Decreto sicurezza bis: quanto possono i “motivi di sicurezza” nell’epoca dell’incertezza forzata

Decreto sicurezza bis: quanto possono i “motivi di sicurezza” nell’epoca dell’incertezza forzata
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Approvato lunedì dal Senato con 160 voti favorevoli, 57 contrari e 21 astenuti, il Decreto sicurezza bis è ormai legge. Hanno votato a favore Lega e Movimento 5 stelle. Si sono invece astenuti Fratelli d’Italia e Forza Italia, favorevoli al decreto ma contrari alla fiducia al governo.

Dei 18 articoli del dl, i primi cinque riguardano immigrazione e soccorso in mare, mentre gli altri intervengono sul codice penale, modificandone l’applicazione in materia di ordine pubblico e sicurezza e introducendo nuove fattispecie di reato.

“Disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica”: questa la denominazione del decreto. Quanto possono i “motivi di sicurezza” – il loro margine di incisività sociale e di azione politica – in un momento storico di incertezza pressoché totalizzante, forzata e introiettata come regola, sta scritto nel grado di entusiasmo inconsapevole e superficiale con cui viene accolto, dentro e fuori le mura del Parlamento, un Ministero degli Interni che fa dell’insicurezza infondata il mantra della sua esistenza.

Il Decreto sicurezza bis per quanto riguarda immigrazione e soccorso in mare

Per motivi di ordine e sicurezza pubblica, al ministro dell’Interno, “di concerto con il ministro della Difesa e con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti”, è riconosciuto il potere di “limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale”, salvo quelle militari o governative, qualora ritenesse violato il testo unico sull’immigrazione o nel caso di reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

In caso di violazione, il Decreto sicurezza bis prevede il sanzionamento del comandante della nave Ong (da un minimo di 150 mila euro a un massimo di 1 milione) e, come sanzione aggiuntiva, il sequestro delle navi, che potranno essere vendute o distrutte. Viene anche introdotto l’arresto in flagranza del capitano della nave che non si ferma di fronte allo stop della Guardia di finanza.

Inoltre il decreto stanzia 500mila euro per il 2019, un milione per il 2020 e un milione e mezzo per il 2021 per il contrasto al reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per operazioni di polizia sotto copertura.

Sempre più arresti, daspo, taser: sicurezza diventa sinonimo di militarizzazione e repressione

Nella seconda parte del decreto si entra nel merito specifico della sicurezza e dell’ordine pubblico, soprattutto per ciò che concerne manifestazioni in piazza ed eventi sportivi. Consente alla polizia locale l’utilizzo del taser, inasprisce le condanne per “oltraggio a pubblico ufficiale” e “oltraggio a un magistrato in udienza” e abolisce l’archiviazione per “lieve tenuità del fatto” per chi commette reati di violenza, oltraggio o resistenza a pubblico ufficiale.

Il dl individua una nuova fattispecie di reato per sanzionare, con la reclusione da 1 a 4 anni, “chi nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, utilizza – in modo da creare concreto pericolo a persone o cose – razzi, fuochi artificiali, petardi od oggetti simili, nonché facendo ricorso a mazze, bastoni o altri oggetti contundenti o comunque atti ad offendere”.

Vengono inasprite dunque le pene per i manifestanti violenti e i reati in piazza: se prima era prevista la detenzione da 1 a 2 anni e l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro, con il Decreto sicurezza bis si arriva alla reclusione da 2 a 3 anni e l’ammenda sale da 2.000 a 6.000 euro.

Per le manifestazioni sportive è previsto il Daspo (divieto di accesso) per “coloro che siano denunciati per aver preso parte attiva a episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza; coloro che risultino avere tenuto, anche all’estero, sia singolarmente che in gruppo, una condotta finalizzata alla partecipazione attiva a episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione; coloro che risultino denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti”. È prevista la reclusione da 6 mesi a 5 anni per chi commette atti di violenza o minaccia arbitri o tecnici che regolano manifestazioni sportive.

Populismo penale

Susanna Marietti sul Fatto Quotidiano spiega perché si può parlare di populismo penale.

La pena diventa “oppio dei popoli”: non più deterrente, né atto contro la pericolosità sociale, tanto meno opportunità rieducativa. Ma mero motivo di preoccupazione, capace, allo stesso tempo, di impegnare la mente sulle semplificazioni e distoglierla delle reali emergenze.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha commentato tempestivamente l’approvazione del decreto sicurezza bis su Twitter, scrivendo “Grazie agli italiani e alla Beata Vergine”.

