L’Italia ha un problema serio con l’evasione fiscale

L’Italia ha un problema serio con l’evasione fiscale

Uno dei problemi che sentiamo costantemente da anni quando si parla del nostro paese è l’evasione fiscale. Pagare le tasse non piace a nessuno, ma a quanto pare a noi italiani ancora di meno. Perché? Ma soprattutto: non esiste realmente un modo per risolvere la malattia più antica dell’Italia?

I numeri del fenomeno

Partiamo dai numeri: a quanto ammonta l’evasione fiscale nel nostro paese? Tantissimo: lo studio condotto da Tax Research LLP conta 190 miliardi di euro, praticamente il doppio di quanto il nostro paese spende per la sanità pubblica. In Europa siamo primi, ovviamente, seguiti da Germania (125), Francia (118) e Regno Unito (87). La cosa più interessante è però osservare le cifre di soldi evasi in riferimento a quello che lo stato guadagna: per ogni euro incassato si perdono almeno 23 centesimi, con un rapporto del 23% circa, peggio di noi solamente Romania, Grecia e Lituania.

Evasione fiscale: cause ed effetti

I problemi che derivano da tale mancanza di controllo sui soldi che spetterebbero alle casse pubbliche non sono solamente di natura economica. Si pensi ad esempio quando per una visita “semplice” in una clinica pubblica si devono aspettare anche due mesi. La causa dei problemi può anche essere l’organizzazione, ovviamente, ma se si assumessero dei medici o si ampliassero le strutture si potrebbe facilmente combattere il problema. Anche senza l’esempio della sanità, che comunque rimane a mio avviso uno dei migliori modi per comprendere l’impatto indiretto delle tasse non versate, può porsi il “solo” senso di ingiustizia tra chi è costretto a pagarle e chi invece può tranquillamente fare il furbetto riuscendo pure a farla franca.

Ovviamente analizzare il problema, date soprattutto le dimensioni, non è affatto facile. Innanzitutto si deve partire dalle cause, perché per quanto banale una persona che sceglie di non pagare le tasse non lo fa senza motivo. A tal proposito giunge in nostro favore una ricerca della Banca d’Italia del 2007 attraverso la quale tale domanda è stata posta direttamente ai cittadini. Le motivazioni che sono emerse maggiormente sono tre: il senso di ingiustizia nei confronti di chi già evade e lo fa con maggiore facilità, la scarsità dei controlli e delle conseguenti sanzioni se si viene scoperti, un altro senso di ingiustizia nei confronti dello stato accusato di far pagare troppe tasse. Relativamente ai primi due c’è poco da dire, è uno dei meccanismi psicologici o sociali più antichi del mondo: se lo fai lui perché io no? Ci siamo passati tutti quanti nell’infanzia. Relativamente alla terza motivazione emersa la questione risulta un po’ più complessa da analizzare. Sostanzialmente non è il numero delle tasse in sé a determinare malcontento in chi le ritiene troppo alte. Non siamo più nell’antichità da un bel pezzo, ragione per cui le tasse non vengono pagate per far arricchire il re come in Robin Hood, ma per ottenere dei servizi che dovrebbero essere offerti proprio da chi i soldi che versiamo li raccoglie. Il problema è infatti che nel nostro paese non sempre questo ritorno economico avviene correttamente. La pressione fiscale nello stivale ammonta al 42%, mentre nei paesi scandinavi all’incirca al 50% di media, eppure nei loro casi la popolazione non si ritiene tassata eccessivamente dai propri governi.

Tra gli effetti abbiamo già citato il problema della sanità, ma lo stesso discorso vale per ogni altro settore pubblico, istruzione, trasporti e molto altro ancora. Parallelamente però, come abbiamo imparato nel corso del tempo e non solo per quanto riguarda l’evasione fiscale nazionale, spendere di meno non basta e quindi bisogna in qualche modo recuperarli quei soldi, almeno in parte. Non potendo (o volendo) intervenire in maniera netta e decisiva su chi per lo Stato è fiscalmente un fantasma, si interviene sui soliti noti, ovvero chi quelle tasse le ha sempre pagate: lavoratori dipendenti, pensionati.

Evasione fiscale: cosa è stato fatto finora cosa e si deve ancora fare

Quali sono i possibili rimedi a questo punto? Le ipotesi in ballo sono diverse e le discussioni tra i diversi punti di vista esisteranno finché ci sarà l’evasione, per cui temo che ne potremo parlare ancora per molto tempo. C’è chi ha proposto di aumentare le pene e fare dei controlli a tappeto, “casa per casa”. Queste ipotesi giustizialiste –passatemi il termine- si sono però scontrate con l’opposizione di chi propone un’altra via: individuare prima le reali cause del problema per intervenire alla base e troncare il fenomeno prima che nasca. È ovvio che sono due modi di intendere il problema totalmente diversi, soprattutto per quanto riguarda la prospettiva degli interventi: se il primo risulta più semplicistico e a breve termine, il secondo richiede sicuramente una serie di leggi, norme ed interventi vari che sono strutturali e richiedono molte risorse, ma allo stesso tempo pure un lungo periodo di tempo (anni ed anni). C’è anche chi, nel pratico, ha salutato con grande speranza l’avvento della fatturazione elettronica come strumento ancora più radicato per comprendere le anomalie e permettere di intervenire ancora più rapidamente. Chiaramente è troppo presto per poter trarre delle conclusioni in questo senso.

Quale che sia la via da seguire i risultati raggiunti fin qui sono ancora lontani dal risolvere il problema. Nonostante nel 2017 sia stato recuperato più del 5% in più rispetto all’anno precedente, il recuperato si attesta ancora sui 20 miliardi, un quinto solamente di quanto sfugge alle grinfie nazionali. Un esempio positivo degli ultimi anni è quello dell’inserimento del canone Rai in bolletta, costringendo così tutti a pagarlo, ma rimane comunque un escamotage, una misura temporanea che non basta ovviamente da sola a contrastare il fenomeno. Il timore maggiore è però che tale problema rimanga come al solito soltanto un cavallo di battaglia da campagna elettorale anche in futuro, continuando a stare sempre e solo nei comizi elettorali e nei post dei social network, lasciando ancora una volta che i furbetti la facciano franca.

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