Metodo Stamina, intervista a Vannoni dopo il no del comitato scientifico

Metodo Stamina, intervista a Vannoni dopo il no del comitato scientifico

Davide VannoniDopo la bocciatura del comitato scientifico, nominato dal ministero della Salute, per l’avvio di una sperimentazione clinica ufficiale del metodo Stamina, abbiamo deciso di intervistare Davide Vannoni per rispondere alle molte domande giunte in redazione dai nostri lettori.

Prof. Vannoni, quest’intervista nasce dall’interesse che molti nostri lettori hanno manifestato intorno alla vicenda del metodo Stamina. Sono arrivate in redazione molte mail nelle quali si chiedevano delucidazioni. Per prima cosa può fare un rapido riassunto di come è nata la Stamina Foundation e del perché lei si batte per far sì che questo metodo venga riconosciuto come valido dalla comunità scientifica?

Per prima cosa ricordo che la Stamina Foundation è una onlus, quindi senza scopo di lucro, nata verso la fine 2009. L’obiettivo era quello di portare le terapie con staminali in Italia dove non vengono ancora applicate e dove vi è un continuo rimando sulla possibilità di applicazione causato da una legge europea che è quella che trasforma le cellule staminali in farmaci (regolamento 1394/2007 dell’Unione Europea). Questa è stata la prima battaglia della Stamina Fondation, che non era stata creata solo per la metodica di stamina, ma per tutte le metodiche con cellule staminali che si potevano sviluppare.

Cosa è cambiato con questa legge europea?

Bisogna ricordare che prima che entrasse in vigore questa legge europea in Italia sono state fatte diverse applicazioni di cellule staminali, agli stessi Ospedali Civili di Brescia erano state applicate cellule staminali mesenchimali con trapianto in utero nei feti che si sviluppavano con un’osteogenesi imperfetta, ed ottenendo dei buoni risultati. Anche al Cardarelli di Napoli erano state fatte delle applicazioni di staminali sulle ulcere venose poi è arrivata la legge europea che ha trasformato le staminali in farmaci e tutto si è bloccato. Una decisione che ha lasciato persone, con varie patologie, senza promettenti sperimentazioni. Ricordo che inizialmente nessuno trattava patologie neurologiche, Stamina invece ha portato in Italia e sviluppato poi successivamente una metodica che è finalizza invece al trattamento di malattie genetiche, agli apparati neurologici, che sostanzialmente nessuno aveva mai preso in considerazione come patologie sulle quali operare. La grande innovazione di Stamina sta anche in questo, nella metodica, nel tipo di cellule che utilizziamo, in come le coltiviamo, nella differenziazione che riusciamo a fare di queste cellule e in parallelo anche nel tipo di applicazione terapeutica che facciamo. Il nostro è il metodo che a oggi ha dimostrato, visto i dati che abbiamo raccolto e che presto saranno disponibili, funzionare su questi casi. Quella di Stamina Fondation è quindi una battaglia tutta italiana, non è una battaglia contro la scienza, è una battaglia per le cure compassionevoli, con le quali la scienza centra poco ma che ha provato lo stesso ad entrarci a gamba tesa solo per proteggere delle posizioni di piccolo potere italiano. Questo è il brutto scenario che stanno osservando gli italiani da qualche mese a questa parte.

Parlando di piccole prese di potere, vuole dire qualcosa sulla dichiarazione di Umberto Veronesi che, intervistato dalle Iene mercoledì scorso, ha detto di non essersi mai interessato del metodo Stamina?

Una figuraccia, visto che ha scritto almeno dieci articoli contro su varie riviste contro il metodo Stamina. Una dichiarazione che fa bene comprendere il livello degli scienziati italiani su Stamina.

Qual è il meccanismo che porta all’approvazione di nuovi farmaci sulle malattie rare?

Il meccanismo che porta all’approvazione dei nuovi farmaci sulle malattie rare è alquanto perverso perché da un lato vi sono ampie raccolte fondi sulla popolazione, effettuate da strutture come quella di Telheton, che raccolgono milioni e milioni di euro ogni anno per finanziare ricerche che non arrivano alla terapia e quando arrivano, nei pochi casi, le vendono alle case farmaceutiche, non vi è quindi una finalità umanitaria.
C’è poi da dire che vi è un gruppo di Associazioni, non tutte, che gestiscono una vera e propria fetta di potere.

Come lo fanno?

Attraverso i comitati scientifici che sono collusi con le aziende farmaceutiche, o attraverso pressioni sul ministero sull’AIFA, su varie strutture per far approvare trainer clinici o farmaci, e solo queste stesse associazioni che forniscono i pazienti per le sperimentazioni di fase1, che sono quelle più pericolose. Il potere che hanno acquisito è quindi molto, inizialmente potevano anche esser nate per il bene dei malati, ma pian piano si sono trasformate in delle vere e proprie lobby o come qualcuno le ha definite, visto ciò che sta succedendo intorno al caso staminali in Italia, delle vere e proprie ‘cosche’. Inoltre all’interno di queste associazioni ci sono traffici, di migliaia se non milioni, di euro che vanno spiegati soprattutto alla luce del fatto che non si traducono in vantaggi per i propri associati o per i familiari. Emerge, da quanto detto, come in Italia ci siano dei veri e propri mondi consolidati che impediscono, di fatto, l’innovazione con il solo scopo di mantenere inalterato lo status quo ed il potere e far passare possibili, eventuali, terapie solo a distanza di anni. Questo è il dramma delle famiglie di chi è malato di queste gravi patologie.

Giulio Golia si è interessato molto al caso Stamina, pensa che i servizi trasmessi dalle Iene abbiano contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica?

I servizi delle Iene dell’anno scorso e di quest’anno sul metodo Stamina non hanno raccontato che le staminali guariscono tutti, ma hanno raccontato che esiste una terapia che da dei benefici. Questo è stato sufficiente a smuovere qualcosa, perché se le persone si tengono nell’ignoranza e gli viene detto solo che per le prossime generazioni potranno esserci delle cure, queste si rassegnano, continuano a versare il loro cinque per mille a questi sistemi e alla fine abbandonano la speranza. Chi è più facoltoso o più attento, se si vuole più propenso al rischio, lascia l’Italia e va a curarsi all’estero a decine di migliaia di euro.
Il fatto che in un ospedale pubblico italiano con legge italiana ci fosse la possibilità di applicare terapie innovative su pazienti affetti malattie genetiche o degenerative, quindi senza nessun altro tipo di cura è stato una chiave per scardinare tutto questo, difatti ha provocato una reazione molto violenta, che non si era mai vista prima in Italia, nemmeno con il caso Di Bella.

Più volte ha ricordato che vi sono circa quaranta pazienti in cura agli Ospedali Civili di Brescia che grazie al metodo Stamina stanno meglio e che ci sono dei documenti ufficiali che lo testimoniano. Può dirci qualcosa in più su questi pazienti?

Per prima cosa vorrei ricordare che questi quaranta pazienti, come tutti gli altri pazienti che sono in cura all’Ospedale di Brescia, sono tutti pazienti che non spendono un centesimo, sono pazienti con malattie gravi, molto avanzate, che sarebbero altrimenti anche abbandonati, lasciati morire. Questo non giustifica il fatto che possa esser fatto qualsiasi cosa su queste persone, tanto che la legge sulle malattie compassionevoli del 2006 dice che su queste persone si possono effettuare delle sperimentazioni a patto che vengano approvate dal comitato etico dell’ospedale, anche gratuite, e questo è quello che abbiamo fatto. Prima che ci fosse il blocco dell’AIFE tutti i nostri pazienti dell’ospedale di Brescia erano stati approvati dal comitato etico. Quindi con questi sistemi di controllo, che sono dei sistemi di controllo sociale basati sulla trasparenza, lo Stato ha dato una garanzia per queste persone che sono senza una terapia. Invece è venuta fuori una malafede che ha portato a confondere il discorso delle cure compassionevoli con quello scientifico. Il discorso scientifico si fa con le sperimentazioni, che poi possono essere di vario tipo.

