del mercato unico e difficoltà nel competere con Stati Uniti e Cina. Due anni dopo, molte delle riforme indicate sono rimaste sulla carta, e proprio questa lentezza ha spinto alla nascita del nuovo gruppo.
Nel documento di presentazione, il Rhine Group descrive una situazione particolarmente delicata. Tra le cinquanta maggiori aziende tecnologiche mondiali soltanto quattro sono europee e il continente appare in ritardo nelle tecnologie emergenti che potrebbero determinare gli equilibri economici dei prossimi decenni. Secondo i promotori, una stagnazione prolungata rischierebbe inoltre di ridurre la capacità degli Stati europei di finanziare difesa, sanità, pensioni, istruzione, transizione climatica e politiche sociali. La squadra riunisce personalità provenienti da settori diversi. Tra gli italiani figurano gli economisti Francesco Giavazzi e Lucrezia Reichlin, Andrea Pignataro, fondatore e amministratore delegato di Ion, Luca Ferrari, cofondatore e ceo di Bending Spoons, e Vittorio Colao, già ministro per l’Innovazione tecnologica nel governo Draghi. Partecipano anche il premio Nobel per l’Economia Philippe Aghion, l’ex ministro francese Bruno Le Maire, il presidente di Iliad Xavier Niel e Zanny Minton Beddoes, direttrice dell’Economist.
Il metodo di lavoro prevede incontri basati su documenti di ricerca preparati in anticipo e discussioni secondo la cosiddetta Chatham House Rule: le idee emerse potranno essere utilizzate, ma senza attribuirle pubblicamente ai singoli partecipanti. Il gruppo dovrebbe riunirsi almeno una volta all’anno e pubblicare progressivamente proposte dedicate alle riforme considerate più urgenti. Il messaggio politico ed economico è chiaro: per Draghi il declino europeo non è inevitabile, ma continuare senza interventi significherebbe accettarne la traiettoria. Il Rhine Group nasce quindi con l’ambizione di colmare la distanza tra diagnosi e azione, trasformando il rapporto del 2024 da grande piano teorico a possibile agenda operativa per un’Europa che vuole tornare a competere.
La sfida sarà capire quanto un organismo privo di poteri istituzionali riuscirà realmente a incidere sulle decisioni europee. La sua forza, nelle intenzioni dei fondatori, dovrebbe derivare soprattutto dalla qualità delle competenze riunite e dalla capacità di tradurre analisi economiche complesse in misure politiche concretamente applicabili.




