La democrazia è ancora il migliore sistema possibile?

La democrazia è ancora il migliore sistema possibile?

La democrazia, così com’è costituita nei maggiori paesi occidentali, è ancora il miglior sistema politico possibile? Siamo sicuri che viviamo nella migliore delle strutture politiche e sociali? Mi sono posto tre quesiti che potrebbero risultare nevralgici per il mantenimento di questo sistema politico, in particolare nel periodo che stiamo vivendo, apparentemente caratterizzato da una grande crisi dei sistemi democratici occidentali.

Slogan che rimangono tali

Nel nostro attuale sistema politico è già da qualche anno che i vari “leader” sputano slogan dalla mattina alla sera, anche grazie alla possibilità di sfruttare i social network. Grandi esclamazioni che però, nella maggior parte delle volte, rimangono tali, abbindolando chi qualche mese prima aveva deciso di dargli fiducia all’interno delle cabine elettorali. Il primo esempio che riaffiora alla mente guardando un po’ più indietro negli anni è costituito dal famosissimo conflitto di interessi. Durante i governi Berlusconi la sinistra per anni si è riempita la bocca promettendo una legge che, non solo per il cavaliere ovviamente, sarebbe stata non solo giusta, ma sacrosanta. I casi di conflitto di interesse nel nostro Paese sono stati innumerevoli infatti: Renato Soru, Emma Marcegaglia e molti altri. Con il tempo, poi, la forza politica e l’influenza di Silvio Berlusconi sono appassite. Ormai è solamente un signore non più giovane che racconta qualche volgare barzelletta in ricordo dei tempi che furono, inconsapevole, almeno apparentemente, di non contare quasi più nulla a livello politico in questo Paese. Nel frattempo, però, ha governato per 20 e la sinistra, che si gonfiava il petto con una legge sul conflitto di interessi, l’ha lasciato comodamente fare, anche se un provvedimento del genere avrebbe fatto in primis i loro interessi elettorali, oltre ad essere una cosa che si dovrebbe dare per scontata in uno Stato “normale”.

Per rimanere maggiormente sull’attualità possiamo prendere in considerazione i due Matteo. Renzi ha tradito la sua parole più e più volte, dal ritiro mai avvenuto nonostante la sconfitta al celebre referendum del 4 dicembre, a ciò che aveva promesso riguardo alla Rai «La Rai non è il posto dove i singoli partiti vanno e mettono i loro personaggi, ma è un pezzo dell’identità culturale ed educativa del Paese» (febbraio 2014 – anche se poi ha nominato Antonio Campo Dall’Orto, suo amico personale, come direttore generale), fino al taglio delle tasse, cavallo di battaglia di qualsiasi governo. Promesso nel maggio 2016 come «Il taglio delle tasse più sostanziale della storia», è stato poi smentito dall’ISTAT il quale addirittura evidenziava un aumento della pressione fiscale rispetto agli anni precedenti. Pure su Salvini ci si potrebbe sbizzarrire: obbligo vaccinale (ancora intatto), obbligo del grembiule su cui mai si è legiferato, riforma fiscale con taglio delle tasse (nel 2007 aveva minacciato una vera e propria rivolta se gli imprenditori del nord avessero dovuto pagare ancora “tutte quelle tasse”), contratto degli agenti di polizia non rinnovato, e molto altro ancora.

Ovviamente non poteva mancare il Movimento 5 Stelle, i cui dietrofont sono stati protagonisti già di molti nostri articoli, per cui ci arroghiamo il diritto di non elencarli nuovamente.

Le inutili strumentalizzazioni

Il caso, recentissimo, che meglio rappresenta le inutili strumentalizzazioni che vengono continuamente fatte nel panorama politico italiano, è senza dubbio quello della discussione generata intorno alla cosiddetta commissione Segre. La commissione contro il razzismo e l’antisemitismo, approvato il 31 dicembre in aula, è un organo collegiale composto da 25 senatori il cui compito principale sarà quello di esaminare preventivamente e proporre disegni di legge in quest’ottica, inoltre servirà ovviamente ad aumentare la sensibilizzazione a temi come razzismo e discriminazioni varie. Il nome deriva dalla firmataria della mozione, Liliana Segre, Senatrice a vita e sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau e quindi all’Olocausto, che però non ha risparmiato la vita di suo padre. L’idea di questa commissione “speciale” è arrivata anche dal numero di insulti che la Senatrice riceve ogni giorno online, 200 per la precisione, e che le hanno anche causato l’affidamento di una scorta per la sua sicurezza personale, su cui ovviamente non sono mancate le solite polemiche idiote, come se non bastasse il fatto che una donna, sopravvissuta ad un campo di sterminio, sia costretta a dover girare con la scorta nel 2019, in Italia. Ovviamente a tale commissione Salvini si è da subito espresso in modo contrario, poiché non è il caso di far giudicare cosa è e cosa non è razzismo ai membri dei partiti: «Tuttavia non vorremmo che qualcuno a sinistra spacciasse per razzismo quello che per noi è convinzione e diritto ovvero il prima gli italiani».  In realtà lo stesso Salvini ha espresso simili “preoccupazioni”, commentando la scorta per la Segre, affermando che «Anche io ricevo minacce, ogni giorno». Ciò dimostra come in realtà dovrebbe essere più che d’accordo con la Commissione contro l’odio, mentre sappiamo perfettamente che tali affermazioni servono solamente a ricevere ulteriori consensi da un elettorato ubicato politicamente fin troppo a destra.