Questo comunque sono persone che hanno avanti mesi, non anni, ma mesi di vita e quindi non hanno tempo per nessun tipo di approccio sperimentale diverso. Ricordo che noi abbiamo anche consegnato all’ospedale di Brescia degli articoli di base, su questa metodica, già pubblicati. Quindi non è come dice Veronesi, che forse è mal informato, che si tratta di una metodica inventata. Certo ogni cosa viene inventata, purtroppo solo quelle che vengono scopiazzate non vengono inventate. La nostra è una metodica che è stata inventata da dei biologi russi, poi portata in Italia, dove è stata sviluppata e a quel punto è diventata una metodica applicabile senza effetti collaterali e con ampi benefici sui pazienti. Si tratta, aggiungo, di benefici importanti, perché quelli riscontrabili sui bambini affetti da Sma1 sono più che evidenti, così come sui malati di Sla non abbiamo solo un blocco della malattia ma anche una regressione. Abbiamo quindi una regressione della malattia, non sappiamo fino a dove questa regressione possa arrivare ma sicuramente il paziente può vivere e avere una qualità della vita migliore.

Se avessimo un ente nazionale di controllo sulle ricerche mediche e scientifiche in grado di decidere in maniera indipendente se dare o meno il via libera alle sperimentazioni cliniche di nuovi trattamenti pensa che il metodo Stamina avrebbe incontrato meno oppositori?

Io avevo proposto una cosa simile, ovvero di creare una Cro, un organismo internazionale indipendente di valutazione, un ente esterno che valuta la sperimentazione clinica che sia fatta in maniera trasparente.
Il Cro sarebbe molto utile, se poi si pensa che nello stesso comitato scientifico scelto dalla Lorenzin su detrattori di Stamina, era presente Giulio Cossu, vicepresidente della commissione Luca Coscioni… un gesto di squallore enorme, che davanti ad una popolazione ignorante poteva anche passare, ma visto che gli italiani sono sempre più informati e queste cose le capiscono, il gesto della Lorenzin è stato un gesto pachidermico all’interno di una cristalleria. Adesso giustamente non può andar contro al comitato scientifico che ha scelto con le sue stesse mani. Rimane il fatto che non ci fa una bella figura.

Ci tengo a questo proposito a ricordare che a livello intenzionale è uscito un ottimo articolo di Camillo Ricordi, che ha trovato il consenso di centinaia di medici al mondo che lavorano sulle staminali ed hanno una visione simile a quella di Stamina e fa capire quali sono state le azioni meschine commesse in Italia dai vari Paolo Bianco. Azioni che fanno capire come l’Italia non sia un Paese dove è possibili sperimentare qualcosa di indipendente, a meno che non vi siano delle protezioni internazionali.
Nominare una Cro sarebbe una soluzione per difenderci da una cosca mafiosa italiana fatta di scienziati di parte con grandi conflitti di interesse non dichiarati, al contrario di come fanno tutti gli scienziati degli altri paesi civili.
In Italia stiamo combattendo contro le cure compassionevoli facendo morire adulti e bambini, senza far nulla di alternativo semplicemente per difendere quegli interessi propri. L’immoralità di queste persone sta poi nel dire che ciò viene fatto nell’interesse dei malati, è un qualcosa che insulta l’intelligenza e la morale. Sono comportamenti mostruosi.

Quali sono i progetti futuri della Stamina Foundation?

Stamina continuerà a curare chi ne ha bisogno, prima cosa perché abbiamo 150 persone in lista d’attesa all’ospedale di Brescia, che devono ed hanno diritto di essere curati. C’è poi da dire che quello che ci troviamo davanti è un mondo intero: perché rimanere ancorati nel mare putrido di questa sanità italiana? Cercheremo di aprire sperimentazioni anche all’estero, sempre nello spirito Stamina ovvero gratuità per i pazienti e senza terapie a scopo di lucro.

Enrico Ferdinandi

(@FerdinandiE)

5 ottobre 2013

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