Sono 600 i bambini nati malformati nella zona dell’Ilva di Taranto

Sono 600 i bambini nati malformati nella zona dell’Ilva di Taranto
©TPI

Il lungo e drammatico racconto dell’Ilva si arricchisce di un altro triste capitolo. Questa volta i protagonisti sono i bambini che vanno incontro ad una sorte segnata dalla sofferenza e dal dolore, spesso fatali.

Inquinamento Ilva: i dati sulle nascite

I numeri che emergono infatti dall’ultimo rapporto dello studio Sentieri dipingono un quadro tutt’altro che positivo. Nell’arco di tempo che va dal 2002 al 2015 nella zona di Taranto sono nati ben 600 bambini malformati. Il dato che risulta ancora più sconvolgente riguarda però le patologie tumorali in età pediatrica: 40 tumori nel primo anno di vita. Inoltre nel rapporto si legge anche che sono risultate superiori anche le malformazioni al sistema nervoso ed agli arti presenti fin dalla nascita. Non solo la giovane età, poiché quello dei problemi di salute legati alla presenza dell’industria è un fenomeno che si è radicalizzato a tutta la popolazione. Sia uomini che donne infatti presentano un tasso di malattie causate dalla presenza inquinante dell’industria ben oltre le aspettative. Nello specifico le patologie più frequenti sono il tumore del polmone, mesotelioma della pleura e malattie dell’apparato respiratorio.

Per quanto spaventosi comunque questi numeri non dovrebbero sorprendere in modo così significativo. Non perché abituati a tali nefandezze chiaramente, ma perché i dati erano già ben conosciuti almeno dal 2016. In quell’anno infatti una ricerca simile era stata condotta sui territori vicini allo stabilimento Ilva e la situazione emersa presentava un’immagine molto simile a quanto leggiamo ancora una volta oggi. Le sostanze inquinanti emesse dallo stabilimento sono state la causa di patologie che portano direttamente alla morte. Già tre anni fa, infine, il numero di patologie oncologiche nell’età dell’infanzia era sorprendente: un +30% rispetto alla media nazionale. Anche allora gli organi più colpiti erano i polmoni per gli uomini, il seno per le donne ed i reni per entrambi i sessi.

Inquinamento Ilva: non una novità

Come per quanto già spiegato i problemi dell’Ilva con l’ambiente non sono affatto una novità. L’impianto di Genova, nella zona di Cornigliano, vede nel 2002 la chiusura delle proprie cokerie. Queste sono degli impianti che consentono l’ottenimento del coke tramite la raffinazione del petrolio e del litantrace. Le emissioni di polveri sottili nell’aria registrate nella zona limitrofa causarono, nel periodo compreso tra il 1998 ed il 2001, una mortalità decisamente superiore alle altre zone di Genova come emerso dallo studio epidemiologico allora svolto. Nel corso del tempo in questa zona sono stati chiusi tutti gli anni altiforni fino al 2005.

A Taranto, nel quartiere Tamburi, ovvero quello dove risiede lo stabilimento Ilva la situazione è abbastanza drastica come già descritto in precedenza. Non a caso nel 2012 Emilio Riva, Nicola Riva, Luigi Capogrosso e Angelo Cavallo sono indagati tra gli altri reati anche per avvelenamento di sostanze alimentari e getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico. Ad essere più toccati dall’inquinamento sono gli ettari di terreno limitrofi ormai irrimediabilmente intaccati dalle polveri emesse dallo stabilimento. Tra l’altro i dati riguardo alle emissioni non sono del tutto chiarificatori, per due motivi sostanzialmente. Da una parte le emissioni non sono tutte controllate, per cui una parte è esonerata dalla registrazione, dall’altra le norme degli anni passati erano meno restrittive riguardo ai temi di inquinamento e salvaguardia della salute, lasciando più spazio a chi volesse agire incautamente.

Un ruolo decisivo nella salvaguardia di questa zona spetta chiaramente allo Stato. Le mosse più importanti da fare fin da subito riguardano la bonifica degli ambienti circostanti. Un’opera parzialmente già avviata: nel 2016 era stata effettuata la messa a norma di cinque scuole presenti nella zona Tamburi per una spesa complessiva di ben nove milioni di euro. Tuttavia sono risultati soldi sprecati, poiché comunque ogni volta si presentasse un po’ di vento era impossibile aprire le finestre anche per poco tempo. Non a caso il sindaco di Taranto ha emesso prima alcune ordinanze volte alla chiusura delle scuole in determinate giornate ventose, poi si sono stabiliti e regolati gli orari in base a tale necessità. Una situazione che, come se non bastasse, sconvolge ulteriormente la vita dei ragazzi di Taranto. A febbraio 2019, invece, è stata prevista l’adozione di un sistema meccanico per la ventilazione degli edifici scolastici, al fine di consentire un ricambio corretto dell’aria e permettere il filtraggio delle particelle dannose per la salute di bambini ed insegnanti, con la speranza di riportare un po’ di normalità in una zona che pare vivere al di fuori del nostro paese.

Un elemento abbastanza critico e che solleva qualche ambiguità riguarda il comportamento della ministra della salute Giulia grillo relativamente alla pubblicazione del già citato studio Sentieri sulle condizioni di salute della zona. Secondo Peacelink, il portale che da anni segue la vicenda, lo studio era pronto per la pubblicazione che si era pensata inizialmente, ovvero il 21 maggio, ma la ministra ha chiesto che venisse pubblicato il 4 luglio, poiché il 26 maggio si sarebbero tenute le elezioni.

Come dimostra comunque l’intervento sugli edifici scolastici le azioni da seguire sono ancora molte, così come lunghissima è la strada per il risanamento dell’intera area. Tuttavia rimane, usando un eufemismo, il rammarico per la sorte a cui la popolazione è costretta ad andare incontro. Le condizioni in cui si trovano sono a dir poco drammatiche, ma la cosa peggiore è il fatto che i tumori, le patologie legate ai reni, ai polmoni e tutte le altre avvengono per colpa di altre persone che hanno guadagnato letteralmente sulla pelle degli ultimi che, come al solito, non hanno avuto altra possibilità e non ce l’hanno tuttora.

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