Se l’industria culturale cola a picco. Il “salvagente” della direttiva copyright

Se l’industria culturale cola a picco. Il “salvagente” della direttiva copyright

E in concomitanza con l’avvicinarsi in Italia del recepimento della direttiva europea sul copyright, che introduce in capo agli autori e agli editori il diritto connesso al diritto d’autore per i contenuti distribuiti online, un rapporto realizzato da EY – EY Italy – Home | Building a better working world – dà i numeri delle perdite delle industrie culturali, anche a causa delle conseguenze dalla diffusione del Covid-19: 199 miliardi. Più del 30 per cento del volume complessivo delle transazioni.

Il rapporto è stato presentato lunesì a Bruxelles in una conferenza stampa del Gruppo Europeo delle Società di Autori e Compositori (GESAC) – GESAC – THE EUROPEAN AUTHORS’ SOCIETIES (authorsocieties.eu) – di cui fa parte anche la Siae, che ha commissionato appunto ad EY lo studio sulle industrie della creatività e della cultura (ICC) e sul loro ruolo nell’economia europea in un periodo di forte crisi come quello attuale. La ricerca – intitolata Creare crescita: misurare i mercati culturali e creativi nell’Unione Europea – analizza 11 settori: libri, giornali e riviste, musica, arti performative, televisione, film, radio, giochi & videogiochi, arti visive, architettura e pubblicità. Un’ indagine ad ampio raggio che comprende descrive l’industria culturale nel suo complesso.

La musica e le arti dello spettacolo nel loro complesso vedono rispettivamente una contrazione del 75% e del 90%, e si prevede un taglio draconiano degli incassi di artisti e autori per quest’anno e per il 2022, come ha commentato Giulio Rapetti Mogol alla presentazione dei dati. Il presidente della Siae – si legge in una nota Ansa – ha parlato di necessità di azioni che accelerino la ripresa e anche lui, come gli editori di giornali, reputa fondamentale il recepimento della direttiva europea sul diritto d’autore, che garantirebbe una equa redistribuzione dei compensi tra tutti gli artisti.

I numeri del Rapporto

Ma Creatività e Cultura, sarebbero, sono, la vera ricchezza di una società, sua espressione più autentica. In particolare, l’Italia ha dalla sua il passato, scrigno prestigioso di creatività, un patrimonio di diversità culturale da tramandare e a cui attingere davvero unico al mondo. Per questo è importante, per il suo valore sociale, oltre per il valore economico delle sue imprese e l’impatto occupazionale. Perché il valore economico è indubbio. Il settore della cultura viene percepito unicamente come svago e divertimento, mentre invece è un fattore di sviluppo per il Paese che può determinare la crescita del Pil. Leggendo tra i numeri del Rapporto, vediamo che nel 2019 le ICC rappresentavano il 4,4% del Pil dell’Ue, con incassi annui di 643 miliardi di euro, un valore aggiunto di 253 miliardi, generando occupazione per 7,6 milioni di persone. Con un tasso annuale del +2,6% dal 2013, le Industrie culturali e creative crescevano più velocemente rispetto alla media europea attestata sul +2%, riportando un surplus nella bilancia commerciale per i beni culturali pari a 8,6 miliardi di euro. Inoltre, lo studio rileva che tra il 2008 e il 2012 i posti di lavoro nell’Unione Europea sono in diminuzione (-0,7 all’anno) mentre quelli nelle industrie culturali e creative, sempre nello stesso periodo, registrano un incremento di +0,7 l’anno.

 

Con le perdite attuali e stimate, invece, lo studio conclude sulla necessità di un ingente finanziamento pubblico e la contestuale promozione di urgenti investimenti privati. Il Parlamento europeo ha a cuore la cultura, ha detto il Presidente David Sassoli a commento dei dati, e continuerà ad operarsi per aumentare il budget ad essa destinato all’interno del Piano finanziario pluriennale.

