Ingoiare la Redpill dopo il femminicidio di Sara e Ilaria
“Un’altra cumcettina che credeva di avercela solo lei”; “questa donna era una Cumcetta”, “ecco cosa succede a ipergamare troppo”. Questa è una piccola raccolta di messaggi scritti da uomini, perlopiù giovani, commentando i post delle pagine social di importanti testate trattanti i recenti femminicidi di Sara Campanella (22 anni) e Ilaria Sula (23 anni).
Leggere questi commenti sotto ai post dei vari notiziari ha lasciato molti di stucco. Come in ogni inizio in medias res che si rispetti, non abbiamo avuto il tempo di assaporare la nostra stessa indignazione che un sentimento ancora più elementare è sopraggiunto: la confusione. Da dove vengono questi inglesismi esoterici, che sottobosco si è risvegliato alla notizia del tragico femminicidio di Sara e Ilaria?
Come da buona prassi, facciamo un passo indietro. È il 2016, ci sono io, che sono un liceale come tanti, estremamente legato alle mie idee confuse. Gli scuotimenti sismici del bus mi martellano la corteccia cerebrale. In Italia è l’anno della rivoluzione culturale: l’indie e la trap hanno appena stravolto la scena musicale come anche l’immaginario estetico-sociale giovanile. Ma gli anni ’10 del ventunesimo secolo sono per il resto del mondo quelli in cui sui social network si è consumato quel fenomeno ubiquo e manicheo al tempo stesso chiamato culture war.
Appena qualche mese prima, esattamente il 1° Ottobre 2015, un utente apre il suo laptop, accede a 4Chan e scrive:
”Questo è solo l’inizio. La ribellione beta è iniziata. Presto altri nostri fratelli prenderanno le armi per diventare martiri di questa rivoluzione”
Il post si riferisce alla notizia dell’uccisione di nove compagni di classe da parte del 26enne Chris Harper-Mercer prima di suicidarsi, all’Umqua College di Roseburg. Il caso è singolare: Harper Mercer annuncia la sparatoria in classe con un’immagine di Pepe The Frog che imbraccia una pistola. Appena tredici giorni dopo, il ranocchietto meme avrebbe fatto la comparsa sul profilo Twitter di Donald Trump. Siamo in campagna elettorale, la stessa che avrebbe portato alla sua vittoria e al conseguente allargamento online della culture war dove ambienti come l’alt-right americana e l’androsfera online diventano veri e propri vettori dell’elezione dell’attuale presidente USA.

L’elezione di Trump rappresenta per molti la rivincita del maschio bianco e occidentale. La manosphere negli anni, infatti, si coagula velocemente da niche di internet a vera e propria dottrina d’insieme. Questa rabbia online è causata da quello che Michael Kimmel ha definito “diritto leso dei giovani bianchi”. Ossia, coloro che si sentono il legittimo pubblico demografico delle produzioni culturali della società occidentale, in attacco da forze esterne. Ossia il progressismo o, più specificamente, il femminismo. Lo schieramento è netto: gli uomini di 4Chan contro le femministe di Tumblr.
I meme diventano un vettore importantissimo di coesione della community. L’Alt-right assume il fascino trasgressivo di chi non si prende troppo sul serio. Le femministe cominciano ad essere rappresentate come sovrappeso, coperte di piercing, tatuaggi e capelli colorati. Meme dopo meme, si compone, pezzo per pezzo, il simbolo del proprio avversario ideologico: i woke. Gli anni passano e, se prima spopolavano i video di Ben Shapiro e Jordan Peterson incartare con abile dialettica nei dibattiti televisivi politici e femministe, ora si assiste alla salita, altrettanto dialettica, di Musk.
Ma cos’è la manosphere? Entriamo nella tana del bianconiglio: si tratta una galassia di siti, blog, Reddit, forum online, canali Telegram e Discord, piattaforme diverse che interagiscono nello spazio etereo della rete. Il contesto italiano è meno diffuso di quello anglosassone, ma la postura internazionale di internet rende la navigazione nei più consolidati ambienti americani molto fluida e immediata. Le community variano, alcune hanno un’organizzazione orizzontale, altre più verticale. Più di tutti spiccano i gruppi Ordine Patriarcale, Azione Incel – incel da “involuntary celibates” – ed Essere Uomo. Senza dimenticarsi di diffusissimi blog come Il Redpillatore, la manosphere si articola anche sui social tradizionali. Su Facebook in veri e propri gruppi chiusi, su Instagram in pagine che condividono contenuti ad hoc per i propri follower.
