Multati per aver manifestato: quando il dissenso si paga quanto vale la democrazia?

Multati per aver manifestato: quando il dissenso si paga quanto vale la democrazia?
Fonte immagine: TV Prato

Lavoratori sfruttati che protestano, due giovani studentesse che prendono parte alla loro manifestazione, il Decreto sicurezza bis e 23 multe da 4mila euro. Non è difficile ricostruire questo puzzle attribuendogli un ordine consequenziale, eppure non è altrettanto semplice giustificarlo da un punto di vista politico, se si considera lo spazio politico come il luogo dello scambio, dell’incontro e dunque della partecipazione.

Per quanto il dissenso, per sua stessa natura, esiga un costo da pagare, non dovrebbe essere soggetto a sanzioni: il Decreto sicurezza bis invece tenta di scoraggiare le manifestazioni e dunque la partecipazione pubblica multando il dissenso.

Senza stipendio da sette mesi e multati per aver manifestato

Alla protesta del 16 ottobre, organizzata dal sindacato Cobas, hanno partecipato gli operai della Tintoria Superlativa di Prato, azienda a conduzione cinese. Tutti di origini pachistana e africana, questi operai costretti a turni di lavoro di 12 ore al giorno, sette giorni su sette, non riescono a guadagnare nemmeno 1.000 euro al mese.

Sull’azienda, la stessa procura di Prato ha aperto un’inchiesta, in seguito al terzo controllo dell’Ispettorato del lavoro negli ultimi 4 anni.

Oltre ai lavoratori hanno deciso di unirsi al sit-in due ragazze di 17 e 18 anni, Elena e Margherita, e anche loro sono state sanzionate con una multa di 4mila euro, ma hanno già presentato ricorso in prefettura e hanno rivolto un appello al prefetto di Prato, Rosalba Scialla, così come alle istituzioni cittadine.

Proprio durante la manifestazione Sarah Caudiero, delegata del sindacato, è stata ferita ad un piede da un’auto che usciva dalla Superlativa forzando il picchetto degli operai.

Se ne parla solo grazie alla lettera delle due ragazze

«La mattina del 16 ottobre abbiamo letto dell’investimento di una sindacalista davanti alla fabbrica, i cui operai da mesi sono in sciopero perché non vengono pagati. Quella mattina abbiamo deciso di andare pure noi davanti a quei cancelli, per manifestare la nostra vicinanza tanto agli operai quanto alla sindacalista ferita. Non ci sembrava che chiedere il rispetto di un contratto potesse essere in un qualche modo criminale, ma le multe che sono state recapitate anche a noi e ad altri 21 operai questo farebbero pensare», hanno scritto le due ragazze.

Come segno di protesta contro le sanzioni, il 24 dicembre è stata organizzata una piccola manifestazione davanti alla Prefettura ed è prevista per il 7 gennaio un’assemblea pubblica, in vista dell’intera giornata di mobilitazione del 18 gennaio.

Il Decreto sicurezza bis vieta picchetti e blocchi stradali

L’articolo 23 del Decreto sicurezza bis si occupa di “Disposizioni in materia di blocco stradale”, sanzionando chi “ostruisce o ingombra” le strade.

Antonello Ciervo dell’Asgi, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, aveva spiegato che in questo modo è stato reintrodotto “il reato di blocco stradale che era stato depenalizzato nel 1999” con l’obiettivo di scoraggiare le “varie forme di assembramento”.

Infatti anche la relazione introduttiva del Decreto riporta che «la norma si rende necessaria al fine di fronteggiare i sempre più frequenti episodi di blocco stradale, posti in essere anche nella forma di assembramento».

Non solo: l’articolo 23 prevede anche che i migranti condannati in via definitiva per blocco stradale perdano il diritto ad avere il permesso di soggiorno per restare in Italia, anche nel caso in cui si tratti di permessi di soggiorno per lungo-soggiornante.

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