SOS Scuola. Mala gestione e insostenibili attese preoccupano i precari

SOS Scuola. Mala gestione e insostenibili attese preoccupano i precari
(Fonte: g2r)

Entro il 14 settembre tutti i docenti avranno una cattedra. (Ministro Azzolina)

A dieci giorni dallo scadere della promessa del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, com’è la situazione delle scuole e dei docenti italiani?

Sono ben pochi (e questo è già un eufemismo) gli istituti di istruzione del territorio nazionale che possono vantare un organico completo e già al lavoro. Era davvero necessario fare promesse, anche sulle spalle delle segreterie e degli uffici scolastici? Alimentare le aspettative di migliaia di insegnanti avvolti ormai da anni dal manto del precariato? Questi sono solo alcuni degli interrogativi che attanagliano la mente dei docenti che, in attesa di siglare il tanto agognato contratto lavorativo, si ritrovano oggi a fare ancora i conti con l’incertezza e con un sistema scolastico atavico e che procede a tentoni.

La gatta frettolosa fece i gattini ciechi, così come la frenesia di riaprire i battenti delle scuole è la causa di una cascata di madornali errori e di una diffusione sempre più capillare del Covid-19. Le testate locali parlano infatti di intere classi già in quarantena per casi di Coronavirus tra i discenti e di istituti non ancora adibiti a mettere in pratica con scrupolo e dovizia di particolari le linee guida emanate dal Ministero.

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Fonte: Adnkronos

Scuola in progress. E i docenti?

Tra nord e sud la situazione sembra variare di poco. Mentre le piccole province sono già in fase di dirittura d’arrivo nel completamento dell’organico delle proprie scuole, grazie al numero esiguo di cattedre disponibili per i precari, le big come Torino, Milano e Roma non vedono ancora un rassicurante barlume di luce in fondo al tunnel.

Le convocazioni sono iniziate, i posti vacanti sono parecchi, ma la procedura di nomina è lenta e farraginosa. Per evitare i contagi, molti uffici scolastici provinciali hanno preso la via della telematica, proponendo un sistema di nomina online per mezzo di piattaforme digitali. Se da un lato questo consente ai precari di evitare inutili viaggi della speranza compiuti senza avere la sicurezza di un contratto lavorativo, d’altro canto la tecnologia non è ancora uno dei vanti del sistema scolastico italiano e sono tanti i problemi di connessione che rallentano e (in alcuni casi) bloccano del tutto la procedura delle nomine.

Qual è lo stato d’animo dei docenti italiani? Pochi forse si sono posti questa domanda, convinti che il posto statale sia da sempre una garanzia di stipendio e di comodità, ma è davvero così? Iniziamo dai precari storici. Anni e anni di sacrifici, sballottati da un capo all’altro della provincia (e dell’intero territorio nazionale) in cerca di stabilità e di sicurezza… e oggi? Molti sono ancora in attesa di firmare un contratto e, se hanno una famiglia a carico, cercano di rientrare nelle spese grazie all’indennità di disoccupazione. I neolaureati? Non è un paese per giovani insegnati il nostro. Da studenti si cerca di rientrare nei tempi per laurearsi e immettersi al più presto nel mondo del lavoro e poi? È il mondo del lavoro stesso che mette un freno all’avanzare dei progetti e rallenta la ricerca di una personale soddisfazione e una sistemazione economica.

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Fonte: Corriere

Scuola in progress. E i discenti?

Molte cattedre sono ancora vuote, di conseguenza molti studenti sono privi di insegnanti. Se da ragazzi questa situazione può sembrare l’occasione perfetta per un po’ di svago e di inoperosità prima di ricominciare a studiare, crescendo si vedono le falle del sistema. Non è un mese in meno di scuola a fare la differenza nella lotta contro l’analfabetismo funzionale e nella gara europea delle competenze, ma anche questo ha certo il suo peso.

Tiriamo le somme, cosa è cambiato rispetto agli anni precedenti? In realtà nulla. È da tempo ormai che i precari della scuola hanno a che fare con assodati ritardi e attese interminabili. L’organico degli istituti è di rado già al completo a fine settembre e fioccano le firme dei contratti a ottobre inoltrato. Allora qual è il vero problema di questo nuovo anno scolastico? Le promesse. Basta fare promesse sulle spalle degli altri, basta fomentare aspettative, basta dare false speranze. Siamo realisti, ogni cosa vuole il suo tempo e nel settore scolastico l’Italia non vanta certo ancora celerità.

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