Una delle attività più frequenti presenti in questi gruppi e forum è la condivisione di storie personali. Da chi chiede consigli su come far cambiare idea alla propria ex ragazza, a chi sfoga la sua frustrazione per essere vergine a venticinque anni. Sul Forum dei Brutti si trovano veri e propri diari personali degli insuccessi sentimentali di alcuni utenti con le ragazze. Questi contenuti vengono affiancati, a loro volta, anche dalla condivisioni di teorie e resoconti pseudoscientifici volti a rafforzare la narrazione che circonda la manosphere. Nei casi più gravi, circola materiale fotografico intimo di donne non consensuale accompagnato da un linguaggio violento ed estremo. Non manca sovente il riferimento ad un immaginario maschile militarista accompagnato da meme razzisti.
Ma veniamo alla dottrina. La manosphere si connota per un’impostazione essenzialista nelle differenze di genere. L’essenzialismo biologico di genere è quell’atteggiamento sociale che porta a vedere persone dello stesso genere come accomunate da un sostrato comune (la struttura biologica) che influenza il loro modo di vivere nel mondo. L’idea di fondo è che l’uguaglianza di genere sia irraggiungibile, che siamo tutti figli di una grande bugia culturale: nello stato di natura l’uomo domina la donna. Vengono addirittura consigliate letture apposite: “Sexual Utopia in Power” oppure “Women The Most Responsible Teenager in The House”.
“La legge universale della natura è che i maschi mostrano e le femmine scelgono. […] La natura impone che nella danza dell’accoppiamento, il maschio deve aspettare per essere scelto.”
Scrive F. Roger Devlin, autore del primo dei due libri. E poi:
“quando ti dicono ‘devi essere te stesso’ è una stronzata. Perché la seduzione è sempre una forma di manipolazione. Predisponiti con questa mentalità, devi essere come lo squalo, invece di colpire la preda in maniera diretta, prima ci gira attorno”
All’interno di queste comunità digitali gli uomini si auto-suddividono in categorie secondo le loro caratteristiche di status e aspetto. Chi è in cima ai “punteggi” è il maschio alfa, colui da cui ogni donna sarebbe irresistibilmente attratta. La bellezza maschile viene valutata all’interno di questi gruppi in una scala da 1 a 10. Su siti come looksim.net si chiede di valutare la propria mascella. La chaddom, ossia lo status di chad, nome in codice per definire il maschio al vertice della categoria estetica e sociale, si può ottenere esercitandosi nel looksmaxxing (cura della pelle, dieta e allenamento) o nei casi più estremi nell’hardmaxxing, ossia il ricorso all’assunzione di steroidi e chirurgia estetica.

Immagine presa dal blog Il Redpillatore.
La sessualità viene economizzata e, come nota Rachel O’Neill – professoressa della London School of Economics – questo fenomeno, ideologicamente neoliberista, “diffonde a tutti il modello del mercato. Le relazioni vengono comprese in termini di quantità, piuttosto che di qualità”. Se l’unica motivazione dell’insuccesso nella vita sentimentale è l’apparenza fisica, l’oggettificazione (e quindi mercificazione) del corpo non è solo delle donne, ma anche quella maschile.
A peggiorare la situazione si aggiunge la pratica diffusa nella manosphere di cherry picking di articoli scientifici, riflessioni filosofiche che sembrano confermare in una spirale senza fine di bias di conferma “la grande menzogna del femminismo”. Non di rado si possono vedere citati in modo decontestualizzato un filosofo marxista con un’ultraliberale in un’insalata condita di studi di psicologia evoluzionistica superata da anni.
Non mancano formule e slogan. Se sulla barra di ricerca di Youtube si digita “reject modernity, embrace masculinity” si trovano migliaia di video in cui il modello è sempre lo stesso che vede contrapposte due visioni del mondo: da un lato la modernità vista come femminea, debole, consumista e sottomessa; dall’altro un mondo caratterizzato da una mascolinità sportiva, impegnata, soldatesca e lavoratrice. È paradossale il fatto che questa narrazione critichi il capitalismo – in cui vigore e virilità si oppongono al consumismo e all’omologazione – proponendo i suoi stessi strumenti (la performatività, la ricerca del successo e l’individualismo) come via d’uscita per sconfiggerlo. Patriarcato e capitalismo diventano così origine e soluzione dello stesso problema in un’argomentazione circolare senza via d’uscita.

