Le Sardine a San Giovanni: “abbiamo vinto 113 piazze a zero in un mese”

Le Sardine a San Giovanni: “abbiamo vinto 113 piazze a zero in un mese”
Fonte immagine: Il Messaggero

«Politica è partecipazione, la piazza di oggi è partecipazione e quindi la piazza di oggi è politica», è così che Mattia Santori chiude il suo discorso alla piazza delle Sardine a San Giovanni, lo scorso sabato.

La piazza di San Giovanni è stata la 113esima raggiunta dalle Sardine nel giro di un mese dalla prima di Bologna. Come tutti i fenomeni sociali in rapida ascesa, quello delle Sardine non raccoglie solo consensi ma anche molto scetticismo e domande. Si definisce un movimento apartitico, ma soprattutto dopo San Giovanni l’unica domanda rivolta al suo ideatore Mattia Santori e se si presenterà o meno alle prossime elezioni.

San Giovani è stato un punto di raccordo: un fiume di persone diverse tra loro per età, esperienze, idee e formazione hanno deciso di incontrarsi in nome di una lotta comune contro il pensiero unico, contro il fascismo e contro la violenza.

Ciò che più spaventa e che fa rimanere titubanti è la generalità concettuale del movimento, la sua fisionomia troppo eterogenea disorienta e non gli consente di acquisire totale credibilità. Siamo abituati a ragionare riferendoci a categorie e le persone presenti nelle piazze delle Sardine non possono essere riconducibili ad una stessa unica categoria.

Le Sardine a San Giovanni sono state una piazza silenziosa, attenta durante gli interventi degli ospiti sul palco, già dalla lettura degli articoli della Costituzione in apertura.

Era ospite della manifestazione anche Pietro Bartolo, medico di Lampedusa e vicepresidente della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo (LIBE). Il suo è stato un discorso che voleva parlare sì alle teste della piazza, ma prima ancora ai cuori che la stavano riempendo.

Che il suo non sia un lavoro, ma una scelta e un’attitudine di vivere lo dimostra il modo in lo ha definito: «chi salva una persona, salva il mondo intero. Oggi invece salvare una persona è diventato un reato». Bartolo, che il mare lo conosce bene ed è il medico che, nel mondo, ha ispezionato il maggior numero di cadaveri, sa che il mare non smetterà di mietere vittime perché «il mare è crudele, ma lo è ancora di più il mare dell’indifferenza». E a proposito di questo odio e di questa indifferenza, afferma «siamo più di loro, forse disorganizzati ma ci stiamo organizzando. Vinceremo».

Dopo di lui sono intervenute Giorgia Linardi, giurista e attivista della Sea Watch, e Luce Visco, presidente Arcigay. La prima per portare racconti e storie di vita a bordo delle Ong, la seconda in difesa dei diritti della comunità LGBT, non solo per chiedere uguali diritti, ma prima ancora il degno riconoscimento di essere umani.

A chiudere la serie di interventi è stato ovviamente Mattia Santori, ispiratore del movimento e vero collante per la folla di persone che attendeva di ascoltarlo. Ha iniziato sottolineando la partecipazione gratuita alle piazze e scagliandosi contro quella che ha definito la «bestia del populismo».

Ha introdotto il suo discorso raccontando la vena ispiratrice che è stata in grado di raccogliere così tante piazze in così poco tempo: «la piazza di Bologna ha scelto di stringersi e di mandare un segnale ben preciso: “qui non si passa”», ovviamente a non poter passare era proprio il populismo di Matteo Salvini, definito “il pensiero facile” e “lo slogan populista”.

Per rispondere a quanti lo incalzano facendo domande sulla natura del movimento ha risposto: «non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Finalmente abbiamo deciso di svelare la verità: le Sardine non sono mai veramente esiste. In quelle piazze non c’erano altro che persone, persone ancora capaci di distinguere la politica dal marketing, di riconoscere quando un consenso è costruito su solide basi o su trucchetti di comunicazione ed è lì che siamo diventate persone scomode perché chi ragiona non ha bocca, chi prende posizione sposta consensi e soprattutto crea una nuova narrazione: il primo passo verso una nuova realtà. Sentirsi parte di una comunità e in quel momento abbiamo vinto: abbiamo vinto 113 piazze a zero in un mese».

Sottolineando ancora che lo scopo del movimento non è quello di sostituirsi a qualche altra formazione politica, arriva il tanto atteso momento delle proposte, che non sono iniziative ma richieste rivolte ai partiti politici. Dalla richiesta di presenziare nelle varie sedi istituzionali, anziché “fare campagna elettorale permanente”, a quella di rendere noti i costi e i modi dell’utilizzo dei social network da parte dei politici. Dal chiedere al mondo dell’informazione di attenersi alla verità dei fatti alla richiesta della cancellazione di ogni forma di violenza sia dai contenuti che dai toni della politica fino ad equiparare la violenza verbale a quella fisica ed infine di ripensare il decreto sicurezza.

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