PRIEBKE amen: una bara rispedita al mittente anche da Dio

PRIEBKE amen: una bara rispedita al mittente anche da Dio

Herr Priebke, una croce sopra. Questo signore rimasto fino ai suoi 100 anniin compagnia di ricordi che non intendeva perdonare a se stesso in quanto esecutore di ordini superiori, sarà già comparso davanti al Superiore di tutti. Là si starà valutando se rispedirlo proprio quaggiù, condannato a consumarsi in quelle Fosse dove lavare il peccato non tra i peccatori ma faccia a faccia con 335 innocenti vittime sacrificali.

Sarebbe una “rappresaglia” finale, uno schiaffo alla ritualità delle convenzioni morali e religiose, quelle che inorridiscono alla contaminazione dei corpi dei loro cari. E seppellirlo accanto alla moglie in quella località di Bariloche in Argentina, dove ha vissuto per tanti anni nelle sue imperterrite convinzioni e tra gli affetti familiari, sarebbe parimenti dare un passaporto di “ umanità “ a Priebke. Ci vorrebbe un luogo-non luogo. Ma quel Dio che, se esiste, abita proprio in quel luogo senza confini territoriali, “ non è un Dio antropomorfico, non esercita quella volontà che l’uomo esercita su se stesso, non vuole vendetta, né perdoni, né castighi “, come diceva Einstein nel suo testamento spirituale.

Per il momento, le sue spoglie non possono lasciare il suolo della Capitale, in attesa di dirimere le opposizioni di carattere etico da parte dell’ Argentina che non intende ospitarlo nel cimitero di Bariloche vicino alla salma della moglie. L’ex ufficiale delle SS era fuggito dall’Italia ed aveva vissuto per molti anni in quel Paese, da dove venne infine estradato per essere sottoposto a processo italiano e condannato all’ergastolo. Per motivi di salute ottenne gli arresti domiciliari ed abitava a Roma al quartiere Aurelio. Una condanna a restare vicino ai “suoi” morti.

Ma anche Roma non lo vuole. Le autorità capitoline fanno sapere che non sono graditi i funerali ufficiali del signor Erich Priebke, né dagli stessi romani e in primo luogo dai parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine, teatro di quell’ eccidio del 24 marzo 1944. C’è da chiedersi non che fine farà quella bara, ci penseranno gli avvocati, a fronte delle migliaia di vittime degli esodi che affliggono le cronache italiane di questi giorni e i nostri cuori.

C’ è invece da chiedersi che senso ha la Storia.

Angela Grazia Arcuri
Roma, 13 ottobre 2013

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