Lo scontro sullo ius soli tra politica e società civile

Lo scontro sullo ius soli tra politica e società civile
L'opposizione parlamentare allo ius soli. Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/09/19/ius-soli-salvini-pronto-blocco-camere_c5610ac9-f97f-4fd5-b333-063fb815ed8a.html

“Penso sarebbe una cosa molto importante se questo governo Draghi, il governo del tutti insieme, fosse il periodo in cui nascesse la normativa di civiltà nel nostro paese sullo ius soli”.  Con queste parole Enrico Letta, nel suo discorso al Nazareno come nuovo segretario PD, riporta l’attenzione del dibattito politico sulla riforma del diritto alla cittadinanza.

Ora, tralasciando il riferimento al governo attuale, che per ragioni di composizione della maggioranza e di momento storico contingente, non rischierà la messa in agenda di un tema così divisivo, è innegabile come quella sullo ius soli sia una battaglia fondamentale per tutte le forze politiche a vocazione progressista ed egualitaria (o professantisi tali).

IUS SOLI – ius sanguinis… oggi in Italia

Dal latino ius soli si traduce come “diritto del suolo”; giuridicamente indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

In Italia ad oggi vige un principio differente, che poggia sullo ius sanguinis, la cui applicazione prevede la cittadinanza per gli individui nati o adottati da genitori italiani. Completano il quadro normativo casi “particolari”, come fattori temporali di residenza accompagnati da determinati requisiti, o ancora possibilità di acquisto iure soli, se si nasce sul territorio italiano da genitori apolidi o ignoti.

Proprio questi fattori residuali, che di fatto mitigano il rigido principio sanguineo, non solo sconfessano quanti alzano barricate ornate da ideologismo retrogrado (peraltro malcelato), ma di fatto pongono le basi per un’evoluzione naturale del diritto alla cittadinanza e dei relativi principi su cui esso si fonda.

 

L’iter parlamentare – a che punto siamo

Una riforma sulla cittadinanza propendente ad applicare lo ius soli è in realtà stata approvata nel 2015 alla Camera, salvo poi fermarsi per l’opposizione del Senato, che ha di fatto bloccato i lavori per anni. Sorvolando sui peccati del nostro bicameralismo che ci piace definire “perfetto”, la proposta di legge oggi ferma prevede due nuovi soggetti di diritto: lo ius soli temperato e lo ius culturae.

Il primo caso riprende quei fattori marginali di cui si parlava poc’anzi; si allentano i requisiti necessari all’acquisizione della cittadinanza per chi è nato in Italia da genitori stranieri.

Lo ius culturae tiene invece conto del ciclo di studi compiuto nel Paese, muovendo le proprie ragioni da una filosofia secondo la quale si è cittadini se oltre a condividere il luogo di nascita si condividano anche cultura e tradizioni di quel luogo.

Dunque, quando si parla di Ius soli, non si intende uno “ius soli puro”, che del resto non è applicato oggi in nessun Paese, eccezion fatta per gli Stati Uniti d’America.

L’opposizione parlamentare allo ius soli. Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/09/19/ius-soli-salvini-pronto-blocco-camere_c5610ac9-f97f-4fd5-b333-063fb815ed8a.html

Alla luce di quanto detto finora (seppur poco), suonano veramente vaghe e prive di senso compiuto (strano!) le dichiarazioni di quanti si oppongono ad una riforma in questo senso del diritto alla cittadinanza. Seguono alcuni esempi, solo due in realtà, perché la solfa è un pò sempre la stessa..

“Letta e il Pd vogliono rilanciare lo Ius soli, la cittadinanza facile per gli immigrati? Eh, buonanotte..” (Salvini, Lega).

“la prima proposta di Letta per aiutare gli italiani è lo ius soli per gli immigrati. Delle volte è meglio lasciare all’estero i cervelli in fuga” (Lollobrigida, Fratelli d’Italia).

Ecco, riporto quanto scritto sopra per evidenziare due dinamiche, la prima è che il mondo della destra ovviamente si oppone ad una politica di questo stampo;  e non potrebbe fare altrimenti chi fa parte del campo politico conservatore-nazionalista, che negli ultimi anni ha incarnato anche forti derive sovraniste.

Del resto, il maggior partito di questa destra è quella stessa Lega che nasce nell’ ’89 come partito etno-regionalista.  Non può accettare per definizione un allargamento del diritto alla cittadinanza, riteniamoci anzi fortunati che il “popolo padano” accetti almeno di condividere la carta d’identità con il resto d’Italia!

La seconda riflessione, più dolorosa, riguarda l’abuso della parola immigrato. Viviamo sotto questo bombardamento mediatico continuo. E il “tabellone segna punti” dice che ha funzionato. Sta funzionando. Basterebbe leggere la definizione di ius soli per rendersi conto che no, non significa “cittadinanza facile per gli immigrati”.

Sarebbe un passo invece in quel percorso di regolarizzazione dell’immigrato a cui spesso anche le destre inneggiano, ma detto da loro suona sempre un pò come quell’amico che tutti abbiamo, che guardandoci ci dice: “guarda io non sono razzista eh, però..”

E ancora questo slogan, questa tiritera, del prima gli Italiani. Ma che significa?  Ad ogni modo, per non uscire fuori tema, semplicemente un appello, basta. Grazie.

 

Perché è necessario lo ius soli?

Se adottiamo un metodo puramente comparativo, potremmo rispondere facilmente a questa domanda. Il resto d’Europa, quindi Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Svizzera etc. applica nei propri ordinamenti legislativi forme di ius soli temperato, accompagnato in alcuni casi da principi vicini allo ius culturae. Quindi se guardiamo agli altri, ci accorgiamo di essere semplicemente indietro.

Ma se il metodo comparato è sicuramente ottimo per la scienza politica, è vero anche che la cittadinanza, lo ius soli, non è argomento da ricondurre solo ad analisi politiche in senso stretto. La battaglia sullo ius soli va combattuta su più livelli, è un’istanza culturale, una necessità sociale.

Dunque, perché è necessario lo ius soli? Oggi chi nasce qui da genitori stranieri, chi arriva qui in tenera età, dipende nei fatti dal permesso di soggiorno dei genitori, rischiando di diventare irregolare se quel permesso poi scade. Ancora, viaggiare è rischioso, non si ha passaporto. Non si può votare nè essere eletti, non si può partecipare ai concorsi pubblici. Contributi assistenziali, borse di studio, perfino i colloqui di lavoro, tutto è differente, interdetto.

Questo è il grande vulnus, l’immigrazione ci viene raccontata come un problema, ci viene rifilato il dualismo amico-nemico, ma contrariamente da quanto veicolato, l’immigrazione non è solo sbarchi e luoghi comuni, è semmai in maggior misura soprattutto questo: regolarizzare chi è qui ed è esattamente come noi, ma non gode degli stessi diritti, delle stesse opportunità.

Ed ecco allora che ius soli significa uguaglianza, integrazione, progresso, avanzamento sociale e culturale. Significa riflettere sulla propria società e volerla più giusta.

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