Ma contro di lui anche la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, il cui presidente Luca Maria Negro ha commentato in questo modo il dl: «sarebbe stato più appropriato e onesto chiamarlo decreto criminalizzazione» visto che «il decreto approvato con voto di fiducia al Senato non ha nulla a che fare con la sicurezza degli italiani e degli immigrati ma, nelle esplicite intenzioni del ministro dell’Interno che se lo intesta, ha il solo obiettivo di criminalizzare le Ong che operano nelle azioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo».

Don Ciotti, Presidente di Libera e Gruppo Abele, individua nel decreto sicurezza bis la cifra della corruzione morale di una società incerta e spenta: «il grado di umanità del nostro Paese si è corrotto. La politica ha tradito la Costituzione, i sogni e gli ideali di chi l’ha pensata e scritta e delle convenzioni internazionali».

Lo stesso sindacato SILP-Cgil ha evidenziato i forti limiti socio-culturali di questo decreto, affermando che “un’escalation della criminalizzazione delle condotte ritenute devianti o comunque difformi con il pensiero di chi governa rischia di portare alla strumentalizzazione delle forze di polizia, viste come braccio armato e violento dell’esecutivo del momento”.

Cosa cambia: conseguenze e rischi

L’Unhcr, tramite una sua funzionaria, Barbara Molinario, mette in luce le criticità logistiche e i rischi generati del dl. A rimetterci saranno le persone imprigionate e bloccate in mare, prima ancora che i soccorritori. Rischieranno di non essere soccorse o di non poter essere accolte in un porto sicuro: «il rischio concreto è che nel Mediterraneo ci saranno più morti. Le imbarcazioni che si troveranno davanti a un gommone di migranti potrebbero esitare prima di rispondere a una chiamata di soccorso in un momento in cui anche i secondi possono essere vitali per le vite delle persone in pericolo. Le Ong svolgono un ruolo cruciale nel salvare le vite dei rifugiati e migranti che intraprendono la pericolosa traversata per arrivare in Europa. Il loro impegno e l’umanità che guida le loro azioni non dovrebbero essere criminalizzati o stigmatizzati. Alla luce della situazione di sicurezza estremamente volatile, dei conflitti in corso, delle segnalazioni molto diffuse di violazioni di diritti umani e dell’uso generalizzato della detenzione arbitraria per le persone soccorse o intercettate in mare, la Libia non costituisce un porto sicuro ai fini dello sbarco».

“Il decreto sicurezza bis criminalizza la solidarietà” (Amnesty Italia)

Ad esprimere le medesime preoccupazione anche Medici Senza Frontiere: «denunciamo ancora una volta che il decreto sicurezza bis infliggerà nuove inutili sofferenze, ostacolando il sistema di soccorso e mettendo così ancora più a rischio la vita di persone vulnerabili».

E poi Amnesty Italia: «il decreto sicurezza bis criminalizza la solidarietà. Nonostante i dati del Viminale evidenzino che nell’ultimo anno gli sbarchi sono diminuiti drasticamente e che non c’è nessuna invasione in atto, i migranti continuano ad essere dipinti come fattore di pericolo per la sicurezza pubblica. In aggiunta, è stato ampiamente dimostrato come le Ong non siano un fattore di attrazione per le partenze. La criminalizzazione di chi salva vite in mare non è priva di conseguenze: nei mesi estivi si è registrato uno spaventoso aumento del tasso di mortalità in mare».

“La criminalizzazione del dissenso” (Antigone)

Per quanto riguarda la seconda parte del dl, intervengono nel merito sia l’associazione Antigone, sia Amnesty International, sottolineando l’infondatezza dei presupposti emergenziali di ordine e sicurezza.

“Le norme in materia penale e di polizia si caratterizzano per un tratto comune, ossia una forma ulteriore di criminalizzazione del dissenso che non è giustificabile con la necessità di garantire manifestazioni pacifiche. Si tratta dunque di norme in materia di manifestazioni pubbliche che prevedono aumenti di pena o nuove circostanze aggravanti, andando addirittura a irrigidire il testo unico di polizia del 1931 di epoca fascista. L’urgenza e la straordinarietà delle norme non trovano legittimazione alla luce di quanto accaduto nell’ultimo anno. Il paese non è minimamente attraversato da conflitti violenti che legittimano nuove norme repressive nei confronti di chi protesta in piazza”, precisa Antigone.

Sulla limitazione della libertà personale si sofferma Amnesty International, secondo cui “la seconda parte del decreto, che inasprisce le sanzioni per oltraggio a pubblico ufficiale e altri reati commessi nel corso di manifestazioni pubbliche, ha il chiaro scopo di limitare gli spazi di libertà di chi vuole rivendicare i propri diritti e quelli della collettività”.

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