Alessandro Giuli, il biglietto da visita del nuovo ministro della cultura
Partiamo dalla fine: intento a lavorare per le sue ultime ore come ministro della cultura, siede, nella sua scrivania in via del Collegio Romano, Gennaro Sangiuliano. Ha da poco firmato un decreto di nomina per diciotto consulenti, lasciando di stucco i dirigenti e persino molti dei suoi collaboratori, che lo avrebbero esortato a desistere. Un atto che nessun ministro dimissionario si sarebbe mai sognato di emanare. In effetti, al massimo si lasciano delle “lettere dei consigli” sulla scrivania per il proprio successore, in questo caso Alessandro Giuli.
Dopo lo scandalo Boccia, Sangiuliano, però, non ne ha voluto sentire: il decreto, in verità, non è stato ancora pubblicato e in molti in queste ore ripetono che il neo-ministro Giuli, come primo atto, cambierà qualche nome di quella lista, magari proprio eliminando quelle figure che potrebbero smuovere ancora una volta l’esecutivo, come Manuela Maccaroni, donna ritenuta molto vicina a Sangiuliano con cui ha già collaborato in Rai.
Non c’è soltanto questa di problematica: Giuli dovrà fare i conti anche con chi ha scavato nel suo passato: ex militante del movimento neofascista Meridiano Zero e la pubblicazione di libri con la casa editrice Settimo Sigillo, molto vicina agli ambienti della destra radicale.
Alessandro Giuli, però, si presenta anche come un giornalista di grande peso e rilevanza, avendo collaborato con Il Giornale, Il Sole 24Ore e Panorama.
In più, dal 2019 al 2020 è stato ospite fisso della trasmissione Patriae e collabora tutt’oggi con L’Argonauta, programma che va in onda su Rai Radio 1. Di rilievo anche la sua carica, dal dicembre 2022, di presidente della Fondazione MAXXI, uno tra i musei delle arti del XXI secolo più rinomati al mondo.
Quello che c’è da augurarsi è che il nuovo ministro non sia un Sangiuliano bis, che inseguiva l’idea di una non ben chiara nuova egemonia culturale conservatrice.