 

L’iter della direttiva europea sul copyright

Intanto in Italia l’iter del recepimento della direttiva europea sul copyright prosegue. In data di ieri ha preso avvio la lettura della legge di delegazione alla Camera dei Deputati, dopo essere stata approvata in Senato con la votazione dello scorso 29 ottobre sul testo della legge (AS-1721-A) di recepimento delle direttive UE, che include due norme riguardanti la tutela del diritto d’autore. (v. articolo precedente: https://www.2duerighe.com/attualita/124297-diritto-d-autore-con-l-approvazione-del-disegno-di-legge-di-delegazione-europea-in-senato-una-prima-vittoria-per-tutti-gli-autori.html).

Ma non così certi i contorni delle norme che il Governo emanerà in esecuzione dell’art. 9. che giunge alla Camera corredato da tre “ordini del giorno” che impegnano l’esecutivo a valutare l’adozione di precise linee. Poi sarà la volta dei decreti delegati che entreranno nel concreto e nei detagli dell’attuazione. Infine, per quanto riguarda l’editoria giornalistica, gli accordi, che vedranno protagonisti gli editori e gli Over The Top. Giovedì scorso è stato trovato, dopo oltre un anno di trattative  – perché la Francia è stata la prima a varare la legge di recepimento della direttiva europea – l’accordo fra Google e gli editori francesi per il pagamento degli articoli pubblicati online. Google aveva fermato la negoziazione, ma ha dovuto riprenderla dopo l’intervento dell’Antitrust, la cui decisione era stata confermata in Corte di Appello. Ora è il momento delle trattative con i singoli editori che secondo Pierre Petillault, il direttore generale dell’Apig – si legge su Italia Oggi – “saranno veloci perché è interesse di entrambe le parti arrivare al contratto e al pagamento. Gli editori non avranno solo noccioline, come dice qualcuno. Google dovrà rispettare il prezzo che è stato stabilito e gli specifici criteri”.

In sede di messa a punto del recepimento della direttiva, ci sono dei nodi da sciogliere, come quello di una giusta definizione di “estratti molto brevi”, esclusi dalla tutela per non pregiudicare la libera circolazione delle informazioni, che le piattaforme digitali potranno continuare ad utilizzare liberamente, per trovare il modo che siano tali da non vanificare l’obiettivo della direttiva. Dovrebbero, in altre parole, incuriosire sull’argomento trattato dall’articolo, ma evidentemente non esaurire tutte le informazioni sull’argomento stesso. Sulla definizione di “estratti molto brevi” è stato approvato un o.d.g. (il G.9.102) che impegna il Governo a non considerare molto brevi gli estratti suscettibili di qualsiasi fruizione economica autonoma, ai sensi dell’art. 9.2 della Convenzione dell’Unione di Berna per la protezione delle opere letterari (“è riservata alle legislazioni dei Paesi dell’Unione la facoltà di permettere la riproduzione delle predette opere in taluni casi speciali, purché una tale riproduzione non rechi danno allo sfruttamento normale dell’opera e non causi un pregiudizio ingiustificato ai legittimi interessi dell’autore”). Anche il tema delle “richieste di equo compenso” previste dall’art. 16 della Direttiva DSM, cioè la questione dei minori ricavi percepiti dagli editori e dagli autori dei giornali per effetto dell’esistenza di “eccezioni” alla tutela di tali opere, è stata presa in considerazione dal nostro legislatore, il quale ha stabilito che il Governo debba stabilire la quota di compenso che debba essere riconosciuta a editori e autori per effetto di tali limitazioni ai diritti esclusivi.

La Direttiva Copyright, si ricorda, nasceva come complesso punto di sintesi tra le varie istanze coinvolte e interessi contrapposti: autori e artisti, editori e produttori di contenuti, utenti e utilizzatori, enti di ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale, prestatori di servizi delle società dell’informazione, nella prospettiva di una più ampia utilizzazione del patrimonio e della produzione culturale europea anche in ambito digitale, e della sua circolazione transfrontaliera.

Per lo studio integrale EY: Creating Europe | Creating Growth

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