Decreto Semplificazione. È ora di fare chiarezza

Decreto Semplificazione. È ora di fare chiarezza
Fonte immagine: Freepik. Editing: g2r

Sburocratizzazione: rendere meno complicato, ridurre i formalismi della burocrazia.

Da definizione, quando si parla di sburocratizzare un sistema, non sembra ci possano essere zone grigie, azioni controproducenti. Sburocratizzare il sistema-Paese, invece, porta con sé delle difficoltà: accogliere norme aggiunte a quelle già in essere, sovrapporre meccanismi nuovi a quelli preesistenti.

Il 7 Luglio scorso, il Consiglio dei Ministri, su proposta del suo presidente, Giuseppe Conte e del ministro per la Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti in tema di semplificazione e innovazione digitale del sistema-Italia.

A maggio, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, affermava che il Dl Semplificazione sarebbe stato il viatico per la facilitazione dei rapporti che intercorrono tra P.A. e privato cittadino.

Diciamolo chiaramente: la semplificazione promossa dagli Stati Generali di Villa Pamphili non snellirà – almeno nel breve periodo – il sistema burocratico percepito così pesantemente dalla popolazione.

Non ci sarà un’agevolazione delle procedure a favore del cittadino, come promosso dal Governo e dalle forze politiche maggioritarie, quanto piuttosto una ristrutturazione della Pubblica Amministrazione, dove viene annunciata una totale, quanto meno nelle intenzioni, digitalizzazione del sistema burocratico.

A tal proposito, la ministra per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, Paola Pisano, promuove l’esclusivo utilizzo di SPID e della carta d’identità elettronica, come accesso a tutti i servizi della PA.  Obiettivo? Ridurre le scartoffie, dimezzare le code agli sportelli, eliminare il difetto di reiterazione per pratiche simili, se non uguali, di cui facciamo esperienza ogni volta ci interfacciamo con uffici amministrativi diversi.

Fatte salve le intenzioni, il rischio di non assorbimento da parte della popolazione di una digitalizzazione tout-court è alto; la stessa informatizzazione delle procedure non assicura una facilitazione delle medesime, per non parlare dell’annoso problema della privacy (veniamo da settimane di dibattito serrato per la sola app Immuni).

Decreto Semplificazione: i settori maggiormente coinvolti

Chi paga, inoltre, il passaggio da analogico a digitale? Il cittadino. Secondo il Consiglio dei Ministri tramite un bilanciamento dei nuovi costi accompagnato da una detrazione fiscale.

Il Dl Semplificazione (ancora da convertire in legge), accentua piuttosto una corposa riforma del sistema degli appalti, dell’edilizia, dei rapporti che legano economicamente il settore pubblico con quello privato. Il binomio “sblocca-cantieri” / “sblocca appalti” è di fatto il punto focale sul quale ruota l’intera riforma. Alla voce “edilizia” vengono promossi incentivi e riduzioni per interventi regionali e urbani, facilitazioni per la ricostruzione delle “aree terremotate”, un indebolimento del controllo della Sovrintendenza ai Beni Culturali per la realizzazione di “strutture mobili”.

Per quanto riguarda gli appalti, c’è uno scostamento “monster” delle soglie sotto le quali è concesso procedere ad un affidamento diretto, che di fatto abolisce (almeno fino al 31 luglio 2021) il sistema dei bandi di gara.

Nello specifico: affidamento diretto per lavori, servizi e forniture d’importo fino a 150.000 euro (la soglia attuale è 40.000 euro); procedura negoziata senza bando di gara, previa consultazione di almeno cinque operatori economici per tutte le altre procedure, per importo fino a 5.300.000 euro (soglia U.E.); procedura negoziata dello stesso tipo, per opere di rilevanza nazionale, individuate dal CdM su proposta del ministro delle Infrastrutture, anche se i lavori dovessero superare la sopracitata soglia UE. Inoltre, per le “opere urgenti”, si prevede il completamento delle stesse anche in caso di ricorsi e contenziosi in Tribunale.

Chiudono il quadro normativo agevolazioni in “green economy” e semplificazioni in materia ambientale, con la stessa ratio che permea l’intero decreto: semplificare l’attuale regolamentazione per rendere più veloci i procedimenti che interessano la realizzazione delle opere pubbliche.

In sintesi, il Governo sembrerebbe perseguire una politica senza precedenti di “alleggerimento” dei meccanismi regolatori che operano sull’assegnazione di lavori, opere, fondi pubblici, fondi UE.

I rischi tangibili del Dl Semplificazione

Una riforma coraggiosa, spaventosa, se si pensa alla pochezza delle contromisure messe in atto contro eventuali abusi. Sono previsti procedimenti urgenti per il rilascio delle certificazioni anti-mafia, tramite un potenziamento delle banche dati ed un uso trasversale delle stesse. Come potenziare i controlli non è specificato: se un controllo preventivo basti a minimizzare il rischio di illegalità e infiltrazioni di stampo mafioso non è cosa certa, anzi.

A questo si lega la riforma del meccanismo dell’abuso d’ufficio, che rovescia di fatto quello attuale. Il rischio lo correrà il funzionario che non sbloccherà l’eventuale opera, tramite un danno erariale limitato al solo dolo, e una responsabilità per colpa imputabile per omissione o inerzia. Si passa così da una “paura della firma”, ad un probabile “obbligo della stessa”. Insomma, alla voce legalità e trasparenza sembrano legarsi i tratti più opachi dell’intero decreto.

Le innovazioni apportate dal Dl Semplificazione sono profonde, espressione del resto di un esecutivo uscito solido dall’emergenza sanitaria, che evidentemente intende spendere subito il credito acquisito di una tutt’altro che scontata forza politica. D’altronde, la posta in gioco è alta, il piatto è ricco (arriveranno miliardi di euro dal Recovery Fund), la possibilità che il Paese possa crescere con lo scemare dell’epidemia Covid, concreta.

Non resta che aspettare la ratifica in legge del decreto, auspicando che il Parlamento apporti chiarimenti e migliorie al testo per le parti riguardanti la salvaguardia della concorrenza, della legalità, della trasparenza. Tasto da sempre dolente quando si parla di fondi pubblici in Italia.

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