Investire nel Contact Tracing è l’unico modo per fermare l’epidemia

Investire nel Contact Tracing è l’unico modo per fermare l’epidemia
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“La ricerca dei contatti è essenziale per ogni Paese, in ogni situazione. Può impedire che singoli casi diventino focolai e che i focolai si trasformino in trasmissione comunitaria”. Così ha evidenziato, parlando di Contact Tracing, Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Con 2 milioni di casi positivi al virus negli ultimi tre giorni, l’epidemia, scoperta in Cina dieci mesi fa, non accenna ad arrestarsi. Dopo una pausa nei mesi più caldi i contagi risalgono in maniera vertiginosa. Diverse le iniziative dei vari governi per frenare i contagi e diverse le modalità. Su un punto, però, si è tutti d’accordo. Il Contact Tracing è essenziale.

Tracing, Testing e Treating

Il termine “Contact Tracing” identifica il processo che porta ad allertare una serie di persone che sono state a contatto con un soggetto positivo al covid-19. Tutto il processo – come evidenzia la Fig.1 –  del soggetto positivo viene gestito in tre momenti: Tracing, Testing e Treating. Con il Testing si vanno ad effettuare tamponi e test sierologici per individuare e differenziare il sospetto positivo dal positivo, quindi si passa al Tracing, cioè al tracciamento di tutti i possibili soggetti coinvolti nella positività del paziente ricostruendo gli ultimi giorni del soggetto positivo. Infine è il momento del treating, il momento in cui si va a trattare ed assistere il paziente nell’intero iter della malattia, dal domicilio fino all’ospedale.

Il nodo fondamentale è il bisogno di incentivare il momento del contact tracing, poiché è il momento zero in cui bisogna isolare i casi sospetti di covid in modo da bloccare per tempo i focolai che possono nascere. La prima ondata ha visto una difficoltà maggiore nel tracciamento dei contatti e nella gestione delle notifiche a chi è stato in pericolo di esposizione al coronavirus. Questo è stato dato da una inesistenza di protocolli rapidi di gestione delle liste di pazienti.  Risulta necessario che il processo delle 3t sia completamente rapido ed efficiente.

Il contact tracing ora funziona in due modi, tramite intervista diretta o tramite app. Attraverso intervista funziona in maniera semplice e diretta; Con alcune domande dirette viene chiesto al paziente di ricostruire almeno le ultime 72 ore provando a ripercorrere tutti i soggetti con cui è stato a contatto. 

In questo senso è impensabile un progetto di gestione che prescinde dall’utilizzo di check-list digitalizzate ed aggiornate in modo rapido, che permettano un lavoro fluido nella gestione dei registri positivi.

Fig.1 fonte: magazineimpactschool.com

Il meccanismo con cui le tracing app scoprono i positivi

Immuni oggi è stata scaricata da quasi 8 milioni di persone ed ha inviato 7.884 allert. Funziona? E’ presto per dirlo per diversi problemi. Il primo è il numero di download che non permette una chiara panoramica visto l’esiguo numero di utenti a disposizione.

Il meccanismo è semplice. Un paziente, nel momento in cui risulta positivo al tampone, dovrebbe ricevere dal proprio medico un codice numerico che lo identifica come positivo al covid, e registrato attraverso il software della tessera sanitaria. Con quel codice il soggetto, una volta scaricata l’app, deve caricare la propria positività sulla piattaforma. Nel procedimento tra medico e paziente qualcosa non funziona. Secondo il Dpcm, però, proprio il medico ha l’obbligo di inserire il codice di positività attraverso la piattaforma Immuni. Non si ha la certezza di cosa, nel momento del treating, impedisca questo breve e importante procedimento di segnalazione del positivo da parte del personale medico. Certo è che il Dpcm espone in modo inequivocabile l’obbligo di caricare la positività.

Analizzando l’app dall’interno, si basa su un sistema di Bluetooth Low Energy, versione a basso consumo del normale bluetooth. Al primo avvio l’applicazione non richiede l’inserimento di nessun dato -come garantito da Federprivacy, i dati contenuti sul dispositivo sono totalmente al sicuro- l’app, infatti, funziona esclusivamente attraverso un codice univoco assegnato. L’app possiede un registro in cui si vanno ad inscrivere tutti i codici ID che, entro un certo periodo, il nostro smartphone ha incrociato nell’ordine di un metro. Il server invia questo codice di positività alle singole banche dati che captano se si è stati esposti o meno a quel determinato ID risultato positivo. In un secondo momento (ancora non disponibile) Immuni avrà una seconda funziona in cui sarà possibile descrivere attraverso un diario, simile alla C19 usata per descrivere i sintomi da Long Covid,la propria salute e sintomi.

Fig.2 fonte: governo.it

Le app per il tracciamento sociale possono funzionare, ma solo se utilizzate da un’ampia porzione della popolazione e se inserite in un piano più ampio e organico per la gestione dell’epidemia.

Oltre i 10.000 casi il Contact Tracing è saltato

Il sistema di Contact Tracing negli ultimi 10 giorni non ha funzionato. A fatica si è cercato di tenere insieme la rete che durante la prima ondata aveva provato, seppur in affanno, a contenere i contagi attraverso il sistema di tracciamento. Il sistema ora non funziona più, superati i dieci mila contagi è diventato impossibile ricostruire le varie reti di contatto con soggetti positivi al virus. Negli ultimi dieci giorni l’aumento di positivi ha reso vano ogni sistema studiato e messo in opera durante l’estate. In Italia il sistema di tracciamento è sotto la diretta responsabilità delle aziende locali e delle ASL. In uno scenario così complesso che si compone di, ormai, quasi 30 mila casi positivi al giorno, risulta complicato tracciare attraverso interviste individuali, motivo per cui il modo per concorrere al tracciamento efficace resta l’utilizzo dell’applicazione Immuni.

A rinforzo del tracciamento, in seguito alla richiesta di duemila posti per aiutare le regioni nel tracciamento, il governo fa sapere che sono arrivate quasi 50mila domande per il bando. I duemila posti saranno suddivisi in 1500 per personale medico sanitario utilizzato per effettuare i tamponi e 500 per personale amministrativo che supporterà le strutture sanitarie nel tracciamento vero e proprio. Complessivamente le domande arrivate sono arrivate per il 60% da donne e per il 75% sul totale da studenti.

Svecchiare i protocolli e le strutture informatiche che gestiscono e supportano l’informazione attorno all’emergenza è, mai come ora, necessario. E’ impensabile lavorare senza l’utilizzo di check-list e di algoritmi che in maniera automatica possano ricostruire i tracciamenti. E’ vero che l’emergenza è stata inaspettata ed ha messo a dura prova tutti gli schemi burocratici che hanno improvvisato al fine di impedire un immediato collasso generale. Ma ora bisogna investire. Bisogna lavorare ad un sistema che permetta alle persone di poter gestire l’iter di malattia da covid in maniera veloce e sicura.

 

 

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