L’elettorato instabile

Slogan, promesse, urla in campagna elettorale insomma e nient’altro. Nel contempo l’elettorato si sposta in modo sempre più veloce e soprattutto imprevedibile. Non intendiamo ovviamente fare paragoni con la politica del passato, dove Democrazia Cristiana e Partito Comunista facevano il bello ed il cattivo tempo dell’elettorato e spesso sembrava addirittura che alla base ci fosse più una fidelizzazione di tipo calcistico che un confronto politico tra le parti. In realtà ad oggi la situazione non sembra mutata di molto, anche se a differenza di prima gli elettori e le elettrici sembrano molto più duttili, come hanno anche dimostrato i recenti successi. Forse è troppo presto per fare un tale ragionamento e sappiamo perfettamente che i sondaggi non sono la rappresentazione fedele e perfetta della realtà, tuttavia costituiscono una buona base per osservare come si muove chi va a votare.

L’incertezza politica e sociale caratterizza l’elettorato italiano da qualche anno ed emblematico è stato il 40% che Renzi aveva ottenuto alle elezioni europee del 2013, perso poi nel giro di soli 3 anni, con la disfatta del referendum costituzionale dopo la quale la figura del giovane “rivoluzionario” di Firenze si è oscurata sempre di più, fino ad arrivare alla nascita di Italia Viva, il suo partitino personale di cui non si sentiva un granché il bisogno, come dimostrano pure i sondaggi. Rispetto ad un mese fa, stando alla rilevazione effettuata da IPSOS, la Lega ha perso ben 2,4 punti percentuali, nonostante fino a qualche settimana fa sembrava inattaccabile. Anche il leader Salvini ha perso l’8% come gradimento del popolo andando contro ogni previsione dopo le elezioni europee, mentre Giorgia Meloni pare stia in un grande momento, arrivando addirittura al 40%, mentre il suo partito supera per la prima volta il 10%. M5S e PD rimangono pressoché stabili, con variazioni intorno all’1% (i grillini confermano il calo arrivando solamente al 16,6%).

In conclusione, anche se di fine non possiamo parlare, i problemi strutturali sono numerosi e molti altri vengono poi aperti da quelli appena citati. Ad esempio qual è il ruolo dell’elettorato? Può semplicemente credere a ciò che gli viene detto dai politici, oppure deve ricoprire un ruolo attivo all’interno del proprio Paese, almeno per quanto riguarda la propria informazione personale? È allora giusto parlare, eventualmente, di democrazia diretta, saremmo veramente pronti? Bisognerebbe poi prendere in considerazione il livello a cui le democrazie occidentali sono arrivate: nella maggior parte dei casi, almeno per quella italiana, una continua rincorsa al voto in più, che nella maggior parte dei casi rimane solamente una promessa, lasciando pensare che la volontà di migliorare il proprio Paese sia poca. Anche le strumentalizzazioni andrebbero fermate, ma in questo caso solo la coscienza personale può veramente fare qualcosa: fino a che punto si può far finta che un determinato problema stia diventando veramente una minaccia, solamente per non deludere il proprio elettorato? Da un punto di vista più concreto, infine, come si può pensare di fare progetti a lungo termine, necessari per attraversare una così delicata fase storica, se ogni tre anni circa cambia il governo del nostro Paese? In futuro le legislature e con esse il consenso elettorale verso i partiti di governo durerà ancora meno? Se sì, come si potrebbe risolvere il problema?

Non è mia intenzione rispondere a queste domande, in primo luogo per mancanza di conoscenze e competenze. Come avete potuto vedere tutti gli interrogativi rimangono aperti, eppure varrebbe veramente la pena che chi di dovere si fermasse a riflettere su questi interrogativi al posto di continuare a sparare inutili slogan per rincorrere qualche voto in più, nella speranza che il proprio partito guadagni qualche punto percentuale per le elezioni successive.

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