Covid-19. Facciamo chiarezza sui test sierologici

Covid-19. Facciamo chiarezza sui test sierologici
Fonte immagine: g2r

Dopo aver approfondito la scorsa settimana l’uso delle mascherine, oggi proviamo a fare chiarezza sui test sierologici.

Nell’attesa di un vaccino efficace contro il covid-19, che siamo consapevoli non possa arrivare tanto presto, per dare il via libera alla “ripartenza” e all’allentamento delle restrizioni, le speranze di molti sono riposte nei test sierologici, ovvero i test sul sangue. Questi ultimi possono darci un quadro della circolazione del virus in Italia.

Secondo il presidente dell’istituto superiore di sanità, ISS, Silvio Brusaferro, i test sierologici , però, non sono abbastanza affidabili per fornire una “patente di immunità” alle persone che sono venute a contatto con il virus, le quali potrebbero infettarsi una seconda volta.
Saranno, invece, utili per capire quale sia stato l’andamento dei contagi in Italia, in quanto si ipotizza che molti di noi abbiano contratto il virus “senza presentare sintomi.”

Per vederci più chiaro, venerdì scorso il Commissario Straordinario all’emergenza Domenico Arcuri ha aperto il bando che si chiuderà il prossimo 22 aprile, finalizzato alla ricerca di kit utili alla realizzazione di test sierologici su un campione rappresentativo di 150.000 italiani.
Alla prima indagine ne potrebbe seguire una successiva su altre 150.000 persone.

In cosa consistono i test sierologici?

Esistono due tipi di test, quelli rapidi e quelli quantitativi:
i primi, analizzando una goccia di sangue, rilevano se la persona ha prodotto gli anticorpi entrando in contatto con il coronavirus, invece, i test che si basano sul prelievo del sangue verificano in maniera più specifica la “quantità” di anticorpi prodotti di tipo Igm e Igg.
Gli Igm compaiono quando il virus è allo stadio iniziale, mentre gli Igg compaiono quando l’infezione si è sviluppata già da tempo, più o meno un mese prima, e quindi la persona porrebbe aver acquisito una sorta “di immunità” al coronavirus.
Il tema dell’immunitá è proprio quello più controverso.
Non è infatti certo, secondo i virologi, che chi sia venuto a contatto con il virus sia protetto in futuro dall’essere nuovamente contagiato né è possibile stabilire per quanto tempo possa considerarsi immume.
Tra l’altro secondo alcuni immunologi si potrebbe essere ancora malati pur avendo gli anticorpi igg.

Purtroppo, si tratta di un virus nuovo che stiamo imparando a conoscere giorno dopo giorno.

I test sierologici saranno sicuramente utili per “mappare” come il virus è penetrato nelle diverse regioni e tra le diverse fasce d’età.
È ipotizzabile che ad oggi il 10 per cento della popolaziome italiana sia venuto a contatto con il virus (circa 6 milioni di persone), percentuale che potrebbe salire in Lombardia dove i contagi sono stati di sicuro maggiori.

Il bando nazionale sui test sierologici è rivolto a quelli in grado di individuare gli anticorpi igg, dunque.
Lo screening che verrà effettuato, perciò non ci darà informazioni sulle persone attualmente malate, per quello occorrono i tamponi nasofaringei.

Affidabilità dei test

Oggi esistono un centinaio di test rapidi in Italia, non tutti però hanno lo stesso livello di affidabilità; per avere dati più sicuri, andrebbero incrociati con i tamponi, soprattutto per verificare se una persona che presenta anticorpi sia effettivamente guarita del tutto.
Sicuramente hanno un indice maggiore di affidabilità i test basati sul prelievo del sangue, come quello validato dal Policlinico San Matteo di Pavia e che potrebbe essere scelto dal commissario Arcuri per il campionamento su scala nazionale. Tuttavia molte regioni hanno già avviato esami sulla popolazione con i test rapidi.

In conclusione, pensare che i test sierologici siano la strada per allentare le misure di distanziamento sociale è solo un’illusione, primo perché nessun test è al momento affidabile al 100 per 100, secondo perché se anche ci indicasse quali persone hanno sviluppato anticorpi non sappiamo se e per quanto tempo potrebbero essere immuni ad un nuovo contagio.

Non per questo però la ricerca deve fermarsi. È necessario seguire tutte le strade per conoscere a fondo un virus che ci auguriamo di poter presto arrestare.

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