Il menù della crisi, “Mangia quanto puoi a prezzo fisso”

Il menù della crisi, “Mangia quanto puoi a prezzo fisso”

Dal fast food al ristorante, dal biologico alla nuova moda del “all you can eat”, ecco come cambiano le abitudini alimentari degli italiani.

mangiareIn un luogo e in un momento in cui il cibo di qualità scarseggia o si fa pagare, ecco che si fa strada un nuovo fenomeno a basso costo: si chiama “all you can eat” (tutto ciò che puoi mangiare) e intende un vasto assortimento di cibarie che si possono ingurgitare in quantità illimitata, finché regge lo stomaco insomma, ad un prezzo più che contenuto.

L’invito ad approfittare di questa nuova tendenza proviene soprattutto da ristoranti cinesi e giapponesi, che si dividono proprio in ristoranti “à la carte” e ristoranti “all you can eat”, appunto.

Appurato che il portafoglio ne trae beneficio, è naturale chiedersi se sarà altrettanto per la salute di chi ne approfitta. Sappiamo dai tempi dei primi fast food che ad un costo limitato corrisponde un pranzo dai sapori della plastica più che della carne, ed è naturale chiedersi se anche chi sceglie il tanto di moda giapponese sia soggetto a mal di pancia e simili.

Eppure pare proprio di no, tutti coloro che provano una volta ad abbuffarsi di economico sushi e sashimi ci tornano volentieri. E chissà che in futuro si preferirà esclusivamente pesce crudo al tradizionale e ben cotto arrosto misto.

D’altra parte c’è la schiera di chi, stufo di alimenti ogm, in scatola o semplicemente poco controllati, propende per il cibo biologico. Superato da anni il boom del fenomeno macrobiotico, si opta da qualche tempo per lo stile biologico: verdure, uova, latte, caffè, pasta e altri prodotti provenienti da agricolture controllate, spesso a pochi passi da noi. Una sorta di giardino dietro casa insomma, in cui si coltivano scrupolosamente cibi sani e non modificati.

La tendenza inversa rispetto al primo fenomeno è stabilita dal prezzo: se nei ristoranti all you can eat si può risparmiare qualche spicciolo, alla sezione biologico dei supermercati si spende il triplo.

Ma può essere il prezzo un indicatore di qualità? Spesso giudichiamo un articolo in base alla marca, spesso in base al prezzo, ma la certezza che questo o quel tonno o questo o quel sugo per pasta sia davvero controllato e quindi davvero biologico, è difficile averla. Così come non è facile capire se un pranzo low cost valga la pena per il nostro stomaco oppure no.

Forse sarebbe più facile tornare dal contadino o dal pescivendolo che si fermano nelle vie della città coi loro furgoncini, senza pensare troppo se vermi che si trovano nelle ciliegie di campagna siano sintomo di un buon frutto o di una schifezza.

 di Marina Mannucci
11 giugno 2013
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