“Chi disprezza, sgombera.” Ci tolgono il Nuovo Cinema Palazzo

“Chi disprezza, sgombera.” Ci tolgono il Nuovo Cinema Palazzo

Mi affaccio su via degli Ausoni. Niente. Riprendo via Tiburtina, giro a sinistra su via dei Sardi e poi subito a destra su via dei Volsci, per vedere se da lì si riesce a passare. Bloccato. Giro in tondo ma tutte le strade sono sbarrate. L’accesso a Piazza dei Sanniti è interdetto dai blindati della polizia.

Poco più in là, tra i dedali di San Lorenzo, cresce il corteo auto-organizzato contro lo sgombero del Nuovo Cinema Palazzo. Accorrono studenti e studentesse. Camminano al loro fianco attivisti, abitanti del quartiere; ci sono anche ragazzi qualunque, come me, che hanno semplicemente goduto delle attività organizzate dal Nuovo Cinema. Una mostra di autonomi, un’esposizione visiva, un concerto dei Dumbo station una sera d’estate, qualche tempo fa.

Il Nuovo Cinema Palazzo

Il Nuovo Cinema Palazzo nasce come spazio sociale nell’Aprile del 2011.

Dall’incontro tra studenti, liberi cittadini, artisti, associazioni culturali e attivisti del sociale prende vita l’occupazione del Cinema Palazzo, che blocca di fatto la speculazione privata che prevedeva la costruzione di un casinò sulle ceneri della vecchia sala cinematografica.

Un anno dopo l’occupazione arriva la sentenza del processo civile che assolve gli occupanti, confermando la legittimità della loro azione.

Da allora e fino a oggi, attraverso un lento ma costante lavorio, si è trasformato quello che doveva essere un casinò in un bene comune, uno spazio sociale che ha ospitato concerti, spettacoli, mostre, proiezioni, laboratori, seminari, aule-studio.

Il sito di presentazione del Nuovo Cinema definisce il centro sociale come un “luogo del possibile”, dove a solitudine, indifferenza e abbandono si contrappone una società eterogenea e inclusiva, la produzione di una cultura autonoma e accessibile, l’importanza delle relazioni umane.

Non a caso, negli ultimi mesi, durante l’emergenza pandemica, l’edificio è stato adibito anche a luogo di raccolta per i pacchi alimentari forniti alle famiglie senza reddito.

Un cappio sempre più stretto

Nel 2019 “il Palazzo” compare nuovamente nella lista della prefettura che configura gli immobili da sgomberare.

Inizia per l’ambiente un periodo turbolento, in cui si susseguono vari tentativi di sfratto da parte dell’autorità giudiziaria. Contestualmente nasce la campagna “Chi disprezza, sgombera”; un appello sottoscritto da migliaia di cittadini per sensibilizzare l’opinione pubblica, per aiutare il Nuovo Cinema Palazzo nell’affrontare questa battaglia.

Si apre anche un tavolo di trattative tra proprietà, municipio e Regione; se non per acquisire gli spazi, quantomeno per tutelare i traguardi raggiunti da un’esperienza collettiva così solidale e culturalmente valida.

Nonostante ciò, nelle ultime settimane si sono intensificate le azioni contro gli occupanti, lasciati tristemente soli, avversati anzi, dal Comune di Roma.

Estremamente simbolico e premonitore un episodio di fine ottobre, quando un gruppo di operai, scortati da Polizia locale e Guardia di Finanza, segano un fico e un tiglio, due alberi che crescevano in Piazza dei Sanniti.

Il tiglio era stato piantato 6 anni fa dagli attivisti del Nuovo Cinema Palazzo.

Un mese dopo è Novembre. In piazza non ci sono gli operai ma i blindati della polizia.

La società proprietaria dell’immobile propone di avviare una sala giochi, cosa questa assolutamente legale. Tuttavia Piazza dei Sanniti, il quartiere San Lorenzo, ricade sotto una legislazione speciale in materia edilizia e di tessuto urbano. Legislazione che prevede forti limitazioni all’esercizio di svariate attività tra cui, ovviamente, anche sale giochi e sale da biliardo. Sarebbe quindi dubbia anche un’eventuale autorizzazione a privati per l’esercizio di attività con un così forte rischio di ricaduta sociale negativa.

“Il Palazzo” e il quartiere

San Lorenzo è un quartiere splendido. È anche un quartiere problematico.

Da quartiere popolare a vocazione artigianale, negli anni ha vissuto una deriva commerciale. Sono sbiadite le attività di vicinato, le officine, le botteghe, le librerie. Al loro posto una contaminazione selvaggia che ha finito per favorire il solito, triste, binomio food-turismo.

Come se un posto ci attraesse oggi solo per andare a bere e mangiare. Ma chissà, che sia davvero così?

Si sta trasformando San Lorenzo in un parco giochi; si sta alimentando la speculazione peggiore, quella che crea solitudine, scollamento dalle proprie radici, degrado.

Come racconta un casinò dove un attimo prima sorgeva uno spazio culturale.

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