Rompere il cameratismo di questi gruppi – con i suoi codici consolidati e le sue formule codificate – è complesso e fa scontrare con la loro chiusura e uniformità. Falsificare con la logica la dottrina della manosphere è totalmente inefficace, il fenomeno di eco-chamber di questi gruppi è troppo radicato. Come spesso accade, però, la soluzione al problema non è il braccio di ferro dell’argomentazione. Sempre su Reddit sono recentemente nati gruppi di supporto e deradicalizzazione maschile. In altre parole, gruppi in cui molti uomini trovano la forza di mettere in discussione la teoria della redpill (citazione dell’area della manosphere italiana con voluto riferimento alla pillola rossa della verità del film Matrix). Sono gruppi di aiuto che offrono kit di pronto soccorso per disintossicarsi dai contenuti di questi gruppi e blog.
Quello che porta molti di loro a voler prendere le distanze dalle teorie della manosphere è la constatazione di sentirsi peggio di prima. Molte testimonianze su questi forum, gruppi Telegram e così via, spiegano quanto queste teorie abbiano accresciuto in molti uomini un senso di impotenza, isolamento e vuoto nichilismo che, in molti casi, era già in partenza in casi di stati di alta vulnerabilità alla manipolazione. Abbondano confessioni di chi afferma di aver pensato al suicidio, all’autolesionismo e di chi avrebbe rovinato le sue relazioni romantiche per aver applicato gli ennesimi consigli dei Guru della manosphere.
Ma non è tutto oro quel che luccica, tantissimi membri non rinunciano davvero alla teoria della redpill, ma non ne sono convinti del tutto e cercano un confronto con altri uomini al riguardo. Molti non seguono un percorso lineare: semplicemente, partono con l’idea di disintossicarsi per poi tornare più rafforzati nelle proprie convinzioni. Nonostante la buona volontà, l’idea più dura a morire rimane che tra gli uomini esista una sorta di gerarchia naturale ineliminabile. Ma anche che ci sia uno sbilanciamento di potere in ambito dating detenuto dalle donne (che appunto “ipergamano” e selezionano solo i migliori). Da qui viene il termine “cumcetta“, ossia quello di una donna non molto bella che comunque detiene il potere sociale di preselezionare e pretendere uomini di alto status e bellezza.

Immagine presa dal blog Il Redpillatore
Francesco Ferreri, antropologo specializzato in men’s studies sostiene che “se certe questioni le rendiamo invisibili, come moltissime di quelle legate al maschile, a quel punto le risposte sono trovate in luoghi molto oscuri”. La manosphere nasce da un vuoto teorico e narrativo sui temi relativi al maschile. Infatti, come ha sottolineato il filosofo Lorenzo Gasparrini: “Non c’è un’alternativa. Chi è socialmente cresciuto e maschio non può scegliere a che maschilità rifarsi, un po’ perché non ci sono altri modelli, un po’ perché non viene mai messo in questa situazione di scelta”. Il fatto che il maschile sia così pesante e monolitico lo rende pesante in primis per chi ci si riconosce e la mascolinità la vive nella propria identità. L’attrito tra la narrazione del maschile e la sua esperienza quotidiana producono quello stesso disagio silenzioso che porta molti uomini in queste community e in questi linguaggi violenti.
Al tempo stesso però, è proprio questa sua natura culturalmente monolitica a far sì che i tentativi di cambiare la narrazione del maschio si traducano in proposte diametralmente rigide e monolitiche all’opposto. E siccome l’opposto di maschile è femminile, l’accusa è di voler femminilizzare gli uomini. Non di rado, infatti, su gruppi Telegram come Essere Uomo, si possono leggere esternazioni degli utenti come:
“La mascolinità è sotto attacco da anni, se non decenni. Forse basterebbe solo lasciarli essere uomini, e rispettare e celebrare la mascolinità, nei suoi pregi e difetti”
Parlare di vittimismo maschile di fronte a queste frasi non risolve il problema. Aggredisce gli effetti e non le cause del problema. Come fa notare Ferrero, per molti uomini rendersi conto dei condizionamenti sociali che hanno ricevuto può essere doloroso. Li può portare a realizzare di aver fatto del male, di aver vissuto una relazione tossica, di aver scambiato un “no” per un “sì” e prevaricato dei limiti che gli erano stati richiesti di rispettare. La manosphere nasce proprio da questo bisogno di ascolto che la società continua a negare agli uomini. La soluzione al problema non è la culture war, ma creare gli spazi, le condizioni e gli strumenti necessari a poter permettere agli uomini di esprimere il disagio e le pressioni sociali a cui si sentono sottoposti senza ostilità. Solo così si potranno gettare le basi di una progressiva liberazione maschile e salute psicologica.




