In Italia è praticamente impossibile combattere l’inquinamento con i treni

In Italia è praticamente impossibile combattere l’inquinamento con i treni

Tra le varie soluzioni per combattere l’inquinamento una delle soluzioni più citate è quella che suggerisce di utilizzare i treni rispetto agli altri mezzi di trasporto. Le rotaie emettono infatti una quantità decisamente inferiori di CO2 rispetto agli altri mezzi di trasporto. Precisamente solo 44g per chilometro, molti meno rispetto ai 118 dell’automobile, 158 dei camion ed i 140 degli aerei. Tuttavia nel nostro Paese spesso usufruire del trasporto sui binari risulta a dir poco un’impresa e chi fa il pendolare lo sa bene, purtroppo, tra treni in ritardo, soppressioni e disagi vari.

Treni in ritardo: confronto con l’Europa e divario nord sud

Nella nostra nazione il numero di pendolari è tutt’altro che indifferente. Sono infatti ben 5,5 milioni i cittadini che ogni giorno utilizzano il treno per recarsi al posto di lavoro, preferendo dunque abitare in una città diversa, probabilmente perché meno affollata e meno inquinata. È bene di conseguenza, in ottica inquinamento, focalizzare la propria attenzione su chi utilizza i mezzi per spostarsi quotidianamente, incidendo chiaramente più o meno, in base al mezzo, sull’ambiente.

Dal confronto con l’Europa emerge che nel nostro Paese il trasporto ferroviario è decisamente il più economico rispetto ad altri (Francia, Germania, Inghilterra), tuttavia il servizio non è alla pari. Sono infatti diffusi in tutto lo stivale i ritardi ed i disservizi, con un divario che peraltro divide l’Italia in due, con il nord che presenta un numero crescente di investimenti nel corso del tempo, mentre il sud rimane un fanalino di cosa, mal collegato e con disservizi sempre più diffusi, a tal punto da far quasi parlare di una questione meridionale legata esclusivamente alla mobilità.

Anche al settentrione, comunque, la situazione non è poi così rosea. Le cause dei problemi sono anche dovute alla cattiva gestione dei soldi, per lo più definibile come la solita mangiatoia per la classe politica al vertice: «Prendiamo la vicenda di Giuseppe Biesuz, uno che aveva raggiunto la poltrona più alta della società, grazie all’appoggio diretto dell’amico Marcello Dell’Utri, nonostante non avesse uno straccio di laurea e che quindi il capo di Trenord non lo potesse fare… Lauree fasulle a parte, agli atti della società esiste un report redatto dai controllori interni di Fnm (ma solo dopo l’arresto del non dottor Biesuz nel 2012), secondo il quale l’ex dg avrebbe affidato consulenze da centinaia di migliaia di euro ad amici e big della galassia ciellina senza avere i titoli per farlo. Un’elargizione durata anni, nota a tutti, ma che nessuno aveva mai avuto il coraggio di denunciare».

Nel meridione comunque non se la passano certo meglio. I servizi ferroviari del sud vengono persino definiti da terzo mondo da chi è costretto a viverli quotidianamente. L’incidente sulla linea Andria-Corato nel 2016, che costò la vita a 23 persone, è ancora nella memoria di tutti. Infrastrutture vecchie e gestione totalmente errata dei mezzi hanno di fatto causato uno dei peggiori incidenti ferroviari nella memoria di questo Paese. Spostandoci di poco il quadro non cambia. In Calabria, ad esempio, tra il 2002 ed il 2017 c’è stato un calo degli investimenti del 26%, a cui è però corrisposto un aumento delle tariffe del 20%.

Linee famose per i treni in ritardo e lo spreco dei soldi pubblici

La nostra è una situazione talmente critica che ci sono alcune linee ormai diventate praticamente emblematiche per la negatività che sono in grado di rappresentare. La linea Roma-Ostia Lido ad esempio effettua il 7% in meno delle corse programmate, ma ancora più esplicativo è il caso della fermata Torrino Mezzocammino, la cui costruzione è sparita nel nulla così come i 2 milioni di euro che erano stati stanziati. In Campania la circumvesuviana non è famosa solamente perché porta al meraviglioso parco di Pompei: nel giro di 10 anni le corse sono state dimezzate e solamente nel 2016 sono stati registrati più di 20.000 ritardi oltre i 15 minuti. Stesse dinamiche per la linea Verona-Rovigo, dove sono aumentati i ritardi e con essi anche le tariffe, mentre la quantità dei treni ovviamente è diminuita.

Ritardi, soppressioni, inadeguatezza e disservizi fanno del trasporto ferroviario italiano un caso a parte. Inchieste giudiziarie in corso e soldi che spariscono nel nulla quando non sono investiti male, perché peraltro vengono spesi di più dove ci sono più corse, mentre al sud sono investiti ancora meno nelle regioni che comunque non offrono un servizio almeno sufficiente. Questo è il trasporto ferroviario italiano e questi sono i motivi per cui è praticamente impossibile combattere l’inquinamento con il trasporto su rotaie.

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