Perché se pensi “non tutti gli uomini” sei parte del problema

Perché se pensi “non tutti gli uomini” sei parte del problema
Fonte: Vanity Fair

Negli ultimi giorni sono accaduti dei fatti. Notizie tristi e a tratti assurde. Succede che una modella di 18 anni viene drogata, seviziata e violentata per più di 20 ore da Alberto Genovese e che i giornali ne parlino definendo lui come “un vulcano di idee e progetti che, per il momento, è stato spento”. Succede che una maestra d’asilo viene licenziata perché l’ex compagno inoltra video e foto a contenuto sessualmente esplicito e senza alcun consenso da parte di lei nella chat del calcetto. Succede che il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

Ci siamo scordati di Tiziana Cantone

Nel 2016 una ragazza di 33 anni si suicida a causa della diffusione in rete da parte del suo ex fidanzato di un video che la ritraeva mentre praticava sesso orale. Ci siamo tutti scordati di lei. Il caso Cantone è accaduto 4 anni fa, nel frattempo ci sono state altre tristi cronache, dai gruppi di WhatsApp si è passati ai gruppi Telegram e, nell’agosto 2019, è stata approvata una legge che punisce il reato di revenge porn con la reclusione da uno a sei anni. Nessuna detenzione però, per l’ex compagno della maestra di Torino, solo 8 ore di servizi socialmente utili a settimana, per un anno. Ora, ascoltate bene questa rabbia che vi cresce dentro, perché è la stessa da cui dovrete partire per introdurre delle azioni ben precise, che riscattino le vittime e che interrompano l’alimentarsi della cosiddetta “cultura dello stupro”.

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Fonte: Metro

Perché pensare “non tutti gli uomini sono così” ti rende parte del problema? Perché sposta il focus dal problema principale per difendere una categoria da un’accusa che nessuno ha mosso, perché così facendo non do voce alla vittima e deresponsabilizzo il genere maschile riguardo il problema della violenza sulle donne. Da qui al victim blaming il passo è breve, quella pratica secondo la quale la vittima viene colpevolizzata per il reato subito riassunta nel commento “se l’è cercato”. Piuttosto che prendersela con chi ha commesso il reato di condividere materiale privato senza il consenso della donna o con chi ne abusa, si dice alla vittima che non doveva farlo, che è stata incauta o le si chiede com’era vestita quel giorno. Una “bravata maschile”, una “goliardata da uomo”, tipiche espressioni utilizzate per minimizzare il reato e dalle quali nasce la cultura dello stupro: la normalizzazione e la giustificazione della violenza sessuale nei confronti delle donne. A questo si aggiunge la poca fiducia nelle testimonianze delle vittime che, negli anni, denunciano sempre meno e una narrazione dei fatti di cronaca aberrante: “delitto passionale”, “ubriache fradice al party, 15enni violentate dall’amichetto”, “il gigante buono e quell’amore non corrisposto”. Non c’è passione nell’uccidere una persona, non c’è amore nel femminicidio, non è amico chi violenta.

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Fonte: Bustle

Cosa possiamo fare

Si capisce come il problema sia più profondo di quello che si crede, sedimentato in una società ancora esageratamente patriarcale. Quindi no, non basta non essere violento, non stuprare e non insultare una donna. Servono delle azioni precise, da parte di tutti. Serve capire di essere la parte privilegiata della storia, il maschio bianco etero ma anche la donna non vittima di violenza, la stessa a pensare che una gonna troppo corta faccia di te una ragazza facile. Non ci sono sante né puttane, non ci sono gonne “troppo” corte, non ci sono stereotipi o almeno, non dovrebbero essercene. Serve esporsi in situazioni vere, online e offline, se assistiamo a una violenza verbale o fisica, se ci troviamo in quella chat del calcetto e vediamo circolare cose sbagliate, se un nostro conoscente utilizza parole come troia o puttana per offendere una donna, l’insulto non deve e non può essere sessualizzato. Possiamo, in altre parole, parteggiare. Noi siamo la nostra cultura e noi decidiamo come alimentarla, ogni volta che stiamo zitti di fronte a un’ingiustizia, ogni volta che potremmo fare la differenza e non agiamo, diventiamo parte del problema.

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