Femminicidio: i numeri sono da bollettino di guerra

Femminicidio: i numeri sono da bollettino di guerra

Nonostante l’intera attenzione dell’opinione pubblica nei giorni scorsi sia stata cannibalizzata dal corona virus, in Italia abbiamo un problema molto più grave con cui avere a che fare: il femminicidio. Mentre tutti, infatti, si recano nelle farmacie alla ricerca disperata delle mascherine oppure sui siti di informazione alla ricerca di news relative al virus che ha fatto la sua comparsa anche nel nostro paese, in Italia i numeri parlano di un’emergenza il cui bollettino assomiglia drammaticamente a quello di una nazione coinvolta in uno scontro bellico.

In una settimana sono sei le donne uccise, alle quali si aggiunge il cadavere di un’altra ritrovato dopo mesi, uccisa anche lei dal fidanzato. Giovanni Salvi, Procuratore generale della Cassazione nella sua relazione all’anno giudiziario è arrivato a definire i femminicidi una vera e propria “emergenza nazionale”.

A Mussomeli una donna è stata uccisa dal compagno insieme alla propria figlia, a Mazara del Vallo un’altra è stata uccisa dopo ben tre giorni di torture fisiche. Questi sono alcuni dei casi che caratterizzano l’intero reportage dell’orrore.

Gli omicidi sono in calo negli ultimi anni, eppure le donne che vengono uccide dai propri partner continuano ad aumentare. I luoghi più “pericolosi” risultano essere proprio quelli domestici: l’85% dei casi avvengono proprio in tali contesti e nel 28% di essi l’omicidio è solo la fine di un percorso di escalation in cui le donne sono vittime di stalking, minacce ed altri tipi di vessazioni. Questi sono i dati presentati dal rapporto Eures sul femminicidio e la violenza di genere.

Dati i numeri estremamente preoccupanti, il Presidente del Consiglio Conte ha espresso la ferma volontà del governo di andare avanti nel sostegno alle vittime e soprattutto nell’aumentare i lavori necessari alla prevenzione di questi casi, sottolineando inoltre come il problema della violenza sulle donne sia prima di tutto culturale: «Negli ultimi giorni in Italia si è compiuta una strage. Da nord a sud, dall’Alto Adige alla Sicilia, nell’arco di una settimana siamo costretti a registrare un bilancio orribile: madri e figlie hanno perso la vita per mano di compagni o ex-compagni. Più in generale, per quanto sia in calo il numero degli omicidi, quello dei femminicidi stenta ad abbracciare una decisa curva discendente”. Lo ha scritto il premier Giuseppe Conte su Facebook. “Le donne continuano a essere vittime di violenze, di sopraffazioni, di vecchi retaggi culturali, ancora oggi capillarmente diffusi e spesso “giustificati” dal troppo amore. Ma l’amore non uccide, non mortifica, non fa mai male. Abbiamo varato il Codice rosso per offrire alle donne che subiscono episodi di violenza un percorso preferenziale e accelerato di tutela. Ne stiamo monitorando l’attuazione e siamo pronti a renderlo ancora più efficace. Ma siamo consapevoli che non è sufficiente agire solo sul piano normativo. La violenza sulle donne è anche un problema culturale ed è per questo che lavoreremo nelle scuole, tra i ragazzi e le ragazze, perché è da lì che deve partire il cambiamento. E’ quanto ho ribadito anche agli studenti che qualche tempo fa ho incontrato in un istituto superiore di Roma che ho visitato insieme ad alcuni parlamentari della commissione d’inchiesta sui femminicidi.»

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