Sud Italia: il Coronavirus fa emergere il lavoro nero

Sud Italia: il Coronavirus fa emergere il lavoro nero

Da tre settimane l’intero Paese sta vivendo questa situazione surreale legata alle costrizioni emergenziali volte al rallentamento della diffusione del Coronavirus. Pare che l’intera nazione abbia compreso la gravità dell’emergenza e di conseguenza si stia attenendo a rispettare le regole. Un impegno nazionale su cui probabilmente in pochi avrebbero puntato inizialmente.

Tuttavia, come sempre, c’è anche una parte invisibile dell’Italia che sta facendo sforzi disumani a causa della quarantena e di tutte le limitazioni ad esse connessa. Ci riferiamo a chi in questi giorni, ormai 20, non ha la possibilità di guadagnare dei soldi per poter provvedere al sostentamento della propria famiglia, o anche semplicemente del proprio: chi lavora in nero.

Il problema in Italia del lavoro nero è tutt’altro che da sottovalutare. Nonostante sia una zona totalmente grigia della legge e soprattutto dell’economia, in realtà ricopre un ruolo tutt’altro che irrilevante sui piani dell’economia nazionale.

In una situazione di “normalità”, per quanto di questa si possa parlare in una nazione che ignora più di 3 milioni di cittadini praticamente invisibili per le istituzioni statali, è ovvio che in una condizione di emergenza mai affrontata fino ad ora, come quella che stiamo vivendo in questi giorni a causa del Coronavirus, il problema venga a galla con tutte le sue complessità.

Il lavoro nero nel sud Italia ai tempi del Coronavirus

Nel meridione il problema del lavoro nero emerge ancora di più, con tutta la sua forza, a causa delle nuove costrizioni necessarie per fronteggiare la pandemia. Attualmente, infatti, com’è noto a tutti, è impossibile uscire di casa se non per pochissime ragioni. Il lavoro, naturalmente, rientra tra queste, ma com’è ovvio che sia quello illecito non rappresenta una giustificazione valida per abbandonare le mura di casa.

Sorge allora il peggiore dei problemi, correlato all’economia sommersa del nostro paese, di cui fino ad ora si è fatto finta di niente, quanto meno a livello istituzionale: come ci si procura i soldi per mangiare? Le regioni del sud sono infatti quelle in cui si registra il maggior numero di lavoratori irregolari e la Campania primeggia su tutte con 382.900 impiegati non in regola.

In questi giorni, online, sono diventati praticamente virali i video in cui vengono riprese delle persone che si accalcano nei supermercati e provano a rubare i beni in vendita, oppure che si presentano normalmente alla cassa e dichiarano poi al personale presente di non voler pagare poiché non hanno i soldi. Oppure ancora le file chilometriche fuori dai negozi di chi cerca di fare le scorte di beni alimentari, quasi consapevoli della bomba ad orologeria che potrebbe esplodere da un momento all’altro.

Altre forme di disagio sociale ed economico sono poi rappresentate anche dai manifestini in giro per Napoli, con cui si invita a lasciare aperte le porte di casa per favorire dei controlli degli agenti del Viminale, ovviamente falsi. Oppure ancora a Bari, dove numerose persone si sono riunite davanti alla banca per urlare il loro bisogno di soldi.

Il problema principale, infatti, è che i soldi stanno per finire e chi non può guadagnarne degli altri deve ovviamente comunque sopperire i propri bisogni essenziali. A rimetterci, naturalmente, sono le ultime classi sociali, quelle più deboli ed ovviamente più esposte a questo tipo di pericolo.

Per ora vengono stanziati molti più agenti in borghese nei luoghi sensibili, cercando di monitorare il più possibile la situazione al fine di evitare delle vere e proprie rappresaglie, ma rimane comunque il problema, imminente, da risolvere. Vi si aggiunga inoltre che dietro a tali questioni c’è anche il pericolo della presenza delle organizzazioni criminali.

Inoltre, secondo alcune indagini svolte, pare che ora si stiano organizzando non veri e propri assalti, ma singole rapine ad esercizi commerciali che hanno maggiore disponibilità economica, come le piccole farmacie ad esempio.

Per ora il governo ha deciso di stanziare 4,3 miliardi di euro e 400 milioni per comuni e protezione civile volti all’acquisto di beni di prima necessità. I sindaci di tutta Italia, in particolare quelli del meridione, si trovano dunque per le mani dei fondi da gestire nel migliore dei modi per fronteggiare l’emergenza e soprattutto aiutare i cittadini in difficoltà.

Non sappiamo quanto durerà l’emergenza e quanto questa misura possa essere efficace, per comprenderlo pienamente si dovrebbero fare delle stime tenendo conto del periodo di tempo sotto stress, dato che al momento non ci è naturalmente dato sapere.

Tuttavia, terminata l’emergenza, sarà dunque necessario tornare sulla problematica del lavoro nero ed affrontarla in modo strutturale, consapevoli del fatto che tali questioni non possono essere rimandate all’infinito, lasciando scoperte intere zone dello stato dalla salvaguardia collettiva.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook