Urlare per sopravvivere: undicenne salvata in mare
Gridava, tra le onde del mare. La voce flebile, il corpo provato dalle tante ore trascorse in acqua, via via sempre più sola. Yasmine, 11 anni, originaria della Sierra Leone, è l’unica migrante salvata nelle acque nei pressi di Lampedusa, nella notte di martedì 10 dicembre. Dei suoi 44 compagni di viaggio non si hanno ancora notizie.
Alle 3.20 di martedì mattina il veliero Trotamar III ha sentito le urla della undicenne, ritrovata appesa a due camere d’aria, strette a lei come una propria ancora di salvezza. L’hanno sentita gridare nel buio del Mediterraneo i volontari della Compass Collective, un’ong tedesca che gestisce il veliero di ricerca e soccorso che ha portato Yasmine in salvo. «Stavamo navigando alla ricerca di un barcone in pericolo, segnalato in un punto più lontano, quando a bordo sono arrivate le urla della bambina», ha raccontato Katja Tempel della Compass Collective. Dopo il salvataggio, i soccorritori hanno perlustrato l’area circostante, senza successo.
Si trattava di un barcone partito dalla città tunisina di Sfax. Yasmine aveva intrapreso il viaggio insieme al fratello, scomparso insieme agli altri naufraghi. Il padre sarebbe, invece, ancora in Tunisia, in attesa di partire. La sopravvissuta racconta di aver combattuto tra le onde, aggrappata alla plastica per due giorni nelle acque invernali del Canale di Sicilia. I medici del poliambulatorio di Lampedusa che l’hanno visitata affermano che sia verosimile che la ragazzina sia rimasta a mollo per così tanto tempo. Tuttavia, la sua sopravvivenza resta un fatto straordinario: in questo periodo, le morti per ipotermia o per assideramento arrivano molto più rapidamente, a volte neanche in trenta minuti.
Sul caso, la procura di Agrigento ha aperto un’indagine per omicidio colposo plurimo, naufragio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Il salvataggio di Yasmine nelle acque del Mediterraneo ricorda la storia di Samia, raccontata da Giuseppe Catozzella nel libro “Non dirmi che hai paura” e che, proprio in questi giorni, viene proiettata nelle sale italiane grazie alla regia di Yasemin Samdere. Migliaia sono i migranti che muoiono in mare ogni anno, mentre inseguono il sogno di una nuova vita, della possibilità di un futuro diverso, migliore. Yasmine ha urlato. Si è aggrappata ad una vita che, a molti altri, come Samia, è stata strappata da quelle onde, tanto dolci viste dalla terra ferma, quanto spietate se affrontate in mare aperto. L’Oim afferma che nel corso del 2024, lungo la rotta mediterranea, sono scomparse oltre 1.500 persone. Bambini, donne e uomini rischiano ogni giorno la propria vita, osteggiati e contrastati dalle acque del mare e dai governi.




