Grandi Navi a Venezia. Stop dal 1 agosto

Grandi Navi a Venezia. Stop dal 1 agosto

Ci sono voluti più di 12 anni per arrivare a questa risoluzione ma lo scorso martedì il Consiglio dei Ministri ha preso una decisione definitiva: dal 1 agosto le grandi navi non transiteranno più a Venezia. Le misure prese, inserite all’interno del decreto legge “Misure urgenti per la tutela delle vie d’acqua di interesse culturale e per la salvaguardia di Venezia.”, danno precise disposizioni su quali imbarcazioni fra due settimane i cittadini di Venezia vedranno passare in Laguna e prevedono aiuti per tutto il settore croceristico.

Questo atto di fatto sancisce il superamento del decreto Clini Passera approvato nel 2012, mai attuato realmente. Importante sottolineare come questa decisione sia arrivata proprio pochi giorni prima che iniziasse la sessione allargata del Comitato Unesco – cominciata ieri, terminerà poi il 31 luglio a Fozhou in Cina – dove si dovrebbe capire se Venezia finirà nella blacklist dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, come annunciato a fine giugno.

Il decreto

Nel vietare il passaggio delle grandi navi per Venezia, il Consiglio dei Ministri ha dichiarato il bacino di San Marco e il canale della Giudecca monumenti nazionali, e per questo inviolabili.

Il decreto recita: ”ll divieto di transito dal primo agosto nelle aree protette della laguna di Venezia riguarda le navi aventi almeno una delle seguenti caratteristiche: stazza lorda superiore a 25.000 tonnellate; lunghezza dello scafo al galleggiamento superiore a 180 metri; air draft superiore a 35 metri, con esclusione delle navi a propulsione mista vela-motore; impiego di combustibile in manovra che produce emissioni inquinanti (con contenuto di zolfo uguale o superiore allo 0,1%).”

Perciò, fra quindi giorni, nei canali veneziani potranno transitare esclusivamente imbarcazioni sotto le 25 mila tonnellate con un massimo di 200 passeggeri. Le altre navi dovranno invece ormeggiare nella zona portuale di Marghera dove saranno costruiti quattro diversi approdi. A proposito di questo, i lavoratori del settore portuale contestano al governo il fatto che queste quattro zone non siano ancora in via di costruzione (lo saranno infatti solo dal prossimo anno), cosa che probabilmente comporterà un nuovo blocco per il settore crocieristico, appena ripartito dopo il fermo dovuto dall’emergenza sanitaria. A loro fa eco tutta la politica veneziana, anche quella che sperava in questo decreto, molto preoccupata per la situazione di 4 mila famiglie.

Per accelerare il lavoro, Fulvio Lino di Blasio, già Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, è stato nominato commissario straordinario e avrà a disposizione 157 milioni per lavorare a questo progetto. È lui una delle persone più fiduciose su questa decisione, perchè la vede come una sfida per costruire un “porto del futuro e per una città sostenibile”

I lavoratori del settore

I lavoratori del settore portuale fin da subito si sono detti molto preoccupati per il proprio lavoro, tanto da richiedere in più occasioni di sedersi al tavolo di discussione, senza, sembra, aver mai avuto un confronto. Il decreto, oltre alle linee guida generali, stabilisce di destinare degli aiuti raccolti in un fondo apposito agli operatori del settore. Il problema attualmente risiede nel fatto che nel decreto non è specificata alcune cifra e che più in generale ancora si sappia nulla.

La paura principale dei portuali è che molte compagnie, una volta costruiti gli approdi in una zona differente dal centro di Venezia, possano non voler tornare più in città. Inoltre, con il blocco delle grandi navi – ovvero imbarcazioni da più di 25 tonnellate e lunghe più di 180 metri – secondo loro verrebbero lasciate fuori dalla Laguna molte di quelle navi extralusso che porterebbero in città visitatori disposti ad investire i propri soldi, facendo girare l’economia della città.

Le reazioni

Timide sono state le reazioni giunte dalla politica veneziana e regionale. Il sindaco della città, Luigi Brugnaro si è detto molto soddisfatto della decisione presa, una soluzione che auspicava fin da quando era presidente di Confindustria Venezia. Si è dichiarato inoltre molto felice della scelta di puntare su Marghera.

Diverso il discorso per il governatore del Veneto Luca Zaia, che martedì scorso, allarmato invece per lo spostamento degli approdi e delle navi a Marghera, ha telefonato al presidente Mario Draghi per esprimere la propria preoccupazione riguardante la Vtp (Venezia Terminal Passeggeri), compagnia che ha in concessione la zona della Marittima fino al 2025, e che con queste decisioni sarebbe esclusa dai nuovi percorsi che dovrebbero fare le grandi navi. La Regione è una delle azioniste della Vtp assieme a tre compagnie di crociera internazionali e un operatore terminalista turco e la perdita del prestigio della città agli occhi dei finanziatori esteri potrebbe portare minori investimenti.

L’unico modo per inserire la Marittima gestita da Vtp nelle nuove rotte sarebbe quello di ripristinare l’utilizzo del canale Vittorio Emanuele III che permetterebbe di collegare questa zona al Canale dei Petroli e quindi alla stessa Marghera, punto in cui dovrebbero essere costruiti gli approdi per le navi.

Fra tutte le soluzioni, rimane inoltre ancora aperta la possibilità che il concorso indetto per trovare idee per realizzare il porto in mare aperto porti a cose concrete su cui poter lavorare.

Altre notizie

Il Consiglio dei Ministri in quest’occasione ha dichiarato inoltre che i lavori del Mose saranno conclusi e che vedrà la luce l’Autorità della Laguna con la rinascita del Magistrato alle Acque.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook